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Il debito pubblico graverà sui nostri figli e nipoti, ancorché trattasi di debito «buono»

Aiuti e ristori prepariamoci a una raffica di controlli

Aiuti, aiutini, sostegni, bonus e ristori. A parte la loro marginalità, li pagheremo a lacrime e sangue. Il debito pubblico graverà sui nostri figli e nipoti, ancorché trattasi di debito «buono».

E fors’anche assisteremo a una nuova patrimoniale. Non solo. Verosimilmente nel quinquennio decadenziale per le attività di accertamento, decorrente dalla presentazione delle dichiarazioni dei redditi, l’accesso ai crediti di imposta e ai vantaggi fiscali condurrà i beneficiari nel tritacarne delle verifiche. E nella peggiore delle ipotesi in accertamenti, recuperi di imposta e sanzioni con riflessi potenzialmente anche penali.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, con la recentissima Circolare n. 4 del 7 maggio scorso ha già anticipato le proprie linee guida di intervento e controllo. E ciò è senz’altro un bene per stanare i soliti furbetti, ma è un danno per chi ha agito in buona fede districandosi tra circolari, decreti, interpelli, emendamenti, conversioni. L’obiettivo dichiarato è di scovare le «frodi» che si annidano nelle numerosissime istanze di agevolazioni. Di mezzo, però, ci andranno anche gli «erranti inconsapevoli», coloro cioè che hanno commesso errori a causa della farraginosità delle disposizioni.

Di carne al fuoco ce n’è tanta. Basti pensare, ad esempio, che soltanto con riferimento alle imprese di medie e piccole dimensioni, e soltanto con riferimento ai contributi a fondo perduto, a partire dal 2020 l’Agenzia delle Entrate ha disposto l’erogazione delle sovvenzioni in base a una decina di decreti. Con progressione esponenziale di difficoltà di calcolo e determinazione, non solo per gli operatori ma anche per il Fisco.

È pur vero che con riferimento ai contributi e altre forme di agevolazione un sommario controllo preventivo viene già effettuato dagli uffici in fase di accoglienza.

Ma l’Agenzia ha anche dichiarato che procederà con verifiche a tappeto circa le ulteriori condizioni (ad esempio il limite di accesso al beneficio e il calcolo del contributo) con l’utilizzo dei dati dichiarativi pervenuti dopo l’erogazione.

Alla spada di Damocle di certo non si sottraggono i professionisti che quest’anno saranno alle prese con adempimenti in dichiarazione senza precedenti.

Quasi da far rimpiangere la «dichiarazione lunare», così come fu definito il modello 740 del 1992 dall’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Quest’anno soltanto le pagine esplicative per compilare le varie dichiarazioni fiscali sono circa duemila.

Il faro dell’Agenzia delle Entrate sarà puntato anche su tutte le agevolazioni fruite sotto forma di «crediti di imposta»: per ricerca e sviluppo, per investimenti nel Mezzogiorno, per sisma centro-Italia, zone economiche speciali, formazione 4.0 e via discorrendo.

Uno «specifico impegno» sarà rivolto al riscontro delle compensazioni indebite. L’Agenzia ha quindi deciso di dedicare una quota significativa della propria attività di controllo a questi casi per rispondere all’esigenza di verificare la corretta applicazione degli Aiuti di Stato, peraltro sottoposti al monitoraggio da parte della Commissione europea.

Il che, in parole povere, significa che nei prossimi anni si prospettano istruttorie documentali mastodontiche, esami e verifiche estenuanti, richieste di documenti imbarazzanti con i soliti ineludibili riverberi sulle imprese.

Il paradosso è che già sappiamo che gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, pur disponendo di ben 161 banche dati e conoscendo vita, morte e miracoli di molti contribuenti, chiederanno comunque la produzione di ulteriore documentazione. Dove è finito il principio costituzionale della corretta amministrazione pubblica? Dove sono le tutele stabilite dalla Carta dei diritti del contribuente?

Chi invece sguazza nel sommerso continuerà a farlo, sottraendosi all’onere contributivo per le casse dello stato e magari percependo a sbafo (e sempre a nostre spese) indebite agevolazioni. Il Governo Draghi, che ha il merito quantomeno di aver iniziato a parlare la stessa lingua dei tecnici, non perda quindi l’occasione per una riforma fiscale che dovrà essere organica e coerente, e non con interventi spot, come voleva invece essere quello di Letta di tassare pesantemente le eredità immobiliari.

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