Giovedì 13 Maggio 2021 | 21:54

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Il fatturato dell’agroalimentare rispetto a quello dell’intero settore manifatturiero regionale è pari quasi al doppio della media nazionale

Imprese più piccole della media europea: l’agroalimentare punti sull’aggregazione

La filiera agroalimentare della nostra Regione, come confermano vari studi, tra cui quello dell’Arti, presenta una serie di caratteristiche e problematiche che, se esaminate con cura dagli imprenditori del settore e dalle istituzioni, potrebbero migliorarne la crescita. Il fatturato dell’agroalimentare rispetto a quello dell’intero settore manifatturiero regionale è pari quasi al doppio della media nazionale. Parimenti superiore alla media nazionale è il rapporto tra gli addetti del settore agroalimentare e quelli dell’intero comparto manifatturiero. Rispetto a questa propensione naturale, in Puglia, però, pur potendo vantare la presenza di alcune grandi imprese di rilevanza nazionale ed internazionale, residua una eccessiva polverizzazione dell’offer - ta produttiva delle imprese, che hanno una dimensione economica media di gran lunga inferiore alla media italiana e soprattutto rispetto a quella europea. Alla luce di questo ed anche al fine di generare economie di scala, bisognerebbe, da parte delle istituzioni, incentivare le aggregazioni tra imprese, e da parte degli imprenditori capirne l’importanza e sfruttare meglio gli incentivi che già esistono (ad esempio quelli di cui alla legge di bilancio 2021, L. 178\2020).

Persiste, inoltre, un’eccessiva dipendenza dall’estero per molte produzioni, dovuta alla necessità di importare alcune materie prime; durante l’attua - le pandemia ci siamo tutti resi conto degli effetti dell’improvvi - sa indisponibilità di materie prime e quindi, dell’importanza delle filiere complete che rendono autonoma la produzione. In Puglia vi è uno storico disavanzo commerciale dell’industria alimentare, mentre l’export dei vini è superiore all’import, anche se le esportazioni sono ben al di sotto della media nazionale a causa della non adeguata valorizzazione e visibilità dei vini locali. Su tale dato, però, sicuramente incide il fenomeno dell’acquisto di importanti aziende vinicole ad opera di colossi della produzione enologica italiana che, in tal modo, utilizzano la produttività senza dar luogo ad apparenti esportazioni. Con maggiore idonea pubblicità e con l’im - plementazione del commercio online, il vino pugliese potrebbe sicuramente conquistare posizioni migliori nella classifica italiana ed internazionale e sfruttare meglio le decine di riconoscimenti di vini Docg, Doc e Igt. A fronte della richiesta dei consumatori di prodotti tipici, biologici e nutraceutici, non sempre le imprese riescono a rispondere in modo adeguato. Inoltre, circa l’80% dei prodotti biologici pugliesi viene poi lavorato e commercializzato da industrie non locali, con spostamento del valore aggiunto in altre Regioni o Stati. Sarebbe, quindi, necessario un completamento della filiera sia a monte, con l’implementazione delle attività preliminari (imballaggi, analisi tecniche, etc), sia a valle (lavorazione dei prodotti, trasporto e commercializzazione).

La spesa per l’innovazione tecnologica è inferiore a quella nazionale e con adeguati finanziamenti pubblici mirati potrebbe essere colmato tale divario. Servirebbero maggiori investimenti in ricerca per lo sviluppo tecnologico, sia per esaltare e migliorare le caratteristiche organolettiche, sia per migliorare la sicurezza e la tracciabilità del prodotto. I finanziamenti ci sono, il privato dovrebbe imparare a conoscerli meglio, il pubblico dovrebbe indirizzare il privato nell’ambito di una strategia comune di crescita. Il settore vitivinicolo, orgoglio della nostra regione, deve, quindi, con l’aiuto delle istituzioni e dei consulenti, completare il processo evolutivo per migliorare la propria competitività a livello internazionale. È in quest’ot - tica che si sono promosse iniziative come l’istituzione del «Distretto produttivo agroalimentare di qualità del vino di Puglia» - ad opera di quattro consorzi di tutela, di 55 aziende, dell’Università del Salento e del Crea - avente proprio l’obiet - tivo di «unire gli operatori della filiera del vino pugliese nel nome della qualità e dell’innovazione».

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