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Trenino turistico delle Murge, fuori dal libro dei sogni: ecco i soldi per farlo rinascere

140 chilometri immersi nella natura da Gioia del Colle a Rocchetta S. Antonio. L'impegno di un parlamentare di Azione. La tratta ferrata smantellata nel 2011 fu inaugurata nel 1891

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L’intera tratta Rocchetta Sant’Antonio-Gioia del Colle, 139,2 km, è stata inserita in un elenco di 13 tratte ferroviarie italiane da valorizzare ai fini turistici, che va a integrare l’elenco originariamente previsto dall’articolo 2 della legge numero 128 del 2017.
L’elenco è a firma della dottoressa Annalisa Cipollone, capo ufficio legislativo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact), che ha scritto alla direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, alla direzione generale Turismo e al capo di Gabinetto dello stesso dicastero (dal quale il nuovo governo Draghi ha scorporato il Turismo pochi giorni fa), indicando appunto le linee ferrate storiche italiane da riattivare a fini turistici.

La Gioia del Colle-Rocchetta Sant’Antonio è una linea a carattere regionale, a binario unico, non è elettrificata. Il suo percorso si snoda in gran parte in Puglia e per alcuni chilometri in territorio lucano. Gestita da Rete Ferroviaria Italiana, è stata dismessa nel 2011 per favorire il trasporto su gomma.

Nel 2016 Trenitalia dichiarò la soppressione definitiva in conseguenza del mancato rinnovo del contratto di servizio da parte della Regione Puglia. L’abbandono o lo scarso utilizzo delle linee ferroviarie è un processo che in realtà inizia negli anni Cinquanta, con lo sviluppo dell’industria delle auto e la realizzazione di nuove reti stradali. È a questo punto che alcune tratte ferroviarie vengono tagliate fuori dai percorsi attivi e altre subiscono pesanti decentramenti di flussi, anticipatori di abbandono.
La Rocchetta-Gioia ha un notevole valore storico. Infatti è una ferrovia tra le più antiche d’Italia.

Fu inaugurata il primo agosto 1891 dal meridionalista, storico e politico lucano Giustino Fortunato, nato a Rionero in Vulture (Potenza), che con tanto impegno e dedizione riuscì a ottenere dal Parlamento l’approvazione del lungimirante e costoso progetto per la sua realizzazione e per consentire all’entroterra murgiano e lucano di uscire dall’isolamento atavico.

Ma, ahimè, dopo la sconsolante dismissione vi è stato un continuo saccheggio che si protrae ormai da un decennio. La ferrovia è esposta al vandalismo e alle razzie dei ladri di rotaie.

Quindi il nuovo provvedimento acquista davvero un particolare significato, considerato poi che alcune settimane fa aveva destato clamore la notizia del furto delle rotaie in diversi tratti dell’antica ferrovia delle Murge. La segnalazione era arrivata dal gruppo Facebook «Sei murgiano-Le città del Parco Alta Murgia»: un ignobile furto perpetrato nelle vicinanze di una delle opere più importanti della tratta, detta dei «Ventuno ponti». In altre parole, l’opera di ingegneria ferroviaria dell’Ottocento annoverata tra i 40 ponti più importanti della Puglia.

Il tragitto della strada ferrata entra nel cuore della fascia pedemurgiana agli inizi degli anni ‘60 del Novecento. Fu inoltre scenario del controspionaggio antisovietico, quando a Spinazzola come in altre nove località murgiane vennero piazzati tre missili Jupiter a testata nucleare puntati contro i russi, poi smantellati dopo la crisi della Baia dei Porci di Cuba.

Soddisfazione da parte del territorio e dell’onorevole santermano Nunzio Angiola (Azione) che a febbraio del 2020 annunciava che la Gioia del Colle-Rocchetta sarebbe tornata a vivere. «Un risultato importante per il nostro territorio e una grande opportunità per lo sviluppo delle città murgiane che premia il mio personale lavoro parlamentare - afferma il deputato Angiola -. Già agli inizi del 2019 avevo fatto formale richiesta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di integrazione dell’elenco della legge 128/2017, con l’inserimento della tratta ferroviaria di Giustino Fortunato. Avevo fatto formale richiesta di uno studio di fattibilità - racconta - per il ripristino della stessa tratta ferroviaria, essenziale per il rilancio turistico e della mobilità delle zone interne. Nei mesi successivi avevo ricevuto da Rfi il tanto agognato studio di fattibilità».

Angiola non ha dubbi: «Si tratta di luoghi ricchi di fascino e di storia che vanno assolutamente tutelati. Potremo realizzare anche una “greenway” puntando alla grande attrazione dei treni storici a zero emissioni e adatti alla fruizione paesaggistica».
A maggio scorso l’esponente di Azione, con una interrogazione a risposta immediata in commissione, chiedeva di riconoscere la valenza storica e di sapere i tempi di realizzazione a fini turistici della tratta. Il sottosegretario Roberto Traversi, sulla base degli elementi forniti da Rfi, comunicava che il ripristino e la riattivazione della circolazione potevano avvenire in circa 24 mesi con un costo di 33,5 milioni di euro.

Ora si dovrà attendere il decreto dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Turismo e dell’Economia, in coerenza con quanto previsto nel Piano strategico di sviluppo del turismo in Italia per il periodo 2017-2022, dopo aver verificato la copertura finanziaria dei relativi oneri per rendere esecutiva la pianificazione del progetto.

«Il ministro Franceschini mi ha assicurato che il decreto è di prossima emanazione - rivela Angiola - e che nel Recovery Plan sono previste importanti risorse per il finanziamento delle ferrovie a uso turistico. Infatti l’emergenza Covid ha fatto capire a tutti l’importanza assoluta che i settori cultura e turismo rivestono rispetto all’economia del Paese anche per le regioni meridionali, per cui turismo e cultura rappresentano dei veri tesori», conclude il deputato santermano.

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