Giovedì 13 Dicembre 2018 | 09:05

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Il fattore Di Battista tra Di Maio e Salvini

Finito il periodo dell’Avvento, Alessandro Di Battista tornerà a Natale in Italia. Troverà il primo trimestre di crescita negativa dopo 14 positivi

La variabile Di Battista sul futuro gialloverde

Alessandro Di Battista

Finito il periodo dell’Avvento, Alessandro Di Battista tornerà a Natale in Italia. Troverà il primo trimestre di crescita negativa dopo 14 positivi (il gelo che ha colpito la Germania è sceso fino a noi) e un governo che sta concludendo la legge di bilancio probabilmente senza aver ancora chiarito i termini esatti dell’attesissimo reddito di cittadinanza. L’ala moderata (e prevalente) del Movimento vorrebbe che Di Battista si candidasse alle elezioni europee per farne l’anti Salvini. Scontro fra titani del Populismo per tirar su le sofferenti quotazioni dei 5 Stelle. Alla perdita di punti nei sondaggi in favore della Lega, si aggiunge infatti la tradizionale debolezza del M5S nelle elezioni che non siano politiche nazionali.

Nel 2014 Beppe Grillo venne perfino nella terra sconsacrata di ‘Porta a porta’ per conquistare alle europee un elettorato più tradizionalista e cauto del suo, ma il M5S prese soltanto il 21 per cento dei voti, contro il 25 delle elezioni politiche dell’anno precedente, mentre il Pd di Matteo Renzi passò dal 23 per cento di Bersani al mitico (e troppo inebriante) 41 per cento.
Al confronto di Di Battista, Salvini è un prudente curato di campagna. Il Che Guevara dei 5 Stelle incarna l’anima rivoluzionaria e barricadera del Movimento. I suoi toni – trascinanti fino al delirio quando si sta all’opposizione – trovano qualche difficoltà a conciliarsi con i doveri e le cautele di chi governa. Si annuncia perciò una campagna elettorale infuocata con toni identitari in cui ognuno penserà a sé e non agli alleati di governo. Al parlamento di Strasburgo i 5 Stelle siederanno in un gruppo parlamentare diverso e verosimilmente più debole di quello sovranista di Salvini. Le distanze tenderanno ad aumentare.
Si aggiungano altri due elementi. Il primo riguarda le condizioni economiche dell’Italia. Nessuna persona di buonsenso, prescindendo dalle simpatie politiche, può augurarsi che il Paese vada in recessione. Tecnicamente questa scatta dopo tre trimestri consecutivi in decrescita. Il primo l’abbiamo avuto. Molti analisti finanziari prevedono che lo saranno anche l’ultimo di quest’anno e il primo dell’anno prossimo. E’ questa anche la previsione riservata del governo? Si ritiene di intervenire per tempo con gli aggiustamenti necessari? I rapporti con l’Europa, che ieri sembravano leggermente migliorati, evolveranno in positivo?

Il secondo elemento è il reddito di cittadinanza. Salvini ha messo a posto la sua piccola flat tax, i ritardi e le limitazioni della ‘quota 100’ per le pensioni. Di Maio è indietro. Non potrà fare a meno di erogare il ‘reddito’, anche se i centri per l’impiego non fossero pronti. Questo porterebbe a una rivolta nell’elettorato leghista. Come reagirebbe Salvini? Ieri il Capitano non è andato a pranzo con Berlusconi e Meloni perché la notizia – riservata – era stata incautamente diffusa. I tre dovevano parlare di elezioni regionali, ma Salvini non vuole creare malintesi ed elementi di frizione con un Di Maio in difficoltà. Assomiglia a quei coniugi che hanno deciso di divorziare, ma fino al momento decisivo si comportano in maniera ineccepibile per evitare l’addebito. E il momento decisivo quando arriverà?

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