Lunedì 03 Agosto 2020 | 16:35

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«Solo in pochi – rispetto ai tanti felici dall'aver scroccato un quotidiano – si rendono conto degli enormi danni provocati da un apparente e banale clic sul link di un giornale omaggio»

Dalle tv ai giornali, i «pirati» fanno strage

E i pirati restarono al buio. Niente più partite o serie tv a scrocco o a prezzo... politico. Le cifre della maxi operazione di polizia internazionale che ieri ha smantellato una banda di web pirati specializzati nello «spaccio» di milioni di card di abbonamenti farlocchi alle pay tv e alle piattaforme digitali fanno venire i brividi: almeno 5 milioni di utenti, solo in Italia, si sarebbero rivolti al sistema illegale che con 12 euro al mese garantiva i pacchetti venduti a 4 o 5 volte tanto dai big come Sky, Netflix, Dazn e così via.

Al momento del blitz, quando i poliziotti hanno staccato la spina alla piattaforma, erano collegati circa 700mila utenti, gente che rischia di ritrovarsi nella buca della posta una multa da 2mila 500 a 25mila euro.

Visti i numeri, il sistema era noto a tutti e durava da tantissimo tempo. E, a quanto pare, andava a genio a parecchia gente, visto che si parla di milioni di persone coinvolte e di decine di milioni di euro di fatturato a vantaggio di due guru greci delle telematica.

Ma quello delle pay tv pirata non è che la punta dell’iceberg di un web mercimonio ormai inarrestabile. Un vero e proprio cancro on line che con le sue metastasi sta lentamente divorando i bilanci di decine, centinaia di imprese praticamente indifese rispetto all'avanzata di questo male del Terzo millennio.

Quello della pirateria delle pay tv non è un caso isolato. Un altro esempio sotto gli occhi di tutti, di cui siamo (purtroppo) testimoni consapevoli, è rappresentato dai quotidiani.
Ogni giorno, decine di edizioni digitali di altrettante testate nazionali e locali vengono saccheggiate e messe a disposizione di gruppi su social netwok come Telegram in cui basta far parte di una certa community per poter leggere «gratis» il giornale gradito. Proprio così, tutto ciò accade senza pagare un euro.
Solo in pochi – rispetto ai tanti felici dall'aver scroccato un quotidiano – si rendono conto degli enormi danni provocati da un apparente e banale clic sul link di un giornale «omaggio». In quella frazione di secondo si mette in discussione un sistema economico che subisce un martellamento quotidiano simile a quello dei pirati delle pay tv.
«Copiare» e mettere in circolazione gratuitamente un prodotto - che ha un costo - frutto dell’ingegno e dell’impegno di tanti, non merita una diversa considerazione da «pirata». Il giornale non fa campare solo i giornalisti, ma alimenta un indotto che va dalla produzione della carta fino all'autista del furgone che distribuisce alle edicole, passando per tipografi e impiegati amministrativi. Un indotto di cui nessuno sembra preoccuparsi.

Eppure, quella dei giornali gratis, è una moda che sembra aver contagiato parecchie istituzioni pubbliche pronte a rendere «free» l'informazione qualificata e corretta, alimentando così non solo la lettura piratesca dei quotidiani, ma favorendo la proliferazione di di blog e fake news che traggono vantaggio dall’impoverimento dell’informazione, quella vera, quella governata dalle regole.

Tutto ciò, è bene ricordarlo, a scapito dell’industria editoriale, che sta pagando un caro prezzo per la «concorrenza» legale - con l'avvento della informazione on line - e illegale a causa di bad practise che nessuno riesce a fermare. Una emorragia telematica che si traduce ogni giorno in perdite di fatturato, di copie vendute e di pubblicità, con inevitabili conseguenze sul piano occupazionale tra licenziamenti, cassa integrazione e solidarietà. Ma alla fine tutti sono contenti di premere un clic. Tanto qualcun altro, purtroppo, pagherà.

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