Giovedì 26 Novembre 2020 | 05:27

NEWS DALLA SEZIONE

L'ANALISI
La nostalgia del Paradiso

La nostalgia del Paradiso

 
Il commento
La disunione nazionale fra lo Stato e le Regioni

La disunione nazionale fra lo Stato e le Regioni

 
La riflessione
Un terremoto che scatenò la nuova razza predona

Un terremoto che scatenò la nuova razza predona

 
L'analisi
Dalla corsa al vaccino una lezione per la ripresa

Dalla corsa al vaccino una lezione per la ripresa

 
IL PUNTO
Puglia crocevia dell’evoluzione 5S dal «Vaffaday» al governismo

Puglia crocevia dell’evoluzione 5S dal «Vaffaday» al governismo

 
Il commento
Dal boom economico al dopo pandemia

Dal boom economico al dopo pandemia

 
L'ANALISI
Oggi e domani alla ricerca della fede perduta

Oggi e domani alla ricerca della fede perduta

 
La riflessione
Tutti noi e la Gazzetta: una relazione speciale

Tutti noi e la Gazzetta: una relazione speciale

 
L'editoriale
Storie politiche e prepolitiche della sfida del centrodestra

Storie politiche e prepolitiche della sfida del centrodestra

 
L'analisi
Liberare l’Europa dai veti incrociati

Liberare l’Europa dai veti incrociati

 
L'editoriale
Se Natale diventa l’unico vaccino già disponibile

Se Natale diventa l’unico vaccino già disponibile

 

Il Biancorosso

25 novembre
Bari calcio, videospot dei biancorossi contro violenza sulle donne

Bari calcio, videospot dei biancorossi contro violenza sulle donne

 

NEWS DALLE PROVINCE

BatAveva 79 anni
Covid, morto ad Andria Rettore Santuario SS. Salvatore

Covid, morto ad Andria ex rettore Santuario SS. Salvatore

 
LecceSalento
Presicce, sigilli a depuratore: convertito senza autorizzazione

Presicce, sigilli a depuratore: convertito senza autorizzazione

 
Covid news h 24l'appello
Covid in Basilicata, governatore chiede ad Arcuri screening di massa

Covid in Basilicata, governatore chiede ad Arcuri screening di massa

 
Tarantoagricoltura
Taranto, crisi settore clementine: cambiamenti climatici hanno inciso sulla produzione

Taranto, crisi settore clementine: cambiamenti climatici hanno inciso sulla produzione

 
Covid news h 24sanità
Altamura, completata riconversione ospedale: guariti e dimessi i primi 12 pazienti dall’area Covid

Altamura, completata riconversione ospedale: guariti e dimessi i primi 12 pazienti dall’area Covid

 
Brindisiindagini dei CC
Oria, ricercato da aprile, si era nascosto in un «bunker» per sfuggire alla cattura: arrestato 46enne

Oria, ricercato da aprile, si era nascosto in un «bunker» per sfuggire alla cattura: arrestato 46enne

 
Matera25 novembre
Basilicata, in aumento i reati di genere: soprattutto maltrattamenti e violenze sessuali

Basilicata, in aumento i reati di genere: soprattutto maltrattamenti e violenze sessuali

 

i più letti

La riflessione

Tutti noi e la Gazzetta: una relazione speciale

«Leggo, spesso, la Gazzetta del Mezzogiorno in edizione on line, come si dice. E non la leggo solo la domenica, quando pubblica il mio articolo. La leggo molto spesso»

Michele Mirabella

Michele Mirabella

Lo faccio con interesse, con curiosità: leggo, spesso, la Gazzetta del Mezzogiorno in edizione on line, come si dice. E non la leggo solo la domenica, quando pubblica il mio articolo. La leggo molto spesso. Mi avvento sullo schermo con avidità per ritrovarmi a casa e liberarmi da quello spaesamento che affligge molti emigranti. È come se il mio titubante inconscio considerasse la vicenda esistenziale e artistica che sto vivendo come una zona intercalare e transitoria della mia vita.

Il nostos che mi provoca algos, la nostalgia, insomma, la pena attizzata dal desiderio di tornare nella mia terra, è accudita dalla vestale premurosa che si occupa dell’integrità del mio impegno di lavoratore della cultura e dello spettacolo: la voce interiore che recita e rammenta il testardo impegno a rispettare quello che io promisi a me stesso: dovevo cercare di realizzare il progetto che avevo sognato per me, ma senza ripudiare il tempo del lavoro preparatorio, gli studi di quella faticosa corvée, le origini, soprattutto. La mia minuscola storia personale, nella maiuscola storia del mio tempo e della mia terra: in questo concetto, ho escluso, la cultura spicciola del localismo, preferendole la fascinosa attenzione alla vicenda del territorio delle sue vicissitudini, della sua indole antropologica, avvinta in un tracciato mnemonico deliziosamente tortuoso che chiamerò, ebbene sì, nostalgia. Per questo leggo i giornali e anche la Gazzetta!

