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Anche gli orsacchiotti hanno una vita

Mattia e il mistero di una stanzetta

Anche gli orsacchiotti hanno una vita

Ho conosciuto Mattia in un pomeriggio pigro e sonnacchioso. Come ogni giorno osservavo la vita che si svolgeva lungo le strade della mia città. Si era sul finire della primavera e l’irruente estate, stanca di aspettare il suo turno, premeva alle porte.

L’orologio della stazione segnava le 16,30, ora in cui le saracinesche dei negozi venivano rumorosamente tirate su. Come pesanti palpebre cercavano di nascondere ancora per qualche minuto nell’oscurità i propri segreti, ma la luce inondava improvvisamente ogni angolo ridando forma e colore ai diversi oggetti che, dietro la vetrina, cercavano di sedurre i passanti.

Ero come al solito poggiato su di una panca e intorno, mille giocattoli. Con ansia attendevo il giorno in cui il campanello del negozio avrebbe suonato e il sogno di diventare l’inseparabile compagno di giochi di un bambino sarebbe diventato realtà. Lui avrebbe regalato a me, piccolo orsacchiotto di peluche, un’anima e tanto amore.

Ad un tratto mi accorsi che un giovane signore mi fissava al di là della vetrina ed indicandomi, parlottava con la donna che gli era accanto. Il mio cuore ebbe un sobbalzo, incrociai le dita e chiusi gli occhi. Sentii delle mani che mi stringevano e mi ritrovai in una scatola buia, mi sembrava di soffocare ed ero sballottato senza pietà. Per fortuna quelle sensazioni orribili terminarono dopo poco. Fui catapultato su di un tavolo tra tartine, aranciate, focaccine e leccornie varie.
Nella confusione pensai di essere sceso nel regno della felicità: il chiacchiericcio e le risate riempivano l’aria. Non appena quei rumorosi marmocchi mi videro, fu per me un terremoto, passai di mano in mano e ciascuno sembrava volesse farmi secco. Chi mi pizzicava, chi mi premeva la pancia sperando che parlassi, chi quasi mi staccava un occhio per vedere che cosa c’era dietro. Stavo rimpiangendo già la quieta monotonia delle precedenti giornate quando il mio corpo trovò pace tra le braccia di Mattia che, dopo avermi stampato un bacio sulla fronte, sussurrò: «Mio».

Dopo un po’ si spensero le luci e apparve la regina della festa: una torta coperta da una montagna di panna da cui facevano capolino cinque candeline rosse. Mattia si avvicinò, gonfiò le guance e mentre stava per soffiare, la mamma - che scoprii essere la donna che mi guardava dalla vetrina- disse: «Prima devi esprimere un desiderio!». Ci fu un attimo di silenzio, le candeline si spensero, applausi ed auguri avvolsero il festeggiato.

Accolsi anch’io l’invito ad esprimere un desiderio e pensai che avrei voluto essere per Mattia un compagno di viaggio per poterlo seguire attraverso quell’avventura speciale che si chiama «vita».

Ero curiosissimo di sapere quale fosse il suo sogno segreto. Aveva tantissimi giocattoli, tanti amici, una bella casa, due genitori affettuosi, cosa poteva volere ancora? Era sicuramente il bambino più fortunato della Terra. Comunque non avrei mai saputo quello che gli frullava per la testa.

Mentre ero immerso in questi pensieri, il telefono trillò in un’altra stanza e i genitori di Mattia si allontanarono per un attimo raccomandando a quelle piccole pesti di stare calme perché sarebbero subito tornati e avrebbero distribuito a ciascuno la propria fetta di dolce. Quell’attimo bastò: la «cosa» ricoperta di morbida panna era una tentazione troppo forte. Un dito la sfiorò timidamente, qualcuno staccò una ciliegina e in un momento si scatenò il putiferio. Il lavoro paziente del pasticciere venne spazzato via dalle manine che sguazzavano in quel mare bianco.

E’ proprio vero che quando il gatto non c’è i topi ballano, infatti non appena sulla porta si riaffacciarono la mamma e il papà, tutti ai loro posti. Volevano sembrare angioletti, ma i loro visi impiastricciati erano gli inequivocabili segni di un’avvenuta battaglia...sul tavolo le macerie della torta.

Anche su di me era volato un ciuffo di panna, così mi sentii ufficialmente battezzato uno di loro. La festa era agli sgoccioli e uno dopo l’altro gli amici di Mattia andavano via stanchi e felici per la serata di baldoria.
Anche lui era sfinito, doveva far fatica a tenere gli occhi aperti. Ciondolando mi afferrò per un braccio ed andammo insieme nella sua stanzetta. Al centro c’era un bel letto morbido.

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