Venerdì 18 Gennaio 2019 | 20:50

LETTERE ALLA GAZZETTA

Licenziati cioè condannati a morte

In Italia c’è la pena di morte. A Foggia, una ventina di “furbetti del cartellino” sono stati licenziati. Al di là di facili ed ipocriti moralismi, chiediamoci se la pena è congrua al reato. In un Paese dove conosciamo bene le reali pene che scontano assassini, rapinatori, ladri, grandi corrotti e corruttori, dove le carceri si svuotano di delinquenti, dove chi ti ha rubato l’auto il giorno dopo la sentenza è in libertà per rubare altre auto, in questo Paese i furbetti del cartellino vanno certamente sanzionati, anche con pene durissime, ma non con il licenziamento. In una città come Foggia, al giorno d’oggi, un licenziamento equivale ad una condanna a morte.

Francesco Berardino, Foggia

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