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Lettere alla Gazzetta

Serve una moderata inflazione per rendere sostenibile il debito

È condivisibile che l'unica strada, dentro l'euro, è quella di un feroce recupero di efficienza e competitività. In verità, abbiamo già cominciato, poiché già da diversi mesi la nostra inflazione è inferiore a quella tedesca ed il tasso di crescita delle retribuzioni è uno dei più bassi degli ultimi decenni. I positivi dati della nostra bilancia commerciale confermano proprio questa tendenza. Il prezzo che stiamo pagando è quello della distruzione della domanda interna e della crescita affidata ad un pugno di campioni esportatori delle eccellenze del made in Italy, mentre languono consumi interni ed investimenti. Ma, c’è un ma. Mentre la Germania ha avuto gioco facile nel recuperare competitività quando l’inflazione media in eurozona era 3% e loro erano intorno a 1%, ora, con la Germania intorno al 1,5%, per recuperare bisogna andare intorno allo zero, alla soglia della deflazione. E questo per un Paese come il nostro con elevato debito pubblico non va bene, abbiamo infatti bisogno di una moderata inflazione per rendere sostenibile tale debito. Inoltre è intuitiva la difficoltà di risollevare I prezzi in un ambiente altamente competitivo. E’ questo quindi il vero tema: non si tratta di soppesare vantaggi/svantaggi dell’euro in uno stucchevole dibattito fatto di scenari apocalittici senza base scientifica, quanto piuttosto di guardare avanti e chiedersi se il nostro Paese può permettersi un lento e doloroso recupero di competitività fatto di compressione di prezzi e salari, con la necessaria elevata dose di disoccupazione. Possiamo permetterci, senza consegnare il Paese esausto al primo Masaniello di turno, di curare le ferite delle nostre banche, prostrate da una recessione che ha eguali solo nella seconda Guerra mondiale, senza sottostare ai diktat della BCE e della signora Vestager, che vede aiuti di Stato dappertutto?
Possiamo avviare una massiccia stagione di investimenti pubblici per fare una adeguata manutenzione di questo Paese che sta cadendo a pezzi, senza cadere sotto la scure della UE che ci accusa di deficit eccessivo?
Possiamo avere una politica monetaria adeguata alle esigenze del nostro Paese che vorrebbe ancora a lungo tassi bassi, e non a quella della Germania, che vorrebbe un immediato rialzo dei tassi?
Piaccia o no, tutte queste opzioni sono impedite dalle attuali regole dell’eurozona e né sono praticabili modifiche in corsa, perché per la Germania le uniche regole accettabili sono queste. Quelle che fanno dell’intera eurozona un campione dell’esportazione, salvo poi ritrovarsi con la domanda interna distrutta e con le altre nazioni che prima o poi ti presentano il conto della tua crescita ottenuta grazie ai loro consumi. Evitare di fornire risposte intellettualmente oneste a tali domande costituisce il migliore brodo di coltura per il “populismo”, ovvero per chi propone al popolo arrabbiato soluzioni illusorie e pericolose scorciatoie. Il resto è un ozioso confronto di retroguardia.

Giuseppe Liturri, Noicattaro (Bari)

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