Venerdì 07 Maggio 2021 | 01:08

Il Biancorosso

Biancorossi
Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariCorruzione
«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

 
NewsweekLa curiosità
Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

 
FoggiaCovid
Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

 
PotenzaCovid
Basilicata, ultimi giorni in arancione

Basilicata, ultimi giorni in arancione.
Ma otto comuni restano rossi

 
LecceL'iniziativa
Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

 
PotenzaL'iniziativa
Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

 
TarantoLa città invivibile
Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo50enne denunciato dalla Polizia di Stato

Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo
50enne denunciato dalla Polizia di Stato

 
BrindisiNel Brindisino
Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

 

NOVELLE CONTRO LA PAURA

«Noi qua, reclusi senza speranza»

«Tutti i miei compagni di stanza sembrano indecisi sul da farsi ammorbiditi dal valium»

«Noi qua, reclusi senza speranza»

Scrivere in questo reparto non è impresa da poco. In certi momenti t’innervosisce il troppo silenzio; in altri ti distrae un sospiro, uno stridere di denti, l’annuncio all’altoparlante o il ratto che schizza rasente i muri. Ma la verità è che adesso ho fame e sono particolarmente annoiato. Oggi è peraltro domenica e non sono previste attività e dunque di medici non se ne vede in giro nessuno. Manca inoltre parecchio al momento in cui ci sarà servito il pasto, e non ho che due alternative: restarmene col naso sotto le lenzuola o alzarmi e restituirmi al tedioso andirivieni del corridoio. Tutti i miei compagni di stanza sembrano parimenti indecisi sul da farsi, anche se in realtà sono solo ammorbiditi dal valium. Io mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma spesso mi scopro a sperare che il loro quadro clinico degeneri di modo che il cappellano possa somministrare a tutti il viatico per l’altro mondo. Anche stamani, Dio mi perdoni, ho allungato con uno schizzetto di topicida il caffelatte dei miei due vicini di letto.

Ciò è naturalmente vietato dal regolamento, e avrei dunque il dovere di auto denunciarmi al caposala. Ma questo comporterebbe la segregazione nella Stanza Rossa, ed io, entro un mese al massimo, e comunque prima della sessione estiva di riabilitazione morale, devo pur consegnare al dottor Gronchio il lavoro che mi ha affidato. Non si tratta, giuro, di una scusa. Tutti sanno che ho più volte rivolto le mie rimostranze al dottor Gronchio affinché mi dispensasse dall’incarico.

Mi sono persino recato presso gli uffici della direzione per restituire, in segno di protesta, il budino al cioccolato a cui abbiamo diritto nei giorni di festa. Non c’è stato però nulla da fare. Con la morte nel cuore mi è toccato abbozzare, e a pensarci bene, ciò è davvero intollerabile. Io sono un uomo buono, amo gran parte dell’umanità senza riserve e nutro un affetto discreto persino nei confronti di quei bastardi degli infermieri. So bene, nondimeno, che ciò che mi accingo a scrivere potrebbe procurarmi rogne da parte della sant’Inquisizione. Ma tant’è. Infine, ho deciso di obbedire al dottor Gronchio e dunque all’autorità costituita, senza vergognarmene e in tutta umiltà, così come mi hanno insegnato da piccolo i buoni rabbini del mio paese natale. Non so però da dove iniziare. Il dottor Gronchio mi ha consigliato, invero, una tecnica narrativa quanto più asettica e impersonale; un po’ alla maniera di Giulio Cesare quando descrive le sue esperienze militari in Gallia narrando di sé in terza persona. Mi ha altresì suggerito di non affaticarmi troppo nel riportare a tutti i costi la cruda verità dei fatti. Sarebbe importante, ha anzi concluso, che io riuscissi a ricostruire le trame del mio vissuto, anche e soprattutto ricorrendo alle risorse della fantasia.

Io però sono un uomo di scienza e non un romanziere, e dovrebbe saperlo, il caro dottor Gronchio, che la propensione all’astrazione matematica, mi preserva da ogni sia pur minima capacità di immaginazione. In ogni caso me ne frego del fatto che si possa trarre dal mio scritto spunti utili per la nuova terapia. Io sono pressoché inguaribile, poiché nessuno, questo è certo, capirà mai nulla di me. Non ci è riuscito, figuriamoci, uno strizzacervelli della statura di Sigmund Freud, alle cui cordiali cartoline di saluti, dovrei pur decidermi a rispondere un giorno di questi. So che si trova a Londra, e che ha delle rogne per via del cancro che gli divora la mascella. Però che palle! Son sicuro che anche lui avrà male interpretato il mio silenzio, ma d’altronde, a me pare di essere frainteso, sin da quando fluttuavo nelle acque materne. Non è questione di vittimismo, come affermano quei cani di sorveglianti. La verità è che non appena apro gli occhi, esprimo il desiderio che questa clinica della malora scivoli rovinosamente dalla scogliera. Mi si potrà accusare di esagerazione, ma qui tutto è vetusto e odora di sepolcro. Non a caso, sul portale dell’ingresso campeggia la scritta «Presto dimenticherai tutto», sottintendendo, certamente, che altresì presto tutti si dimenticheranno di te.

In poche parole: siamo irrimediabilmente esclusi dal mondo esterno. Abbiamo, questo è vero, un paio di balze di giardino per le passeggiate. Ma per scorgere il mare che s’infrange di sotto, dobbiamo issarci sulle punte dei piedi e tenerci ben aggrappati all’inferriata. E poi, vogliamo mettere il clima? Quassù spira quasi sempre un vento della malora che copre tutti i rumori, eccetto lo stormire degli albatros o la sirena del vaporetto che attracca nel porticciolo una volta al mese per i turni di riposo del personale. La vita mondana, naturalmente, non è davvero gran cosa, e non a caso dopo un semestre di permanenza, oltre la metà dei ricoverati si crede la reincarnazione del conte di Montecristo. Per fortuna ho il mio da fare: durante la passeggiata pomeridiana percorro ogni cantuccio che mi è consentito dal regolamento, ossia dall’ultimo corridoio all’angolo più riposto della terrazza. Non è «interesse architettonico» come ha scritto una volta uno psichiatra. Si tratta invece di un grafico spazio-tempo che traccio con i miei passi, e mediante il quale studio il moto delle particelle. Termino puntualmente le mie analisi astraendomi, alla maniera dei dervisci musulmani, ossia puntandomi su un piede, e ruotando all’infinito in sintonia con l’universo. I più ridono guardandomi dalle finestre delle camerate. I poveretti gridano agli infermieri di accorrere a vedere lo spettacolo dell’ing. Albert Heinstein completamente rincoglionito.

Non sospettano minimamente che sto simulando i meccanismi celesti nel loro incessante movimento. Ieri l’altro, mentre riflettevo sulla relazione che intercorre tra la mia posizione e il quadrato della distanza dal sole, mi è venuto in mente Mileva. Io amavo teneramente mia moglie, e non centra davvero nulla il moto browniniano, l’effetto fotoelettrico, l’equivalenza massa-energia e tutto l’aiuto che lei mi ha dato per formulare la teoria della relatività ristretta. I rimorsi, dicono, dormono nel tempo felice e si risvegliano nella sventura. Ma è stato però questione di attimi, poiché ha iniziato a piovere e sono dovuto ritornare di corsa in camera.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie