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LETTERE ALLA GAZZETTA

La Notte della Taranta non ha avuto rispetto per i terremotati

Non è la prima volta che accade. Nonostante vi sia un grave lutto nel Paese, uno spettacolo importante, ripreso dalla Tv, con una platea di spettatori vastissima, non viene annullato e neppure rinviato. Sono, si dice, le «leggi» dello spettacolo ad imporlo. Ma, dico io, le leggi le fanno gli uomini e, per tanto, gli stessi uomini le possono anche cambiare.
C'è stato, giorni fa, un terremoto con 292 morti, migliaia di famiglie spezzate, distrutte dal dolore e altrettante costruzioni (chiese, palazzi, case) sbriciolate dalla natura che, a volte, improvvisamente impazzisce. Tanto disastro non è stato sufficiente ad annullare, ma nemmeno a rinviare di qualche mese, la famosa «Notte della Taranta», organizzata in un piccolo Paese del Salento. Dove, la notte del 27 agosto scorso, alcune ore dopo la celebrazione solenne dei funerali di Stato per le prime vittime del terremoto, si è suonato e cantato ad alto volume e anche ballato freneticamente la «pizzica». Che contrasto!
Qualcuno degli organizzatori ha detto che la «Taranta» non è il carnevale. Non lo è per il significato che si attribuisce ai due eventi: alla prima quello culturale e antropologico, al secondo quello più banale e burlesco. Ma sempre di una festa si tratta e non di momenti di raccoglimento, di silenzio o di preghiera. Non è sufficiente la decisione presa di esortare, ripetutamente, nel corso della manifestazione, a donare per i terremotati del Centro Italia. Questi, credo, avrebbero preferito un'altra solidarietà, quella del silenzio, della preghiera e della condivisione del loro dolore.
Ribadisco, sarebbe bastato rinviare la manifestazione solo di qualche mese. E così gli stessi artisti, quella notte si sarebbero esibiti senza provare disagio, sarebbero stati più spontanei, non condizionati dalla pesante atmosfera che in questi giorni sta avvolgendo tutta l'Italia, in modo particolare quella Centrale. Quando gli interessi economici hanno la meglio sulle esigenze dell'animo, dello spirito...

Salvatore Sisinni, Squinzano (Lecce)

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