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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La riforma della Giustizia

«Depenalizzare i reati meno gravi per decongestionare i Tribunali»

L'intervista a Giovanni Zaccaro, consigliere del Csm di Area democratica

Giovanni Zaccaro consigliere Csm

Bari - Depenalizzare i reati meno gravi in modo da decongestionare le aule di giustizia da migliaia di fascicoli. È questa la ricetta per una definizione più rapida dei processi secondo Giovanni Zaccaro, consigliere del Csm in forza fra le file di Area Democratica. A breve Palazzo dei Marescialli dovrà formulare un nuovo parere sulla riforma della giustizia proposta dal ministro Marta Cartabia: questa volta, però, si tratterà di una valutazione complessiva, non solo riguardo al tema dell'improcedibilità.

Consigliere, da più parti arrivano pesanti critiche in merito ad uno dei punti più importanti della riforma, che prevede l'improcedibilità se il processo d'appello dovesse durare più di due anni, termine che arriva ad un anno davanti alla Cassazione. Secondo Lei quale potrebbe essere una soluzione condivisa per dare un'accelerata ai processi?

«Purtroppo, per come è costruita questa riforma, molti processi rischiano di essere vanificati. I dati ci dicono che almeno metà delle Corti d'Appello d'Italia non sono in grado di terminare un processo in due anni. Con tutto ciò che ne deriva. Si arriverebbe al paradosso che per celebrare le udienze in tempo utile si dovrebbe attingere dai magistrati in servizio nelle sezioni civili, che poi non sarebbero più in grado di portare a termine il loro lavoro creando di fatto uno "stallo" del settore. Dunque sarebbe assurdo che una riforma concepita per la rinascita ed il rilancio del nostro paese creasse un simile disservizio, con tutto ciò che comporta dal punto di vista economico. Io sono consapevole della necessità di accorciare i tempi del processo penale, ma credo che servano interventi riformatori organici, più ampi. E anche più coraggiosi».

Per esempio?

«Il legislatore , piuttosto che fissare un termine superato il quale tutto cessa, deve avere più coraggio e restringere l'area delle fattispecie penalmente rilevanti. Un comportamento socialmente non apprezzato quasi sempre si trasforma in un reato. Gran parte dei processi vengono celebrati per il possesso di droghe leggere. Se, ad esempio, questo tipo di sostanze fosse legalizzato si abbatterebbe il carico dei ruoli penali e si velocizzerebbero i processi, oltre a togliere ossigeno alle mafie che si arricchiscono di quei proventi. Non si possono trattare allo stesso modo fatti bagatellari e stragi. C'è uno spreco di risorse per fatti di poco conto. L'improcedibilità rischia di creare un collasso negli uffici giudiziari, per intervenire sui tempi della giustizia bisogna fare scelte coraggiose, ridurre l'area dei reati e favorire i riti alternativi».

Dunque, due anni per l'appello e uno per la Cassazione sono pochi. C'è un termine più adeguato, secondo Lei?

«Anche se i tempi si allungassero non si risolverebbe il problema. Ribadisco, non è degno di uno Stato civile che i processi durino così a lungo ma le soluzioni devono essere altre. Bisogna tenere conto che anche nel settore civile c'è un'enorme mole di lavoro: questo perchè purtroppo le disparità sociali aumentano e davanti ad una pretesa non soddisfatta la scelta più frequente è quella di rivolgersi al Tribunale. Ormai si fa causa per qualsiasi cosa, il civile è un settore vastissimo e le sopravvenienze sono tante».

Invece quali sono gli aspetti positivi di questa riforma?

«È apprezzabile l'idea di non mettere più il carcere al centro del diritto penale. Le pene non devono essere necessariamente detentive. Giusto trovare forme di esecuzione penale diverse che potrebbero anche assicurare la rieducazione del condannato. E di conseguenza tenere fuori dal circuito carcere coloro che si macchiano di reati meno gravi. Aggiungo che trovo giusta la scelta del Governo di investire sull'assunzione di operatori del settore giustizia: ma purtroppo i nuovi magistrati inizieranno a lavorare fra qualche anno. Magari si potrebbe rinviare la norma sull'improcebilità a quando tutte le nuove risorse saranno a regime».

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