Sabato 06 Giugno 2020 | 23:27

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La fisicità, la prossimità, il corpo. Per noi che siamo adulti il corpo ha sempre, certo, la sua rilevanza

francesca palumbo

francesca palumbo

La fisicità, la prossimità, il corpo. Per noi che siamo adulti il corpo ha sempre, certo, la sua rilevanza. Ma mai quanto per i nostri adolescenti! Il corpo esige contatto. Lo pretende. Si fa febbricitante e cerca le parole, chiede di muoversi e di comunicare. Il corpo innamorato chiede anche i baci e le carezze, l’esplorazione, la ricerca. «Stiamo insieme da un mese, è troppo doloroso non potersi vedere. Ho paura perfino che lei mi lasci. Ci vediamo in video chiamata, ma è diverso», mi ha raccontato uno dei miei studenti durante una lezione online. Cos’è cambiato per voi? Come state? Cosa vi manca? avevo chiesto. I miei studenti, durante una delle prime lezioni su MEET avevano gli occhi lucidi e anch’io mi sono commossa e ritrovata, in un attimo che resterà eterno nei miei ricordi, a toccare a qualcuno la mano attraverso lo schermo.

Le dita appiccicate sul desktop, una specie di E.T. Telefono, casa. Mondi lontani che provano ad avvicinarsi. Il corpo. Testimone di come tutto può scivolare via in fretta, di come ogni alfabeto può essere frainteso, se non amato, non preso in cura, non coccolato. Certo, i giovani ravvisano meno di noi adulti l’idea della malattia e del «congedo», e vivono invece il proprio corpo come fossero invincibili ma adesso gli invincibili sono bloccati dentro le pareti.

Nessun volo, nessun incontro. Immobili le mani, le gambe, la gioia, intrappolate in un silenzio che implode a se stesso, in una stagione in cui invece dovrebbero solo fiorire. Dentro di me fortemente so che presto finirà il gelo e ai miei ragazzi auguro FUOCO, INCENDIO di passione e MERAVIGLIA. Attenersi al rinvio genererà falò ancora più potenti sotto le notti di stelle.

Riascolteremo i loro canti, le emozioni e le loro esperienze incandescenti, torneranno i palpiti, torneranno i baci. Per ora tocca solo costruire la durata, a questo servirà il lockdown del tatto e della pelle. Ma anche questo sperimentare lo smarrimento e il ritrovarsi, diventeranno un’eredità profonda. Nel frattempo ho immaginato che ritagliare uno spazio per far scrivere ai ragazzi le proprie sensazioni potesse essere un’utile occasione per ascoltare le loro voci e ringrazio la Gazzetta per aver accolto l’iniziativa. Ho proposto delle domande di partenza ad alcune mie studentesse del primo e terzo liceo linguistico del Romanazzi di Bari e questi sono alcuni dei loro scritti.

PAOLA LANAVE: Eccomi seduta davanti al PC con il pigiama e i capelli raccolti in una coda. La mia camera è un disastro ma non ho molta voglia di riordinarla. Alzo lo sguardo e vedo solo calcestruzzo che mi impedisce di ammirare il cielo, esco sul balcone e l’unico verde che trovo è quello della pianta sul pavimento, un verde sbiadito, riesco a sentire le sue richieste d’aiuto ma decido di ignorarle. Fino a qualche settimana fa correvo con i miei amici nel parco, con la musica ad alto volume e l’arancione del tramonto che ci avvolgeva. Noi ignari di tutto ridevamo, urlavamo, perfino litigavamo per qualunque sciocchezza non immaginando neanche lontanamente che il tempo ci avrebbe separati di li a poco; e pensare che ci bastava un litigio per porre fine a un’amicizia. E ora ? Ora mi fa rabbia pensare che non riusciamo ad apprezzare le cose prima di perderle. Ci siamo lamentati di non voler stare a scuola, abbiamo cercato di trovare ogni pretesto pur di non andarci. E ora invece vorrei alzarmi presto, nel disappunto di mia madre perché sono di nuovo in ritardo, con il mio zaino pesante e lo stomaco vuoto perché non sono riuscita a fare colazione. Vorrei riabbracciare i miei compagni e le mie insegnanti. Ma non posso. Vedo persone che con luci e fischiettii sul balcone esprimono solidarietà, le stesse che i giorni prima si insultavano nel traffico per qualche manovra sbagliata. Tutto è cambiato così velocemente ma alla fine mi ci sto abituando. Forse questa sarà una lezione per tutti noi. Forse finalmente capiremo quanto valga il contatto fisico. Se solo lo avessimo capito prima di essere stati privati di una cosa così bella. Comunque, in questo periodo, la tecnologia, pur con i suoi contro, sta «accorciando» le distanze agevolando il nostro contatto con la scuola. Nel tempo libero posso ascoltare musica, giocare al pc, e telefonare agli amici, cose che fanno passare il tempo velocemente. Riguardo la scuola noto che prima non avevo l’entusiasmo di ora nello sfogliare i libri che mi sembravano infiniti, inoltre scrivo. Per studiare seguiamo le video-lezioni e si tira avanti nonostante le interruzioni dovute ora alla connessione, ora a problemi di audio. I compiti li consegniamo sulle classi virtuali o via mail; inizialmente non ci capivo niente ma i docenti sono riusciti a organizzare il tutto molto bene e noi alunni ci siamo accordati senza troppe polemiche. Penso che quando ci rialzeremo, saremo tutti ancora più forti di prima, e la quotidianità che abbiamo sempre ritenuto scontata diventerà un sogno.

REBECCA TAMMA: Questo periodo per me sta divenendo un momento di riflessione e di pace interiore; sto scoprendo alcuni miei lati che non conoscevo. Ora dipingo, faccio workout, e altre cose per cui prima non avevo mai tempo a causa dei tanti impegni; mi trucco anche! Stare bene con me stessa per me è fondamentale e spesso basta un po’ di make-up per fantasticare ed entrare in un mondo pieno di colori che danno un tocco di felicità; inoltre leggo, studio, e scopro anche un nuovo interesse per i libri. La mia scuola ha attivato una serie di video-lezioni quotidiane, come se fossimo in classe, l’esito è del tutto uguale a quello della scuola in presenza, ma ci adattiamo! Il mondo oggi mi appare come un anziano stanco e affaticato, che con un bastone si regge in piedi a stento. Il mondo si è fermato, sì, ma noi nel nostro piccolo non dobbiamo.

SOFIA DE MURO: In generale mi sento abbastanza bene, sto riposando più del solito. Purtroppo non ho voglia di fare nulla, mi sto impigrendo e annoiando molto. La mattina studio con le lezioni online e il pomeriggio faccio i compiti. Sto cercando di tenere ordinata camera mia e di passare un po’ di tempo in più con i miei genitori. Nel tempo libero principalmente chiamo i miei amici e parliamo, giochiamo, oppure guardo film. Fortunatamente ho i miei famigliari e i miei amici che mi stanno sempre vicino, questi ultimi grazie alla tecnologia. Non mi sto sentendo sola, anche solo parlare dei compiti o delle video lezioni con i propri compagni, è per me una buona boccata d’aria. Solo mi manca uscire, e sono preoccupata per i viaggi che io e la mia famiglia avevamo progettato, che verranno sicuramente annullati. La prima cosa che farò al termine dell’emergenza sarà andare dai miei amici, uscire e prendere aria. Sicuramente andrò anche dai miei nonni, che spero staranno bene al termine di tutto questo.

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