Venerdì 18 Gennaio 2019 | 15:19

LETTERE ALLA GAZZETTA

Gli anziani vanno coinvolti nelle scelte

Nella nostra cultura collettiva per lo più si pensa all’anziano come a un soggetto che vive nella solitudine e che ha bisogno di essere aiutato perché ha dei problemi da risolvere. Marco Porcio Catone (234-149 aC), nel “Cato maior de senectute” di Cicerone (106-43 aC), afferma che la vecchiaia, essendo un’inevitabile tappa della vita, non va vista in modo negativo ma accettata con serenità e nella quale si possono utilizzare armi come la conoscenza e l’esercizio della virtù. Il teologo Romano Guardini (1885-1968) ne “Le età della vita” parla di una quarta fase, tra la maturità e la vecchiaia, in cui subentra la cosiddetta “crisi del distacco”, in cui l’uomo acquisisce la consapevolezza della caducità delle cose per cui continua sì svolgere i propri compiti, ma senza passione e spontaneità. Diversamente dal pensiero consolidato nella realtà politica e sociale, credo che la persona anziana debba essere partecipe alla collettività integrata insieme ai giovani e agli adulti, cogliere l’opportunità di rinnovare entusiasmi e desideri e recuperare una continua conoscenza di sé e disponibilità verso gli altri.

Mario Conforti, Bari

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