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Gli spazi e le distanze, in questi casi, li attribuiamo noi. E non è poco. Gli altri giorni alimentarono il suo distacco da Paolo.
Il giovedì piovve di continuo, e Rua provò un sottile piacere nel sapere che una delle giornate sottrattele era stata persa anche da chi aveva potuto vivere quel viaggio. Si stupì a pensarlo, si sentì un po’ disonesta, ma in realtà era il rancore nei confronti di Paolo a guidarla.

Il giorno successivo Miriam le disse che Marta e Lili avevano litigato furiosamente, apparentemente senza ragione (anche se loro potevano intuirlo), e che quella discussione così distante dal clima di una vacanza tra amici aveva condizionato l’intera giornata. Poi avevano scoperto che tutto era nato da un atteggiamento un po’ particolare e molto confidenziale di Lili la sera precedente in discoteca nei confronti di Jelena, una ragazza croata. In fondo per lei anche questa volta probabilmente era tutto un gioco, era questa Lili. Si chiedevano perché continuassero a nascondere la loro storia, quasi se ne vergognassero. Forse perché pensavano che, nonostante tutto, avrebbero suscitato una curiosità che assolutamente non desideravano. O forse perché Marta non voleva rinunciare al suo ruolo di principessa della III D e Lili a quello di ragazza effervescente e disinvolta del gruppo, cui piaceva soltanto divertirsi. Si piacevano così. Le piaceva sapere che loro le pensassero così. Il resto non contava.
Sabato Rua aveva sperato di sentirsi dire che anche Paolo e Darana avevano litigato, una lite furibonda, con offese tremende. Quasi una resa dei conti. Quanto meno un finale melodrammatico ci voleva, si era detta.

E invece no. Niente.

Avevano trascorso la giornata che precedeva il ritorno a cercare di assorbire quanto più possibile di quelle strade, di quelle spiagge, di quei rumori, di quei sapori. Di quella gente, che tutto questo animava. Il loro entusiasmo giovanile li portava a pensare che sarebbero tornati presto, magari già l’anno dopo. Che quelle piccole scatole di ricordi sarebbero state il dono di una stagione. Eppure sentivano l’esigenza di impacchettarli nelle loro memorie, di custodirli – comunque – gelosamente.
La mattina del loro ritorno Rua era incerta se andare ad accoglierli in porto. Non ne aveva proprio voglia, ma gliel’aveva promesso. Cosa avrebbero pensato? Soprattutto Alba, Lili e Miriam, cui era più legata. Lo fece.

Arrivò per tempo.

C’era già un traghetto fermo, proveniente dall’Albania. L’Albania. Ebbe un moto di stizza. “Va beh, dai, che stupida che sono. Sai quante ragazze albanesi carine ci sono?”, si disse per interrompere il loop di pensieri che si stava facendo beffa di lei. E poi che c’entrava Darida? Era Paolo il “traditore”.

Il suo rimuginare fu interrotto dai clacson delle macchine che si sarebbero dovute imbarcare alla ripartenza del “loro” traghetto. Sembrava si fossero materializzate tutte all’improvviso. Quasi contemporaneamente lo vide entrare nel porto. Si scoprì a canticchiare la canzone antica di Battiato sul vento caldo di un’estate che va e che si porta via con sé i sogni. Quel vento caldo che le stava portando via il suo amore immaginato.
Finché giunse il momento dell’incontro.

Arrivarono in ordine sparso. Si baciarono amichevolmente (il gesso rendeva difficile il classico abbraccio). Uno degli ultimi fu proprio Paolo che, avvicinandosi a lei, fece per baciarla quasi sulle labbra, tentando contemporaneamente un improbabile abbraccio. Rua, d’istinto, si schivò, scostandosi di lato, accogliendolo con un semplice «Ciao, bentornato!». Colse nel suo sguardo un punto interrogativo, ma poi Paolo si calò nel suo solito personaggio e le rispose con uno scontato «Grazie, tutto bene il gesso?». Nient’altro.

Il suo, si disse alla fine dell’estate, era stato un non-amore. O almeno così l’archiviò. Ma poi, le definizioni a che servono in questi casi? Forse solo a cercare un filo che riannodi attimi e sensazioni sparsi e spesso confusi. Anche se in fondo lo sai che questo filo non c’è.

Curiosa l’estate di Rua.

Quell’estate fu comunque la «sua» estate, diversa da come l’aveva immaginata ma più importante di quanto avesse potuto pensare solo qualche mese prima. E insieme al gesso gettò via tante incertezze e tante illusioni, sentendosi al tempo stesso più leggera e meno vulnerabile.

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