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Bari, parla storico mister Salvemini: «Quella promozione in A un sogno, quest'anno può rivincere»

L'allenatore molfettese fu scelto da Matarrese e conquistò grandissimi risultati

«Si dice che essere profeti in patria sia impossibile. Nel calcio ancora di più. Ma io sono di Molfetta e aver portato il Bari in A resta il fiore all’occhiello della mia carriera». Parola di Gaetano Salvemini che da tecnico dei galletti ha centrato una promozione (1989) e due salvezze (1990 e ‘91) nel massimo campionato, per poi chiudere la sua avventura barese proprio nell’annata più costosa dell’era Matarrese con l’arrivo del campione inglese David Platt in testa ad un mercato sulla carta faraonico, ma, alla resa dei conti, insufficiente a conservare la categoria. L’allenatore pugliese, però, ha guidato pure la Casertana (in C, nel 1983-84) e allora da doppio ex si proietta alla sfida di domani tra i campani ed i galletti. Perché a 77 anni, sebbene a distanza (vive in Emilia), Salvemini non perde una gara del Bari.

Gaetano Salvemini, a quasi trent’anni dai suoi trascorsi biancorossi, il Bari è sempre nel cuore?
«E come potrei lasciare il Bari? L’esperienza biancorossa ha rappresentato l’apice del mio percorso da allenatore. Un regalo di Vincenzo Matarrese che, malgrado i luoghi comuni, puntò su un tecnico della zona barese per un grande progetto. Ottenemmo risultati incredibili perché non solo centrammo la A al primo tentativo, ma disputammo due tornei sul palcoscenico più prestigioso sfiorando la zona coppe. Ho guidato calciatori di livello eccelso: Maiellaro, Joao Paulo, Carrera, Gerson, Carlo Perrone. Quando il presidente optò per il salto di qualità, fummo traditi dal principio dell’era dello svincolo. Perdemmo Maiellaro e Carrera perché erano in scadenza di contratto incassando pochi denari. Proprio mentre programmavamo l’innesto di Platt su un complesso che ormai giocava a memoria. Invece dovemmo ricostruire la squadra e, nonostante l’immensa classe dell’inglese, la miscela non funzionò».

Che ricordo, invece, porta di Caserta?
«È stato il mio trampolino di lancio. Ottenni un quinto posto in C1 malgrado fossimo partiti per salvarci. Dopo quel risultato, mi chiamò la Ternana, quindi l’Empoli che portai in serie A. Caserta è una bella piazza. Il Bari troverà un ambiente caldissimo domani: sarà una sfida che richiederà coraggio e nervi saldi».

Il Bari è a dieci punti dalla Reggina capolista del girone C: può ancora ambire alla promozione diretta?
«Il torneo è più complicato per il Bari, rispetto ai calabresi. Perché ritrovarsi una squadra così blasonata in C diventa uno stimolo straordinario per tutti. Ogni squadra ti affronta per scrivere una pagina di storia. Forse i biancorossi ad inizio stagione non erano pronti ad un simile impatto ed hanno faticato. Ma ci sono 20 gare in calendario: mollare è vietato».

A che cosa possono aggrapparsi i galletti per sperare in una clamorosa rincorsa?
«Vivarini ha portato continuità di risultati: la striscia positiva deve essere una certezza. In carriera sono stato spesso accusato di pareggiare troppo, ma è pur vero che perdevo pochissimo. E quando inanelli tanti risultati utili, tieni stabile il morale e la sicurezza nei tuoi mezzi. Penso che il Bari stia raggiungendo tali consapevolezze. Con questo spirito e qualche innesto azzeccato a gennaio, si potrà ingranare una marcia ancora superiore».

Che cosa caratterizzerà la sfida con la Casertana?
«I campani la metteranno sull’agonismo, saranno aggressivi. Il Bari, però, è superiore. Servirà la personalità di assumere il comando del gioco e magari i colpi di qualche singolo per sbloccare il match. Questi sono gli incontri in cui la qualità di Antenucci può fare la differenza».

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