Giovedì 16 Settembre 2021 | 14:11

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Il punto

Garzoni: «La ripresa passa dal Pnrr, attiviamo i tavoli regionali»

Garzoni: «La ripresa passa dal Pnrr, attiviamo i tavoli regionali»

l dibattito pubblico di queste settimane sembra riservare poco interesse al grande piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto come Pnrr. L’attesa per le vacanze per i più fortunati e il valzer dei contagi sembrano aver distratto l’opinione pubblica dall’importante opportunità di rilancio rappresentata dal Pnrr. Eppure, dopo la vittoria agli Europei a Wembley, la più importante vittoria dell’Italia in Europa l’ha conquistata Draghi con l’assenso ricevuto dalla Commissione Europea. L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del Next Generation Europe: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Rrf) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (React-Eu). Una pioggia di miliardi, di cui una parte consistente riservata al rilancio del Mezzogiorno, che ha come obiettivo il finanziamento di investi- menti per la crescita in grado di avere un impatto significativo sul- le principali variabili macroeconomiche e ridurre i divari regionali. Non è un caso che, dopo lo tsunami biologico che ci ha travolti, si parli di «resilienza».

Il termine deriva dal latino resalio. In uno dei suoi significati più diffusi ai tempi dell’Impero Romano, il termine era riferito alla circostanza in cui occorreva «risalire» da una barca che si era capovolta. Chi era più abile, ovvero chi era più resiliente, era dunque in grado di tornare a bordo prima di altri. In questo quadro, il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza ci offre un’ancora di salvezza, fornendo le risorse per poter ripartire e rimetterci in sesto. Lo fa partendo dalle infrastrutture, che rappresentano la competitività di un Paese. Lo fa pensando alle generazioni future, salvaguardando la sostenibilità. Lo fa pensando al capitale umano, che trova nella ricerca e nelle università il motore della crescita delle competenze. Ma lo fa soprattutto avendo in mente una Italia più digitale e competitiva, in tutti i settori produttivi. Le 6 missioni del piano descrivono in modo puntuale gli interventi di rilancio, dove la transizione digitale (con oltre 50 miliardi di investimenti previsti, tra cui lo sviluppo della banda ultra-larga in tutto il Paese e la digitalizzazione della pubblica amministrazione) e la transizione ecologica (con circa 70 miliardi) rappresentano le aree di maggiore valorizzazione. Seguono gli investimenti in infrastrutture per la mobilità sostenibile (31 miliardi), il potenziamento dell’istruzione e della ricerca (circa 34 miliardi), l’inclusione e la coesione (circa 30 miliardi per interventi su politi- che del lavoro e inclusione dei giovani) e potenziamento della salute (20 miliardi, in buona parte destinati ad interventi di innovazione, ricerca e digitalizzazione del sistema sanitario nazionale). Di questo rilevante ammontare di denaro iniettato nell’economia italiana nei prossimi sei anni, è importante evidenziare che «solo» 69 miliardi sono ascrivibili a sovvenzioni a fondo perduto da parte dell’Unione Europea. La gran par- te dei fondi va dunque ad accrescere il debito dell’Italia e, per tale motivo, va monitorata con grande attenzione.

Il debito pubblico non va, tuttavia, stigmatizzato. Può essere una benedizione per i popoli e molte volte è stato uno strumento di sviluppo. Infatti, esso permette di realizzare opere che non potrebbero essere realizzate se non si re- distribuisse il relativo costo, attraverso il debito, sui tempi lunghi di più generazioni. Quello che conta non è il debito, ma l’attivo nel quale è investito il debito e la capacità di far fronte al servizio del debito e al suo rinnova- mento. Il debito pubblico non si rimborsa, si onora e si rinnova! Il problema del debito pubblico italiano è che in molti casi non è stato bene investito in strutture che aumentano la produttività del sistema. È, tuttavia, fondamentale ricordare che non è sufficiente aver ottenuto lo stanziamento dei fondi da parte dell’Unione Europea. In- fatti, laddove le opere avviate non dovessero rispettare il cronoprogramma concordato, l’Unione Europea bloccherebbe l’erogazione delle tranche di fondi restanti, con il rischio di tante opere avviate e mai compiute. Dunque, debito ma- le investito. In tutto questo, stupisce il rumoroso silenzio che si regi- stra tra la classe politica ed in particola - re di quella operante su scala regionale intorno alle iniziative e alle azioni che possono essere avviate per poter realizzare quanto promesso dal Pnrr. A tal proposito, perché non ripristinare quei percorsi partecipativi che con successo sperimentammo in Puglia nella fase di scrittura della Smart Specialization Strategy regionale, durante la quale ci fu grande fermento per quei tavoli di lavoro che si crearono con la partecipazione attiva delle Uni- versità e delle Associazioni di categoria? Perché non attivare su scala regionale tavoli dedicati alle 6 aree di missione del Pnrr? Prestare attenzione alle istanze di chi vive il territorio e ne conosce i bisogni potrebbe essere un esercizio utile a non sprecare le risorse che su scala regionale saranno presto destinate per raggiungere i risultati di crescita e rilancio. Si dimentica, infatti, che nella straordinarietà delle risorse da spendere, quella del Pnrr è, innanzitutto, una scommessa culturale, un’opportunità utile a creare la classe dirigente di domani, oltre che a sanare le ferite di una società che malconcia si avvia verso una calda estate. In tutto questo, il compito fondamentale del sistema universitario regionale è quello di contribuire ad animare un dibattito, ad istruire processi partecipativi di confronto con le istituzioni e con le imprese, ad avviare processi di in- novazione culturale che pongano le basi per una migliore gestione dei fondi per la ripresa e il rilancio. Oggi la sfida più grande è por- tare avanti con determinazione le progettualità del Pnrr, in modo da rispondere compatti e con concretezza alle tante richieste della società civile, delle imprese e delle istituzioni europee.


*Rettore dell’Università LUM e ordinario di Economia Aziendale

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie