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Libri per oltre 30 anni, l’editore salentino Muci premiato in Albania

Libri per oltre 30 anni, l’editore salentino Muci premiato in Albania

L’editore Vito Muci premiato in Albania

Per oltre trent'anni il mare si è lasciato attraversare. E questo attraversamento ha liberato storie da una sponda all'altra dell'Adriatico

17 Luglio 2022

Per oltre trent'anni, il mare si è lasciato attraversare. E questo attraversamento ha liberato storie da una sponda all'altra dell'Adriatico. Nei giorni limpidi e otrantini nei quali su questa sponda le montagne d'Albania sembrano vicine, la prima parola in volo dal Paese delle Aquile è: Besa. Una parola mitica, dai molti significati gemmati dentro un antico senso dell'onore. Nella sua accezione positiva, nel Kanun albanese sta a indicare la parola data, l'impegno preso e la sacralità di un ospite, persino di un nemico. Ne 1989, per la prima volta nella sua vita, l'editore Livio Muci fu l'ospite sacro in Albania, dal Salento di allora alla terra misteriosa - che era facile intercettare attraverso le frequenze radiofoniche sintonizzate proprio sui cortocircuiti della propaganda di regime, mentre dall'altra parte gli albanesi seguivano i programmi della Rai - il viaggio fu fatale. L'Albania stava per scrivere la sua Storia, grazie a quelle «Cose portate dal mare» (prezioso saggio di Ardian Vehbiu, BesaMuci 2020, giusto per citare uno dei 200 titoli preziosi editi dalla casa editrice) che erano finestre fuori dalla morsa del regime di Enver Hoxha, ma da vero pioniere Livio Muci intuì subito la ricchezza straordinaria di un giacimento culturale salvaguardato sin dall'antichità.

Nessuna delle due sponde poteva permettersi di perdere quel tesoro, e fu questa la parola data. Da certi viaggi, del resto, l'anima «Va e non torna». Ma soprattutto questa capacità di visione geopolitica, che ha riconosciuto in anticipo la centralità di un'area non solo balcanica bensì transadriatica, fondamentale per lo sviluppo culturale italo-albanese, ha restituito a tutti noi una chiave di lettura storica destinata a resistere nel tempo. Perché non ha salvato soltanto i classici della letteratura albanese, non solo Kadare, ma un vero e proprio corpus (basti pensare a scrittori del calibro di Fatos Kongoli, Ron Kubati o Elvira Dones, che erano completamente sconosciuti) in grado di continuare a restituire identità alle generazioni future. Livio Muci non ama i riflettori, è un professionista di rara grandezza, schivo e assorto nel suo instancabile fare. E proprio per questo ha ancora più valore il titolo di «Mjeshter i Madh» che l'editore ha ricevuto a Tirana dal Presidente Ilir Meta, un'onorificenza per gli importanti meriti culturali. «Ringrazio tutti gli albanesi d'Albania e quelli che vivono in Italia, da sempre impegnati nel dialogo tra le culture» ha sottolineato Muci. Starà già lavorando a nuovi libri, attraversando il mare. Una lunga storia d'amore italo-albanese.

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