Il risultato è buono: riesco a seguire la vita regionale e cittadina quasi sempre. E quasi sempre riesco a non perdere il filo di quello che succede. Quasi sempre. Salvo in vicende locali che, evidentemente, si trascinano da decenni. Vicende cittadine baresi, soprattutto. Data la sporadicità, forzata e appassionata, ma sempre sporadicità, dei miei vagabondaggi mediatici, la perlustrazione della vita barese, insieme a molti ritrovamenti, mi riserva una quantità di interrogativi. Tra questi quello, ultimo in ordine di tempo che riguardava proprio il nostro giornale e il suo destino vacillante tra minacce di chiusura e speranze mal riposte. La vicenda è tristemente risaputa, ma ecco, non ne ho mai capito bene gli aspetti protocollari precisi e la smodata vicissitudine giuridica. Sono stato in ansia, quella che ho condiviso con i lavoratori del giornale nostro e che, oggi, possono quietare l’affanno. Questa volta, potrei dire una manciata di ore fa, è arrivata la notizia che aspettavo nella titubanza dei sospiri: La Gazzetta del Mezzogiorno non chiude. Qualcuno, un gruppo industriale e commerciale pugliese proverà a tenerla in vita.

È il momento di rileggere un articolo che scrissi in occasione del centenario della Gazzetta del Mezzogiorno. A parte qualche riga dedicata a vicende troppo legate a fatti personali che ho tagliato e nascosto nei miei ricordi, mi sento di firmare ancora una volta quella pagina.
«Da bambino ho sognato di fare il giornalaio. Non il giornalista, il giornalaio.
Volevo troneggiare su di uno scranno in mezzo alla carta stampata di tutti i colori e di inebriarmi di quel profumo, oggi scomparso, che, allora, aveva la carta stampata. Pensavo: "leggerò gratis tutti i giornali e i giornalini". Allora i fumetti si chiamavano giornalini e non tutti avevano accesso in casa mia. Solo una ristretta minoranza domenicale quasi sempre ridotta al Corriere dei Piccoli.

Mio padre comprava La Gazzetta del Mezzogiorno tutti i giorni, andando al lavoro, e la portava a casa all'ora di pranzo ancora intatta. Era il segno indiscutibile che mio padre, in ufficio, lavorava. Il mio turno per sfogliarla veniva dopo la sua siesta. Leggevo i titoli, guardavo le fotografie, soprattutto quelle che riprendevano fatti e personaggi stranieri e mi incantavo sulle locandine dei cinema tutte incastrate in un ordinato cartellone: prima, seconda e “terza visione”. (C'era).
Anche il mio maestro di scuola, un uomo buono e geniale munito di alteri baffi da bersagliere ciclista, comprava la Gazzetta che lui chiamava, per antonomasia irremovibile, "il giornale", all'edicola nella piazza alberata intitolata a Garibaldi e la riponeva nella tasca laterale della giacca, maestosamente informe anche d’inverno, sotto il cappotto. Il giornale, accuratamente ripiegato in quattro, trovava posto verticalmente sempre nella stessa posizione e io potevo leggere la parte finale della testata: “iorno”. Non mi ricordo di aver mai letto “La Gazz”. La Gazzetta nostra ha un nome così lungo che, comunque la pieghi, riconosci la testata. Mi ci sono affezionato sin da allora. Più tardi scoprii che quel giornale si “faceva” in un bellissimo palazzo di angolo vicino alla stazione dei treni. A me sembrava un vanto della città con quell'aria cosmopolita e quella cupola maestosa. Ricordo male o c'era davvero un globo in cima alla cupola?
Ora quel palazzo magniloquente non c'è più. Peccato. Ricordo delle cariatidi pletoriche e muscolose raccolte nello sforzo tremendo di reggere certe finestre del primo piano e delle bocche di lupo a filo della strada da cui si vedeva il lavoro dei tipografi che si davano da fare intorno a macchine nere e lucide. Oggi sono certo che La Gazzetta del Mezzogiorno farebbe una campagna per salvare quell'opificio.

Capitò anche a noi, giovanissimi teatranti, di aspettare con ansia la critica ai nostri debutti tirando tardi la notte per gettarci sulle prime copie del giornale e leggere e commentare. Egidio Pani, il critico che di me scrisse e che mi legge, sa bene quanto non ci aspettassimo da lui alcuna benevolenza amichevole, che ci avrebbe offeso, bensì il punto di vista sereno, ma obiettivo del critico. Eravamo cresciuti e, finché si fosse rimasti a Bari, nessuno ci avrebbe fatto sconti. Lo sapevamo bene. Dopo, solo dopo, una volta partiti per la vita, saremmo stati benvoluti, stimati e aspettati. Non rese di conti, ma belle rimpatriate. Capita di leggere, infatti, e sorrido di cuore, del "nostro Michele Mirabella", del "noto regista barese". Ci tengono, alla Gazzetta. E, detto apertamente, ci tengo anch'io».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie