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La Route Du Soleil (la rotta del sole) è la regata velica francese che annovera navigatori provenienti da tutto il mondo ed è considerata tra le più audaci per le ragioni imposte dal regolamento.
La rotta tracciata prevede la circumnavigazione completa dell’Antartide con partenza e traguardo a Le Havre. Una località scelta non ha caso essendo, dopo Marsiglia, il porto più grande di Francia che venne celebrato nelle cromie suggestive dell’opera «Impression, soleil levant» di Monet e collegato simbolicamente, dal fiume Senna, con la capitale dove avvengono le cerimonie e le rassegne stampa per la Route Du Soleil. I regatisti affrontano la competizione in solitaria senza assistenza da altre imbarcazioni, fatta eccezione per le circostanze d’estremo pericolo, pena l’eliminazione in caso d’attracco in un porto. È stata istituita nel 1989 e in virtù della complessità organizzativa necessaria per una competizione di tale livello l’evento si svolge ogni quattro anni.
Nel mese di novembre del 2016, dall’estuario del fiume Senna era stato dato il via all’ottava edizione e le imbarcazioni, percorrendo la «rotta dei clipper», stavano attraversando l’Oceano Atlantico. Uomini e donne avevano sfidato, stoicamente, le più difficili avversità compreso l’anticiclone di Sant’Elena per giungere al Capo di Buona Speranza, in condizioni meteo marine proibitive, con venti che superavano i cinquanta nodi e con onde alte anche dieci metri.
Navigando attraverso l’Oceano Indiano veleggiavano verso l’Australia per doppiare Capo di Leeuwin dominato dal faro isolato sulla scogliera. L’Oceano Pacifico rappresentava un ulteriore rischio, non solo per via delle balene che a quelle latitudini sono gigantesche sovrane incontrastate di quel regno, ma anche perché percorrendo i mari antartici nel periodo dell’estate australe, sarebbe stato molto probabile imbattersi negli iceberg.
Raggiunto Capo Horn, costeggiando l’America del Sud e risalendo l’Oceano Atlantico i regatisti avrebbero portato a termine l’impresa tagliando il traguardo nello stretto de La Manica
Dalla partenza della regata transoceanica, dal porto di Le Havre, erano trascorsi due interminabili mesi. Gli skipper che dovevano prendere parte alla competizione erano stati selezionati in base alle competenze nautiche e alle condizioni fisiche, dovendo affrontare un’impresa tra le più ardue. La regata si sarebbe svolta durante l’estate australe per rendere sicura la rotta delle quindici imbarcazioni durante il passaggio al largo dell’Antartide. Jean Pierre Cousteau, noto per aver conquistato trofei compiendo traversate transoceaniche e stabilendo tempi di percorrenza da record, aveva festeggiato il Natale come il Capodanno, consolato dai messaggi ricevuti tramite e-mail e scartando i doni dei suoi familiari nella solitudine della sua imbarcazione.
Aveva la fisionomia del marinaio vissuto, un fisico alto, robusto e agile, con la barba brizzolata e una capigliatura crespa, ed una carnagione olivastra. Incontrandolo era impossibile scordare il suo eau de parfum con fragranza di patchouli con note di sandalo e zafferano, un abbinamento di sentori soavi e audaci coerenti, insomma, alla sua personalità. Malgrado la sua tempra, era fortemente provato ma doveva resistere ancora un mese per portare a termine la competizione.
La sua imponente imbarcazione classe Open 60 era un puntino nella vastità dell’Oceano Pacifico, la prua beccheggiava violentemente sulle onde creando un’oscillazione che avrebbe procurato a chiunque nausea. Jean era avvezzo a queste condizioni e sapeva quali precauzioni adottare. Ritto nel pozzetto, con le mani piantate sulla ruota del timone e imbacuccato nella tuta impermeabile, con gli occhi aguzzi teneva lo sguardo fisso sull’orizzonte.
Il vento gelido proveniente da nord-est era in aumento e le onde si infrangevano sullo scafo. Ascoltò le comunicazioni provenienti dal quartier generale di Le Havre sulla situazione complessiva della regata.
A un tratto imprecò furiosamente.
«Perdiana! Ma certa gente è dannatamente imprudente?».
A non molte miglia di distanza dalla sua posizione era accaduto l’irreparabile.
Uno skipper aveva spinto l’imbarcazione troppo a sud avvicinandosi all’Antartide. Probabilmente l’imbarcazione era andata in collisione con un iceberg.
Meditò per un po’ sul da farsi, un forte senso di irrequietezza lo pervase.
Stava per compiere la scelta più combattuta e sofferta.
«Al diavolo!». Sbottò e d’istinto virò a dritta.
Il boma, facendo perno sull’albero, si spostò con violenza e le vele di schianto presero il vento dall’altro lato, tanto che Jean temette si potessero lacerare da un momento all’altro. Agguantò la manovella del winch e ruotandola con vigore avvolse la scotta del genoa mettendola in tensione, poi la fissò nello strozzatoio.
Passò non poco tempo che Jean venne contattato, via radio, dal centro di controllo del suo team.
«Qui centro di controllo, ci ricevi Jean?».
«Vi ricevo forte e chiaro».
«Dal segnale del tuo GPS risulta che hai effettuato un cambio di rotta puntando a Sud. Si può sapere cosa ti passa per la testa?».
«Ho deciso di soccorrere lo skipper in difficoltà. E non contradditemi perché sono già abbastanza tormentato».
«Ma santi numi!» sbottò iroso l’operatore. «Sei al primo posto nella classifica generale e hai guadagnato giorni di vantaggio. Prosegui per la giusta rotta perché la guardia costiera è già in allerta!».
Jean, inamovibile sulla sua decisione replicò.
«La posizione dell’imbarcazione alla deriva è approssimativa, e c’è un fronte temporalesco in avvicinamento. Bisogna agire con tempestività».
Dopo un attimo d’esitazione dal suo team giunsero parole di resa.
«D’accordo fai come ritieni più opportuno e aggiornaci».
«Lo farò. Chiudo». Concluse seccamente, ormai padrone del suo destino incerto e consapevole che dal suo intervento poteva dipendere la sorte del malaugurato regatista.
Dal tascone estrasse una fiaschetta, la stappò e per rincuorarsi bevve un sorso di Calvados.
«Forse anziché avventurarmi in queste avventure estreme sarebbe stato più rassicurante lavorare in un’azienda di distillazione» pensò per un istante, poi trasalì quando un’onda più alta delle altre si infranse sulla coperta. Li dove era impresso il suo motto che in quel frangente risultava essere quanto mai in armonia alla sua decisione, infatti sentenziava: Motus Animat Ratio ovvero “la ragione anima il movimento”.
Era concentrato sul suo obiettivo pensando che certamente fosse un dovere morale metter da parte la propria ambizione di vittoria per correre in aiuto di un proprio competitore.
In ballo c’era la sopravvivenza. Soltanto intervenendo senza indugio, facendo appello al buon senso e confidando sull’esperienza, il salvataggio avrebbe potuto avere un lieto epilogo. In cuor suo lo sapeva bene che era la decisione giusta ed era determinato più che mai ad affrontare l’impresa inaspettata. Scrutò il display dell’anemometro e intuì che stava per entrare nella zona interessata dalla depressione. Scrutò il vasto scenario intorno a se in quello spazio sconfinato.
Sollevò il naso per aria fiutando come un lupo di mare il pericolo imminente. A dritta, sospinte da raffiche di vento, conformazioni di nembostrati plumbei, vasti, minacciosi ma fortunatamente distanti, lo indussero a pensare: «Le classiche nubi da tempesta. Sperò di raggiungere la meta prima che si scateni un putiferio».
Ironicamente concluse: «Non è escluso che mi conferiscano la Legione d’Onore se dovessi riuscire nell’impresa. A ogni modo se la sorte mi assisterà potrei rimontare nella classifica de La Route Du Soleil».

[Testo adattato per La Gazzetta del Mezzogiorno e tratto dal romanzo di Mariano Argentieri «La Route Du Soleil» pubblicato da Les Flâneurs edizioni Bari 2018]

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