Giovedì 04 Marzo 2021 | 00:26

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Il suo primo concerto pugliese è diventato quasi una leggenda. Perché quando il 6 settembre del 1984 Chick Corea arrivò a Foggia, ospite di Foggia Jazz, per un momento sembrò che, grazie alla sua presenza, quella manifestazione potesse eclissare seriamente tutto ciò che fino ad allora era stato organizzato a Bari. Nella piazza davanti a Palazzo Dogana, dove il concerto si svolse gratuitamente, non si riusciva a muovere un passo: migliaia di persone giunte sin dal tardo pomeriggio in una giornata caldissima come solo a Foggia se ne possono trovare, un mare di volti e, soprattutto, una koiné di accenti nei quali, accanto al pubblico locale, era possibile riconoscere le «parlate» baresi e persino salentine.
Non è un caso che, quando ieri notte, la notizia della scomparsa di Corea, morto sulla soglia degli 80 anni per un tumore allo stomaco, ha cominciato a circolare sui social confermata anche dalla famiglia sulla pagina Facebook dell’artista, diversi appassionati pugliesi, oltre a pubblicare le immancabili foto ricordo, hanno rievocato quella notte infuocata di quasi quarant’anni fa, di fatto dichiarando la propria appartenenza generazionale. Erano gli Anni ’80, la stagione forse tra le più felici che il jazz abbia mai vissuto in Italia e un concerto di Corea a Foggia era un avvenimento di respiro regionale.
Corea era in tournée a capo del suo trio più entusiasmante, quello con Miroslav Vitous al contrabbasso e il leggendario Roy Haynes alla batteria, con i quali nel 1968 aveva inciso il celebrato album Now He Sings, Now He Sobs. E a soli 43 anni non solo veniva già annoverato tra i grandi maestri del pianoforte, capace di confrontarsi sia con Monk, sia con Scriabin, ma aveva dalla sua la militanza al fianco di Miles Davis con ben dodici album, tra i quali il celeberrimo Bitches Brew; aveva sdoganato la fusion più incandescente con la band Return to forever senza trascurare le sperimentazioni dei Circle, in quartetto con Anthony Braxton; nel corso degli Anni ’70 aveva inciso album fondamentali come i due volumi delle raffinate Piano Improvvisation (1971/2) per la Ecm e il più commerciale, ma godibilissimo My Spanish Heart (1976), dal quale proprio a Foggia suonò una elettrizzante versione di Armando’s Rhumba. Tutto, insomma, in quel momento giocava a favore suo e della circostanza che ancora oggi viene ricordata come un evento e che proprio a Foggia si è voluta rievocare nel 2017, quando sempre Corea, ormai più maturo e dall’alto dei suoi 23 premi Grammy (con 67 nomination…), fece ritorno in sestetto, ma al teatro Giordano, davanti a una platea purtroppo molto più contenuta nel numero.
E tuttavia, se quella notte di Foggia – che si concluse a notte fonda in una trattoria dove Corea ordinò solo un enorme piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, in omaggio alle sue lontane origini calabresi – è ormai leggenda, è giusto anche ricordare che negli anni il pianista ha fatto più volte ritorno in Puglia, suonando alternativamente in contesti acustici ed elettrici.
Lo ricordiamo nella prima versione in trio con John Patitucci al contrabbasso e Dave Weckl alla batteria a Bari, a villa Renoir a cavallo tra gli Anni ’80 e ’90 e poi in un solo recital al Petruzzelli ospitato nel 2012 da Bari in Jazz; con la Elektric band si era invece esibito al Palamazzola di Taranto e ancora a Bari, con i Touchstone, in un Teatroteam tutto esaurito.
Non sono pochi, in ogni caso, gli appassionati pugliesi e lucani che hanno avuto occasione di ascoltarlo in giro per l’Italia – in particolar modo a Umbria Jazz – in contesti rari ed elettrizzanti, dal duo cameristico con il vibrafonista Gary Burton, alle scintillanti session pianistiche con i colleghi Herbie Hancock o Stefano Bollani. Senza la pretesa di ripercorrerne pedissequamente la biografia, piace ricordarlo come un antidivo, generalmente molto più aperto e colloquiale del suo bizzoso amico e collega Keith Jarrett, disponibile a rilasciare interviste e sempre pronto a concedersi agli appassionati per gli immancabili selfie, che anzi lui per primo si faceva sul palco, fotografandosi con le platee alle spalle in un ideale abbraccio col pubblico. Aveva aderito al discusso movimento Scientology, del quale era, insieme con l’attore Tom Cruise, uno degli adepti più noti, ma più in generale si può dire che del suo positivo approccio alla vita abbia lasciato una testimonianza nell’ultimo messaggio ai fan, prima di intraprendere il grande viaggio: «Mi auguro che coloro che hanno sentore di poter scrivere, suonare e fare performance lo facciano. Se non lo fate per voi stessi almeno fatelo per noi. Il mondo non solo ha bisogno di più artisti, è anche molto divertente».

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