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La finanza digitale come opportunità di crescita delle PMI

La finanza digitale come opportunità di crescita delle PMI

La maggiore utilità della rivoluzione digitale è ricaduta proprio sulle piccole imprese, su quelle in cui l’imprenditore fa tutto

06 Aprile 2021

dott. Giuseppe Longo

L'approfondimento giuridico economico della Gazzetta del Mezzogiorno nella Rubrica La Bilancia e il Bilancio

Oggi tutto o quasi tutto è smart. La digitalizzazione di ogni ambito quotidiano ormai è un percorso pervasivo, quasi scontato. Per ogni servizio tradizionale c’è l’equivalente “tramite internet”, per tanti prodotti c’è la “versione connessa”.

Certo, ci sono aziende che fanno della tradizione il loro posizionamento di mercato, spingendo su fattori come l’artigianalità del prodotto, ma anche queste imprese, se di successo, sono obbligate nei loro processi ad utilizzare servizi tecnologici. Il percorso dirompente della digitalizzazione ha decretato il successo di molte imprese, ma ha anche portato all’estinzione di quelle organizzazioni che hanno tentato di resistere al cambiamento.

In questo scenario, la maggiore utilità della rivoluzione digitale è ricaduta proprio sulle piccole imprese, su quelle in cui l’imprenditore fa tutto. Queste organizzazioni, utilizzando la velocità e la comodità dei servizi digitali hanno potuto risparmiare risorse, ottimizzare processi e arrivare a mercati preclusi, proprio per limiti dimensionali. Nel settore dei servizi finanziari la digitalizzazione ha portato innovazioni radicali, fortemente impattanti.

Per molte imprese la relazione con il proprio istituto di credito è ormai fisicamente limitata, basata unicamente su strumenti avanzati di home banking e su flussi derivanti da sistemi di pagamento sempre più smart e flessibili. Accanto a questo modello di fare banca, si sta delineando un nuovo scenario dell’accesso al credito basato su servizi di finanziamento digitali, ormai noti con il termine fintech.

Crowdfunding (raccolta fondi per progetti aziendali tramite piattaforme), Instant lending (credito erogato via internet da piattaforme di operatori finanziari), Peer to peer lending (credito erogato da piattaforme finanziate da risparmiatori privati), Invoice trading (anticipo fatture tramite piattaforme digitali), sono solo alcuni degli strumenti che le imprese possono usare per finanziare le loro attività. Possono sembrare per le piccole imprese innovazioni lontane, ma si pensava lo stesso anche per il commercio elettronico o per la firma digitale di un documento.

In realtà in Italia e, in maniera più accentuata, in altri Paesi europei, è in corso una vera e propria rivoluzione della finanza di impresa, caratterizzata principalmente dalla tendenza alla disintermediazione finanziaria. Si avvicina sempre più la distanza tra il risparmio dei cittadini e il credito, si affacciano nuovi attori e i grandi colossi bancari iniziano a rivedere i propri modelli di business.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, in Italia i finanziamenti erogati da piattaforme di crowdfunding sono stati pari a € 908 milioni di cui quasi 400 milioni nell’ultimo anno. L’attuale periodo pandemico ha addirittura favorito l’espansione dei servizi di finanziamento digitali, in quanto percepiti dalle imprese come una fonte ‘rapida’ e meno burocratica, rispetto al normale canale di accesso al credito. I numeri in gioco non lasciano pensare ad un fenomeno transitorio, la crescita esponenziale del cosiddetto fintech induce al contrario a considerare il settore oggetto di una profonda e radicale rivisitazione.

Secondo Banca d'Italia, nel 2019, gli operatori finanziari hanno speso circa 93 milioni di euro, pari a circa il 14 per cento del totale degli investimenti complessivi, per meglio qualificare i loro servizi digitali. Banche sempre più tecnologiche che affidano ai Big Data (banche dati di grandi dimensioni) e all’Intelligenza Artificiale (modelli più sofisticati di Alexa, Siri) parte dei loro processi, facendo ripensare completamente al modello di fare banca o di promuovere la raccolta per investimenti.

Sino a non molto tempo fa, le imprese per accedere ad un finanziamento avevano a disposizione un’unica opzione: recarsi fisicamente in banca e seguire l’iter burocratico, fino ad arrivare o meno all’ottenimento. Già da oggi è possibile ottenere prestiti, semplicemente inoltrando le richieste, unitamente a pochi documenti, tramite le piattaforme di lending e ricevere una risposta quasi immediata.

La disintermediazione finanziaria porterà nei prossimi anni, una partecipazione sempre più attiva dei risparmiatori nelle piattaforme di investimento digitali e lo spostamento del focus dagli interessi dei grandi operatori, alle esigenze delle imprese, anche quelle più piccole e tradizionali.

Cosa devono fare le nostre imprese per non risultare tagliate fuori da questa onda lunga, e anzi godere delle opportunità che il digitale offre e continuerà ad offrire per i servizi finanziari?

Senz’altro investire in conoscenza, documentarsi anche tramite la rete, non farsi spaventare da incomprensibili acronimi, rivolgersi alle associazioni di categoria di riferimento o ai loro consulenti di fiducia.

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