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In Puglia e Basilicata

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Così l’eolico in mare può rivitalizzare l’industria locale

Eolico offshore del Salento, Emiliano incontrerà l'azienda

Si pensi, solo per fare un esempio, alla costruzione delle gigantesche ancore delle singole piattaforme su cui si posizioneranno le altissime torri con i grandi aerogeneratori: si presume, al riguardo, che servirebbero una o più fonderie con forni elettrici capaci di colare lingotti e barre di adeguate dimensioni da forgiare poi secondo le necessità

11 Maggio 2022

Federico Pirro

Gli investimenti programmati dalla FalckRenewables e dalla Blue Float Energy per i due parchi eolici off-shore flottanti da localizzare al largo di Brindisi e del Basso Salento sono di dimensioni ciclopiche: 7 miliardi di euro per la costruzione di due centrali da insediarsi in una delle aree più ventilate del Mediterraneo che - una volta autorizzate dalle Autorità competenti – nella fase della loro realizzazione alimenterebbero una lunga filiera di attività produttive, con possibili (ed auspicabili) innesti permanenti nei nostri territori, a partire dai capoluoghi direttamente interessati, di alcune capacità industriali oggi non ancora presenti.

Si pensi, solo per fare un esempio, alla costruzione delle gigantesche ancore delle singole piattaforme su cui si posizioneranno le altissime torri con i grandi aerogeneratori: si presume, al riguardo, che servirebbero una o più fonderie con forni elettrici capaci di colare lingotti e barre di adeguate dimensioni da forgiare poi secondo le necessità. Si localizzerebbero allora nelle aree retroportuali di Brindisi e nel Salento - ovunque spazi disponibili, attrezzati e ben collegati lo consentissero - fonderie italiane o estere? E per alimentarle pertanto non sarebbe necessario concentrare sul territorio una quantità di rottame adeguata, proveniente dal Sud o anche dall’estero con movimentazioni su strada, ferrovia e via mare di grandi dimensioni? O in loco verrebbero solo lavorati pezzi grezzi trasportati da stabilimenti del Nord o anche stranieri? In ogni caso, l’industria meccanica locale dovrà attrezzarsi con macchinari adeguati per operare su quantità di materiali e grandezze fisiche ancora sconosciute nei nostri apparati manifatturieri, con l’eccezione del Siderurgico di Taranto, naturalmente. Acciaieria ionica che potrebbe fornire, naturalmente in logiche di mercato, le lamiere per le torri. Per il primo parco eolico off shore al largo del porto tarantino si è appreso dalla stampa che i pilastri di acciaio sono giunti da Bilbao, mentre gli aerogeneratori sono stati forniti dalla cinese Ming Yang Smart Energy, il più grande produttore in quel Paese di turbine eoliche.

Ma tornando ai parchi della Falck Renewables e della Blue Float Energy, si pensi anche alle movimentazioni portuali, alle gru e ai rimorchiatori necessari per trasferire al largo i pezzi da porre in opera. Probabilmente verrebbe impiegata una nave cantiere MPI Resolution di Van Oord, realizzata per simili interventi. La costruzione di opere così imponenti inoltre avrebbe pochi precedenti nella storia della nostre aree industriali e richiamerebbe (forse) quelle del Petrolchimico e della megacentrale dell’Enel a Brindisi e dei primi due altiforni del Siderurgico a Taranto.

Anche gli aerogeneratori potrebbero essere costruiti nelle singole parti che li compongono nelle aree di Brindisi e Lecce, o almeno potrebbero esservi montati con impiego di manodopera specializzata. Le due aziende proponenti, leader nelle energie rinnovabili, hanno ipotizzato nell’intero arco temporale di costruzione e montaggio di ogni singolo parco un impiego fra 1.500 e, nella fase di picco delle lavorazioni, 4.000 unità lavorative, mentre 150 sarebbero gli addetti da assumere per il monitoraggio e la gestione degli impianti, una volta entrati in esercizio.

Si potrebbe obiettare allora che le migliaia di risorse umane necessarie per le complesse fasi di realizzazione delle centrali sarebbero impiegate solo sino a scadenza di cantiere, mentre le persone a tempo indeterminato utili nella fase di gestione sarebbero un numero relativamente limitato. Sì, è vero, ma affermandolo si trascurerebbe la considerazione che il territorio pugliese acquisirebbe una o più specializzazioni produttive spendibili poi per la costruzione di altri parchi eolici off-shore flottanti, così come, con l’avvio delle estrazioni di metano in Adriatico, è accaduto a Ravenna, ove nel corso dei decenni si è creato un polo di livello mondiale della navalmeccanica, le cui aziende maggiori come la Rosetti Marino lavorano anche all’estero. Un polo che, è bene ricordarlo, ha subito danni dal rallentamento delle attività estrattive e che ora, invece, sta rinascendo grazie ai nuovi provvedimenti del Governo in materia di energia.

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