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C’era davvero un brulicare allegro e festoso di persone, a Tolè, il giorno in cui sono morta. Peccato che vengano su solo per un giorno e poi vadano via. In inverno rimaniamo in poche centinaia, in gran parte anziani e stranieri. E meno male che ci sono queste famiglie venute da lontano, senza di loro sarebbe un paese morto.

Almeno l’estate, però, come sarebbe bello riportare in vita quelle villeggiature degli anni passati in cui a migliaia tra giovani, anziani e famiglie popolavano le strade del paese per godersi il piacere del fresco, di una bella passeggiata rinfrancante, del silenzio del bosco! Chissà, forse in futuro si riscoprirà il gusto di una vacanza che sia davvero uno “svuotamento” dalle tante piccole faccende di cui riempiamo la nostra quotidianità. Com’è successo a un signore, un insegnante credo, venuto addirittura dalla Puglia e che ha contribuito a svelare una triste storia in cui sono stata mia malgrado coinvolta. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo di persona. Ma che importa, in fondo? Tutti quelli che verranno ad ammirare le opere d’arte con cui abbiamo arricchito i nostri borghi mi renderanno felice. Sarà un po’ come averli conosciuti e invitati a gustare qualche zuccherino montanaro, con un buon bicchiere di pignoletto fresco.

Il maresciallo Antonio Luccarelli amava i sonnellini all’ombra di un ulivo, l’odore di pioggia sul lungomare, il vento di scirocco tra i capelli e le friselle con i pomodorini freschi e l’origano raccolto in pineta. Si era ritrovato però, un po’ per forza un po’ per autentica scoperta, ad apprezzare le lunghe passeggiate nei boschi, i tortellini in brodo e i borghi medievali dell’Appennino sopravvissuti al tempo, al passaggio oltraggioso dell’uomo e alle sue barbarie. Certo in montagna il susseguirsi delle stagioni aveva un passo più pesante. Se l’estate si viveva in un turbinio di feste, concerti, mostre, incontri culturali e spettacoli, l’inverno ricopriva tutto con una coltre di freddo, ghiaccio e nebbia. Professionalmente l’estate era più faticosa, tutti quei turisti volevano dire maggior impegno per garantire l’ordine pubblico. Eppure la preferiva di gran lungo a quelle opache mattinate bianche, sommersi da una coperta di mezzo metro di neve, chiusi come talpe tra casa e caserma a bere tisane e guardare tivù. Tu non sai apprezzare abbastanza il dono del silenzio, la pace che queste vie solitarie sanno regalarti, gli aveva detto un giorno un collega anziano. Il vecchio carabiniere per nessuna ragione al mondo avrebbe lasciato la sua casa in fondo al castagneto, vicino al ruscello. Certo aveva le sue ragioni, e se Luccarelli non rimpiangeva troppo gli anni caotici delle sue prime esperienze a Milano, certo non aveva dubbi quando doveva scegliere tra estate e inverno, tra euforia e morte civile. Aveva usato proprio quell’espressione, sconsolato, chiacchierando con la sua amica d'infanzia Gloria, per definire quei lunghi mesi di letargo, sciarpa di lana e connessione internet GPRS a 256k a singhiozzo. Quella fredda e piovosa estate del 2014, poi, si stava rivelando una propaggine indesiderata dell’inverno, con quei cieli cupi e quel freddo pungente che lo avevano costretto a indossare felpe e maglioni persino a ferragosto.

Doveva decidere come comportarsi con Simona. In un primo momento aveva immaginato che Leo si sarebbe presentato a Tolè con tanto di famiglia al seguito: Lisa, affascinante nel suo abito azzurro o blu che ne fasciava un corpo ancora in forma nonostante le due gravidanze, il figlio maggiore attaccato allo smartphone per seguire le ultime vicende del calciomercato, la piccolina libera di scorrazzare sotto qualche corriera o giù per un dirupo. Due le prospettive che si delineavano: Simona si sarebbe spaventata, avrebbe colto quell’invasione come un tentativo di correre in avanti e sarebbe scappata via. Nessuno si presenta ad un primo appuntamento accompagnato dall’allegra famigliola del mulino dei biscotti. La seconda alternativa era pure peggiore: Simona avrebbe potuto fraintendere quel messaggio, avvertire intenso quel profumo di fiori d’arancio che verso i quaranta si fa via via più evanescente e cominciare a parlargli di arredamento del salotto e prezzo degli immobili, prima che lui se ne potesse rendere conto. In un caso o nell’altro, meglio sarebbe stato evitare ogni complicazione. Ogni dubbio era scomparso quando Leo, biascicando qualcosa a proposito di traditori o degenerati, lo richiamò per dirgli che sua moglie e i suoi figli non sarebbero venuti a Tolè perché volevano trascorrere il fine settimana a Bologna.

