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In Puglia e Basilicata

L'analisi

Quei sindaci «bersagli mobili» da mettere in sicurezza

sindaci

La crisi delle disponibilità per le candidature ci consegna un rischio double-face

12 Giugno 2021

Filippo Santigliano

La crisi delle disponibilità per le candidature a sindaco delle città metropolitane, nei comuni grandi o piccoli, ci consegna un rischio double-face: quello della qualità della rappresentanza da una parte e quello di un rovesciamento dei ruoli dall'altra, dove i mediocri dominano e i capaci sono costretti a servire, nella migliore delle ipotesi, se non a ritirarsi nel proprio bozzolo domestico e professionale nella peggiore.

Questo accade perché i sindaci sono i nuovi bersagli mobili, anche se dipende dai punti di vista: ci sono quelli nel mirino della criminalità organizzata; quelli che devono fare i conti con un clima sociale che fa scontare al primo cittadino anche le disavventure di chi ad esempio azzarda con i risparmi in Borsa; quelli che per una firma oppure per una denuncia rischiano di vedersi notificare un «avviso di garanzia» che nell'immaginario collettivo è già una condanna; quelli che sono alle prese con un contenzioso senza precedenti col pensiero alle eventuali condanne da parte della Corte dei conti; quelli che a prescindere da meriti o demeriti devono fare i conti con il tribalismo social. Le incognite del mestiere?

Fino a un certo punto. E del resto, dalla vicenda di Lodi a quella di Crema per rimanere ai casi nazionali più eclatanti, o a quella del sindaco di Giovinazzo per restare a quelli più vicini territorialmente, non mancano le situazioni che incoraggiano i vari attori sociali e politici a una riflessione di carattere più generale sul ruolo dei primi cittadini, sugli effetti collaterali al netto delle responsabilità dirette, sulla necessità di ripensare la policy e ancora sul rapporto tra politica e magistratura per finire alla «gogna mediatica» - ma sorretta da terzi - che fa danni definitivi e spesso irreparabili.

La sensazione è che siamo di fronte a un problema di sfumature. Qualche esempio? Se un sindaco firma un atto, perché costretto a dare una risposta alla sua comunità in una fase di emergenza, rischia l'abuso d'ufficio; se magari sulla identica emergenza si prende una pausa (politica, per timore o altro) rischia l'avviso per una omissione in atti d'ufficio.

Ecco, la definizione delle responsabilità e la loro gradualità - senza arrivare ad alcuno scudo penale, ci mancherebbe - è uno dei temi che va posto al centro della discussione, anche sulla scorta delle indicazioni della Conferenza delle regioni a livello di Unione europea dove in più di una circostanza sono stati evidenziati limiti e contraddizioni intorno alla figura di chi indossa la fascia tricolore.

Da questo punto di vista tocca al legislatore fissare l'agenda delle cose da fare perché la crisi delle aperture a candidarsi significa anche disperdere le energie migliori che pure vorrebbero scendere in campo per dare la propria disponibilità e restituire alla comunità competenze, visioni, capacità. Oggi invece i sindaci, gli ultimi sognatori della politica, non riescono neanche a sentire i loro silenzi tanto è il rumore che li circonda, schiacciati da impotenza e responsabilità. Nuovi eremiti sociali pur essendo a chilometro zero ed immersi nelle problematiche delle città con la necessità di adottare precarie anestesie all'esistenza di tutti i giorni, da quella personale a quella collettiva e urbana.

Ecco perché bisogna arrivare a una ponderazione generale su funzioni, compiti e responsabilità dei sindaci, altrimenti nel giro di pochi anni avremo «seconde scelte» alla disperata ricerca di uniformi gallonate per avere un ruolo e un peso nella pubblica amministrazione e nelle scelte comunitarie.

Con ricadute che spesso danno del tu alla corruzione tout court come evidenziato dalle cronache di queste ultime settimane, indipendentemente dagli schieramenti politici, dalle gerarchie urbane e dalla collocazione geografica.

Occorre dunque mettere fine anche a questo coprifuoco della politica perché mai come in questo periodo - come confermato dalla difficoltà da destra a sinistra passando per il centro nell'individuare ed ottenere candidature - il pericolo concreto di una crisi della democrazia, che inizia sempre nelle città, nei paesi, nei villaggi, è proprio nell'assenza della Politica e non come accadeva nella Prima repubblica in quella che appariva come una soffocante presenza.

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