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L’altro Sud che l’Italia non vuole raccontare

In questo momento nasce al Sud una nuova impresa italiana su tre. E nel 2018 la loro percentuale è aumentata al Sud del doppio rispetto al resto del Paese.

Ripresa in Italia? Ma il Sud è escluso

Guarda che Sud, prima di dire che non c’è più nulla da fare. E che non essendoci più nulla da fare, tanto vale non farlo e abbandonarlo al suo destino. In questo momento nasce al Sud una nuova impresa italiana su tre. E nel 2018 la loro percentuale è aumentata al Sud del doppio rispetto al resto del Paese. Si moltiplicano al Sud i centri di ricerca, a cominciare da quelli sull’intelligenza artificiale. E le grandi multinazionali dell’innovazione scelgono di sbarcare al Sud attirate da un fermento e una vitalità che solo il pregiudizio corrente insiste a non vedere. Un pregiudizio che racconta in tale modo il Sud per giustificare il dirottamento di tutti gli investimenti pubblici al Nord. Per non sprecarli, dicono.

Il Mezzogiorno 4.0 esce dal silenzio grazie a un recente studio di Banca Intesa San Paolo, quanto di più nordico possa esserci. Un Sud comunque sempre danneggiato dalla politica nazionale. Quella che gli sottrae ogni anno 61 miliardi, cioè il 6 per cento di quanto gli spetterebbe vista la sua popolazione (ora il premier Conte ha firmato un decreto che dovrebbe impedirlo in futuro). Un Sud i cui cittadini ricevono meno servizi del minimo indispensabile. E in cui ci sono tasse più alte e stipendi più bassi. Ma la cui resistenza è capace di eccellenze che si scoprono solo quando si esce dallo stereotipo del <brutto, sporco e cattivo>.

Non è senza senso che la prima evoluzione della tradizione al Sud si abbia col ritorno alla terra. Verso la quale le cifre dicono che si dirige un numero sempre maggiore di giovani anche laureati che ne riscoprono un valore troppo a lungo dimenticato. Con donne imprenditrici in primo piano. E agricoltura in cui droni e computer si affiancano alla zappa e al terriccio sotto i piedi di un tempo. Con prodotti di qualità in grado di reggere la concorrenza di mercati ancòra capaci di capire il buon sapore antico nel marasma anonimo della globalizzazione.
Ma il Nuovo Sud è quello di San Giovanni a Teduccio a Napoli, dove un colosso informatico come la Microsoft apre la sua unica Academy d’Europa e la seconda al mondo. Scuola di formazione che per il terzo anno sforna programmatori coccolati e ricercati come il petrolio del domani. E già all’opera lì e altrove. Scommessa tanto vincente che in quel cimitero di rovine industriali sbarca anche la Cisco, altra multinazionale californiana che ci mette 100 milioni di dollari. E la facoltà di ingegneria della Federico II di Napoli vi porta i suoi studenti di astrofisica.

E’ la dimostrazione di come un territorio diventa tanto più inadatto quanto più lo abbandoni. Di fronte al campus di questa Silicon Valley napoletana c’è una pizzeria dove hanno appeso due foto: Maradona e Steve Jobs, fondatore di Apple. Si scommette che ce ne sia pronta anche una del capo della Cisco.
E perché non la Calabria? Dove scopri che in un capannone neanche troppo avveniristico di Rende, alle porte di Cosenza, un’altra multinazionale tecnologica, la giapponese Ntt Data, stabilisce uno dei suoi tre centri di ricerca a livello planetario (essendo gli altri due a Tokyo e a Palo Alto, California). I cui ingegneri informatici sfornati dalla vicina università per quattro anni consecutivi elaborano progetti considerati i migliori del Gruppo. E con Porsche Italia che racconta come per un contratto che prevedeva turni particolari fu trovata proprio a Cosenza una disponibilità non avuta né in Cina né in India. Un’area futuristica ormai magnetica se il laboratorio di Intelligenza artificiale del professor Nicola Leone, cervello di ritorno, attira all’università della Calabria studenti da ogni continente, America inclusa, per i suoi corsi estivi.

Dalla Campania e dalla Calabria alla Puglia, nell’itinerario del domani silenziosamente cominciato al Sud. Puglia dove dopo dieci anni di ricerca sono riusciti a diagnosticare un tumore in modo rapido e non invasivo grazie al solo respiro. Con Mistral, un piccolo macchinario, che potrebbe rivoluzionare la lotta al male. E con la Regione Puglia che ha deciso di istituire proprio un centro di <Analisi del respiro>. Mentre le recenti cronache hanno parlato del piccolo prodigio all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove hanno operato una ragazza che, sveglia, suonava il violino nonostante l’ardito intervento.
L’eco di un Sud dove nonostante tutto <si può> ha indotto una ventina di cervelli emigrati a Milano a scendere a Bari per offrire la loro esperienza a chi è rimasto. Una semina che possa creare un humus e non rendere solo episodico il viaggio di ritorno. E Puglia le cui aziende creative hanno un numero di occupati superiore alla media nazionale. Soprattutto un Sud tanto <scandaloso> contro l’opinione corrente da poter dare lezioni invece di prenderle. Scendete a imparare come si fa il più col meno. Anche se si continua a fare di tutto per riconoscere al Sud sempre meno e sottrargli sempre più.

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