Domenica 20 Gennaio 2019 | 12:53

LETTERE ALLA GAZZETTA

Giochi sporchi pubblico-privato a danno di pazienti e contribuenti

Una ventina di anni fa una parente di mia moglie giunse dalla Calabria a Bari per un consulto per un sospetto cancro della mammella. Il centro di riferimento regionale e come si vede extraregionale per la patologia mammaria era stato fondato e portato avanti egregiamente dalla dottoressa Ancona presso l'Ospedale S. Paolo: dalla diagnosi, alla terapia con risultati egregi e fama nazionale. Fatta la diagnosi seguì poi intervento chirurgico con esiti positivi per una donna giovane.
Allora e sino ad ottobre di quest'anno il servizio di anatomia patologica garantiva e garantisce diagnosi immediate sui pezzetti di tessuto sospetti di avere il cancro ma soprattutto si poteva e si potrà fare ancora per poco l'esame estemporaneo del frammento sospetto. Per chiarire il concetto, soprattutto per il cancro della mammella, è indispensabile che durante l'intervento chirurgico sia fatto l'esame delle cellule che avviene nel giro di poco tempo per procedere con interventi o meno più radicali con asportazione di linfonodi che possono essere affetti o meno da malattia e pezzi anatomici.
In tutta questa organizzazione di lavoro spicca lo studio del linfonodo sentinella tappa obbligata nel management terapeutico. Ebbene tutto questo prevede la presenza dell'anatomo patologo in sala operatoria con annesso servizio in ospedale. Dal S. Paolo il servizio di anatomia patologica verrà trasferito all'Oncologico Giovanni Paolo II a breve, rendendo impossibile il ricorso all'esame estemporaneo del pezzo bioptico. E né si potrà aspettare venti giorni per avere la diagnosi come assicura il Presidente Emiliano perché la paziente in quel momento è sotto anestesia generale ed ha una ferita chirurgica molto estesa.
Pertanto le rassicurazioni alla signora Sorrentino, che teme giustamente la soppressione della Breast Unit, non sono credibili perché collidono con le attuali terapie chirurgiche del tumore mammario. Queste non sono strategie di potenziamento dell'Oncologico ma mirano a sguarnire un'intera ASL, tra le più grandi in Italia, di un servizio indispensabile per chi opera la chirurgia anche sull'ovaio, fegato, intestino , cervello ecc. È un film già visto: quattro anni fa fu soppressa l'Anatomia Patologica del Di Venere per trasferirla al S. Paolo e, di fatto, si crearono problemi per curare al meglio i pazienti. E il tutto fu anticipato con la soppressione della sala operatoria di Dermatologia che era centro di riferimento per la cura dei melanomi dove per il successo della cura l'esame estemporaneo era necessario.
Il disegno appare chiaro: favorire le case di cura private che di privato hanno solo il nome perché finanziate dal Pubblico grazie agli accreditamenti con la Regione. E qui certamente non si privano dell'Anatomia Patologica. Grandi interventi, rianimazioni inesistenti, primari in pensione che portano pazienti e garanzie per grandi profitti grazie a costi contenuti per il personale e ricorso a medici...pensionati e consulenti.
Un'ennesima denuncia, soppressione di centri di eccellenza e donne e pazienti costretti ad emigrare. E chi paga? La Regione cioè Noi il ricovero e i parenti costretti a pagarsi la permanenza in albergo e il proprio sostentamento ignari e nel contempo vittime.

Leonardo Damiani, Bari

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