«Davvero, sono mortificato. Si sono coalizzati contro di me, ecco cosa hanno fatto. Ho parlato per settimane di aria pura, contatto con la natura, ambiente, e il risultato è che vogliono starsene in città approfittando del fatto che non è poi così caldo. Guarderanno una di quelle mostre con quattro pannelli multimediali e due effetti di luce da sceneggiato televisivo. Due percento di arte e per il restante novantotto marketing.»

«Vabbè’ quindi non venite più?» non sapeva se essere più incavolato, deluso o sollevato per quel modo tipico del suo amico di cambiare e scombinare piani a piacimento. Non aveva ancora telefonato a Simona. Non tutto era perduto, dunque. Avrebbero chiacchierato nella piazzetta davanti alla chiesa, lui le avrebbe comprato per gioco qualche capo di bigiotteria facendo attenzione a non spendere troppo ma neanche troppo poco, avrebbero mangiato insieme in uno dei ristoranti del paese, un buon vino rosso della casa avrebbe agevolato la chiacchierata, lui le avrebbe detto che sembrava una ragazzina, avrebbe ammiccato alla possibilità il giorno dopo di andare insieme nella vicina piscina...
«Vabbè’ quindi non venite più?» riprese nuovamente.

«Loro non vengono più. Che se ne stiano pure nello smog cittadino. Veniamo forse da Taranto per respirarci i tubi di scarico di Bologna? Sarà pure una straordinaria città a misura d’uomo, sarà pure all'avanguardia per la cultura e la gastronomia, ma avremmo comunque avuto il modo per visitarla durante i giorni successivi. Invece no, pretendono di starci tutto il week-end, non trovano nemmeno uno scampolo di tempo per venire lassù da te. Comunque, compare, io non ti tradisco. Verrò a Tolè anche se per un giorno solo. Arrivo domenica mattina e lunedì nel tardo pomeriggio riparto. Almeno avremo un po’ di tempo per stare insieme. Ho prenotato una camera doppia, sarai mio ospite, non dire niente, è il minimo che potessi fare.»
Eccola lì, Simona, scivolargli via di mano, girarsi di spalle, salutarlo, andarsene in piscina con un collega di lavoro, peggio con un tedesco, peggio con un un appuntato della Guardia di Finanza con le sopracciglia a volo d’uccello, il petto depilato e il copri-volante sportivo nella Mini Cooper con il serbatoio a GPL.

Avrebbe chiamato Simona. Le avrebbe detto che non poteva essere più a Tolè per un impegno di lavoro. Ma no, figurarsi, con la sua fortuna si sarebbero incontrati senz’altro. Le avrebbe detto di essere in servizio in borghese. Figurarsi, il capitano non tollerava chi cercasse di entrare gratis in discoteca sfruttando il tesserino, figurarsi se gli avrebbe fatta passare liscia una balla del genere. Le avrebbe detto la verità: aveva tanta, tanta voglia di trascorrere il week-end con lei, mangiare frittura e birra alla spina, comprare prodotti locali e farsi infinocchiare dai banchetti degli artigiani, ma soprattutto finire la giornata in una confortevole camera da letto con lei, dando libero sfogo tra le lenzuola alle fantasie comprensibili di un trentanovenne single. Ma un amico aveva deciso di venirlo a trovare proprio durante quel week-end, era un caro amico che stava attraversando un momento familiare difficile a cui non aveva potuto dire di no. Avrebbe detto così. Tralasciando magari quel dettaglio sulle lenzuola e soffermandosi sulle difficoltà dell’amico ormai a un passo dal divorzio, a forte rischio alcolismo dopo aver scoperto il tradimento della moglie. Con il suo datore di lavoro, per giunta, che l’aveva licenziato, visto che gli avevano rubato l’auto e non riusciva ad arrivare in ufficio in orario. Che diavolo, Leo, te la sei proprio cercata.

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