Martedì 22 Gennaio 2019 | 18:15

LETTERE ALLA GAZZETTA

Sanità, gestire con la rete i disagi dei non autosufficienti

Il dramma di Luigi, 87 anni che nella disperazione ha annientato la vita della moglie, non è solo un atto violento da conservare nelle nostre cronache. È in primis un atto disperato di un uomo, colpevole si badi bene, ma che non ha avuto aiuto e sostegno appropriato dal territorio, ovvero da chi poteva adottare ogni intervento affinchè la povera Filomena potesse contenere le conseguenze di una malattia inesorabile e dai dati inquietanti come è la patologia di Alzheimer. Alla fine, dopo mesi e mesi, pur avendo amato per mezzo secolo sua moglie, Luigi non ha più retto psichicamente, è andato in “corto circuito” e ha pensato di “risolvere” il problema da solo. L’incidenza della sola malattia di Alzheimer (poiché vi sono molte altre forme di demenza che riguardano altrettante centinaia di migliaia di persone) ci mette di fronte a dati inquietanti, per certi versi incredibili. Ogni dieci minuti in Italia vi è un nuovo ammalato di Alzheimer, sei all’ora, centoquarantaquattro al giorno, oltre cinquantaduemila all’anno. Nuovi ammalati, che si aggiungono ai circa seicento mila già in cura a cui bisogna aggiungere le migliaia che non conosciamo. La necessità, anzi l’urgenza di porre contrasto al fenomeno “Alzheimer” è da molto tempo indicata dalla comunità scientifica internazionale, dall’organizzazione mondiale della sanità, dal Parlamento Europeo, dal Ministero, dalle Regioni. Ma cosa si è fatto concretamente per contrastare questo fenomeno gravissimo che entro il 2050 riguarderà una parte enorme della popolazione “over 65” europea ? Le istituzioni preposte italiane partono, come sempre purtroppo, dal dato, molto riduttivo nel suo complesso di analisi, relativo alla spesa, nel senso che prima di guardare il problema, il fenomeno e capire quale possa essere un intervento appropriato atto a contenere la malattia e la sua gestione, si pongono il problema dei “soldi”, del finanziamento. È un errore fondamentale perché non si pensa contestualmente alla valorizzazione di servizi e strutture (quelle in regola e dotate di ogni requisito naturalmente) già presenti sul territorio che potrebbero interagire con il Servizio Sanitario e prendere in carico migliaia di situazioni che invece così come avviene, costano circa otto volte di più ai bilanci pubblici. In Puglia per esempio un posto letto al policlinico di Bari costa oltre ottocento euro al giorno. Un posto letto in una Rsa novantadue. Dovrebbe essere semplice e virtuoso stabilire un fabbisogno con programmazione temporale e coinvolgere attivamente il territorio e tutte le strutture domiciliari, diurne e residenziali per affrontare il fabbisogno di assistenza e in particolare di continuità assistenziale che ormai è una vera e propria emergenza. Non si può ancora rimandare. Le demenze saranno le future epidemie. Occorre creare una rete telematica con governance pubblica, tra Medici di Base, Ospedali, Distretti, Servizi Sociali comunali e strutture diurne e residenziali, ove l’esigenza della persona deve essere tutelata e protetta secondo percorsi già ben noti che agendo in armonia favoriranno la appropriata integrazione socio sanitaria tanto auspicata e annunciata da decenni. I vantaggi sarebbero molteplici e straordinari. Si ridurrebbe di molto la spesa di assistenza pubblica, la spesa farmaceutica, la spesa inerente i ricoveri impropri e si consentirebbe al tempo stesso la protezione della persona e della sua famiglia oltre a ottimizzare i servizi ospedalieri che devono dedicarsi prioritariamente alla cura di altre patologie (es. oncologia, cardiologia, chirurgia, ecc.). Il vantaggio sociale, sanitario e economico dell’armonia delle procedure se identiche su tutto il territorio, donerebbe non solo contenimento della spesa ma favorirebbe l’utilizzo di cospicue risorse verso altri settori. Significa risparmiare decine di milioni di euro, significa rendere moderno un sistema di gestione della non autosufficienza che deve partire dalla famiglia e dagli operatori del settore passando da una adeguata e obbligatoria formazione che proprio attraverso la conoscenza di procedure e tecniche di contrasto favorirebbe senza dubbio la necessaria continuità assistenziale. Nell’era digitale dove riusciamo con un click a muovere il mondo, sarebbe davvero semplice, gestire con la rete anche i disagi inerenti la non autosufficienza.

Antonio Perrugini, Bari

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