Sabato 23 Febbraio 2019 | 15:29

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La pace nel Mediterraneo? Bisogna fare i conti con Putin

«Oggi qualsiasi sistemazione che riguardi un Paese mediterraneo (vedi Libia) non potrà avere successo senza il coinvolgimento della Russia di Putin»

pace

Iraq, Siria e Libia. Tre storie diverse con un importante insegnamento. Nell’esaminare la crisi libica, che così tanto preoccupa i Paesi occidentali, non possiamo evitare di adottare un paradigma che discende dal raffronto fra due vicende gravi ed importanti che in gran misura hanno condizionato la politica mondiale degli ultimi decenni. Mi riferisco alla vicenda irachena e a quella siriana. Se osserviamo attentamente le date nelle quali le due vicende si svilupparono ed ancora si sviluppano, vediamo che lo scoppio della crisi irachena e della Guerra del Golfo determinato dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nell’agosto 1990, nonché i seguiti relativi che proseguirono per molti anni fino alla caduta del regime di Bagdad coincisero esattamente con la dissoluzione dell’Unione sovietica e il lungo periodo transitorio (perestrojka dapprima, presidenza Eltsin e avvento di Putin) che seguì.

In quegli anni la politica estera fu per ragioni di natura interna in qualche modo trascurata dal Cremlino. Le differenze fra la crisi irachena e quella siriana ancora in corso stanno proprio nella novità intervenuta nel cast degli attori. Mentre ad agire nella vicenda irachena fu la comunità internazionale all’epoca rappresentata dalle Nazioni Unite di Perez de Cuellar e Kofi Annan (recentemente scomparso) con il protagonismo sulla scena degli Stati Uniti di George Bush padre (presidente dal 1989 al 1993), se osserviamo lo svolgersi della crisi siriana esplosa nel 2011 abbiamo la conferma di due circostanze basilari: la Russia è tornata protagonista sulla scena internazionale, è assai attiva sulla scena siriana e – questa è la principale novità – si è trasformata in una forte potenza mediterranea.
Gli stretti rapporti tra Mosca e Damasco risalgono al 1970 con l’ascesa al potere in Siria di Hafez al Assad, dirigente del Partito di ispirazione socialista Baath ed la conclusione dell’accordo militare del 1971 con cui la Siria cedette a Mosca la base navale di Tartus che oggi ospita una decina di navi militari russe. Naturalmente a partire dal 1991 nella transizione tra Unione sovietica e Federazione russa i rapporti si affievolirono
La conclusione di quanto sopra è che oggi qualsiasi sistemazione che riguardi un Paese mediterraneo (vedi Libia) non potrà avere successo senza il coinvolgimento della Russia di Putin. Finora l’atteggiamento di Mosca nei riguardi della Libia si è dimostrato prudente ed in fondo equidistante dai due principali centri del potere locale. Ricordiamo la visita compiuta dal generale Haftar alla portaerei russa Kuznetsov nel gennaio 2017, le sue visite a Mosca, ma anche l’attivismo nei riguardi di Tripoli portato avanti con il benestare del Cremlino da parte di Lev Dengov – presidente della Camera di commercio russo-libica – e del presidente ceceno Kadyrov. Rilevanti sono le dichiarazioni pronunciate da Dengov al Forum economico internazionale di Pietroburgo nel maggio scorso; l’importante uomo d’affari russo ha lodato l’azione del governo italiano nei riguardi della Libia nonché l’attività della Farnesina per il tramite dell’ambasciatore Perrone.
Dengov, che si è anche dimostrato molto attivo nella realizzazione di progetti di collaborazione economica sia con il governo di Tripoli che con il generale Haftar, si è dichiarato scettico circa l’opportunità di tenere elezioni in Libia a breve scadenza. Senza una adeguata preparazione, e soprattutto senza una Costituzione in vigore, fissare ora una data per le elezioni si rivelerà inutile e controproducente. La posizione di Dengov sulle elezioni appare condivisibile e fa apparire il progetto francese di tenere una consultazione elettorale più volto a prendere tempo che ad individuare una vera soluzione alla questione libica. Al contrario la Conferenza a iniziativa del governo italiano che dovrebbe tenersi entro fine novembre pare in Sicilia – se adeguatamente preparata e con la presenza di tutti gli attori coinvolti – potrebbe sperabilmente contribuire a tessere una tela libica oggi di difficile composizione.

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