Venerdì 24 Settembre 2021 | 05:25

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

l'approfondimento

La finanza pubblica e il ruolo dei Comuni: la giurisprudenza della «Consulta»

La finanza pubblica e il ruolo dei Comuni:  la giurisprudenza della «Consulta»

La finanza pubblica degli enti locali è da anni oggetto di unanime richiesta di riforme strutturali. Gli enti locali nel nostro Paese costituiscono la struttura portante di una organizzazione amministrativa improntata alla sussidiarietà e quindi funzioni, compiti e poteri devono realizzare un principio di prossimità agli interessi ed alle esigenze di carattere pubblicistico che tali enti sono chiamati a difendere e soddisfare. Il tema della sostenibilità finanziaria delle funzioni attribuite agli enti con il riconoscimento di risorse adeguate al loro svolgimento è la condizione imprescindibile per l’attribuzione di responsabilità. L’insufficienza delle risorse, ovvero la loro inadeguatezza, impedisce la realizzazione di un equilibrio corretto, sotto il profilo costituzionale, tra funzioni, risorse ed il generale principio di accountability. Proprio sul principio di responsabilità, la Corte Costituzionale ha maturato una giurisprudenza granitica in materia di finanza pubblica, ritenendo che la Costituzione imponga l’intellegibilità, anche contabile, dell’operato degli amministratori pubblici.

Sulla base di tali principi, il disavanzo generato nelle annualità in corso da parte degli enti locali (ovvero la maggiore spesa riferita ad una determinata annualità) deve essere ripianato in un triennio e comunque in un arco temporale non eccedente la durata residua del mandato del Sindaco, ovvero per gli enti in pre-dissesto nel periodo di ripiano previsto dal piano di riequilibrio pluriennale; ciò per consentire ai cittadini di avere evidenza della maggiore o minore efficienza nella gestione della spesa da parte degli amministratori pubblici e di verificare in modo intellegibile e trasparente l’efficace finalizzazione delle risorse al soddisfacimento dei pubblici interessi. In tale contesto di forte tensione tra i principi esposti e la situazione di difficoltà di migliaia di enti locali in Italia si inserisce la pronuncia della Corte Costituzionale n. 80/2021 sulla disciplina del Fondo Anticipazioni Liquidità (FAL, art. 39-ter, commi 2 e 3, del decreto-legge 30/12 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, nella legge 28/2 2020, n. 8); trattasi di un istituto straordinario introdotto dal legislatore per consentire agli enti locali anticipazioni di liquidità da parte della Cassa Depositi e prestiti per far fronte ai pagamenti dei debiti certi, liquidi, esigibili e scaduti.

La peculiarità (derogatoria) di tale anticipazione è quella di restituire l’anticipazione in un arco di tempo ampio, fino a un massimo di 30 anni. La Corte è intervenuta sulla citata disposizione nella parte in cui consente ai Comuni un utilizzo sviato delle risorse, consistente nella possibilità di attingere alla liquidità straordinaria anche per coprire le spese di restituzione delle stesse anticipazioni (ovvero il rimborso del prestito). Gran parte dei Comuni che hanno attinto a tale strumento straordinario, sul piano operativo e contabile, avrebbero utilizzato il FAL non per armonizzare la contabilità nella prospettiva del sollecito assolvimento dei debiti già iscritti in bilancio, ma per incrementare la capacità di spesa, addirittura utilizzando il FAL per l’ammortamento delle altre anticipazioni di liquidità. Tale condotta, ad avviso della Corte, sarebbe suscettibile di generare un aumento del disavanzo con l’aggravante che lo stesso verrebbe illegittimamente liberato dai vincoli ordinari di ripiano sopra citati (3 o 5 anni) per essere proiettato invece su un orizzonte trentennale. Tale utilizzo del FAL secondo la Corte corre il rischio di trasformare uno strumento di maggiore armonia contabile in un non consentito meccanismo di incremento della capacità di spesa, precludendo un corretto ripiano del disavanzo e violando l’equilibrio del bilancio e il principio della sana gestione finanziaria. La Corte Costituzionale ha infatti affermato che la norma sub iudice effettivamente consentiva agli enti locali di attingere al FAL secondo modalità e con finalità suscettibili di tradire i citati principi costituzionali. La sentenza della Consulta determina ricadute immediate sull’approvazione dei bilanci da parte di numerosi enti locali (magari in fase di rientro da indebitamento prodotto da precedenti amministrazioni) e sulla responsabilità di amministratori che avevano fatto affidamento sulla norma dichiarata incostituzionale. È per queste ragioni che la decisione della Corte pone due questioni decisive: la prima riguarda l’applicazione materiale della sentenza n. 80/2021 da parte delle sezioni regionali della Corti dei Conti che nell’esame dei piani di risanamento dovranno avere attenzione a quelli non attinti dalla sentenza e, per quelli incisi (come per esempio il Comune di Lecce) dovranno con la loro notoria esperienza e preparazione, indirizzare i Comuni, suggerendo anche strumenti adeguati per non incorrere nel dissesto; la seconda, è la avvertita necessità non solo di soluzioni strutturali di riforma nella materia della finanza locale, ma soprattutto di misure urgenti legislative per evitare il dissesto di centinaia di Comuni ed il trasferimento del debito su dipendenti, fornitori, fruitori di servizi sociali e cittadini.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie