Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 13:25

LETTERE ALLA GAZZETTA

Maturità, i docenti diano serenità ai giovani maturandi

Quest’anno ho potuto provare l’emozione di vedere mio figlio percorrere l’ultimo anno di studi in vista dell’appuntamento con la “maturità”.  L’avevo lasciata oltre trenta anni fa e la ricordo con serenità, timore e rispetto, sì la ricordo ancora oggi. Ho potuto sperimentare il crescente impegno da lui profuso durante l’anno per prepararsi al meglio nelle varie discipline e, in particolare, ho apprezzato il metodo “universitario” di seguire, nel prepararsi, i programmi di studio stilati dai vari docenti e l’acquisizione del concetto che “il libro non tradisce mai”.
Ma, ahimè, non avevo preso in considerazione che qualche docente “esterno” avrebbe potuto ergersi a protagonista dell’esame, privando così il candidato di tale ruolo.
Mi riferisco al clima in cui si sono svolti i colloqui.
L’accoglienza è stata già in partenza non rispettosa dello sforzo effettuato dal candidato per fornire ad ogni membro di commissione una copia personale della propria tesina. “Ne basta una soltanto di copia!”, gli veniva detto. Forse, se ne avesse portata solo una, avrebbero potuto osservare di avere difficoltà a seguirlo.
Durante l’esposizione, poi, nelle materie letterarie, prima gli è stato chiesto un collegamento con il messaggio presente in una poesia di Ungaretti (“I fratelli”) che non era inserita nel programma, né era riportata nel testo adottato, né era stata spiegata durante l’anno dal proprio docente. La docente esterna di lingua e letteratura italiana proseguiva con la richiesta di chiarire “l’unanimismo” (una teoria filosofico-letteraria dei primi del ‘900) di Ungaretti, teoria non riportata nel libro di testo in adozione, né trattata durante l’anno. Non è forse compito del docente esaminatore mettere a proprio agio il candidato? Per carità, nulla in contrario a che durante un colloquio d’esame si possa fare riferimento a qualcosa di diverso o fuori programma, per saggiare le capacità di elaborazione o di collegamento del candidato, ma concludere dicendo “anche se non c’è in programma, tu la dovevi sapere ugualmente perché è famosa”, mi sembra un po’ troppo. Come se non bastasse, gli è stato chiesto di parlare del “Dialogo di Plotino e Porfirio” tratto dalle Operette Morali di Leopardi, altro argomento non in programma e di difficile improvvisazione per i richiami filosofici. Tutto questo senza che il Presidente intervenisse di fronte al crescente imbarazzo dello studente e all’anomala conduzione dell’esame. Poi, quanto alla letteratura latina, gli si chiedeva perchè mai il docente della classe avesse inserito nel programma di studi l’opera di sant’Agostino. Si può facilmente capire come il candidato non era “abilitato” a fornire tale risposta e, anzi, di fronte a tale quesito, difficilmente avrebbe potuto proseguire la propria prova con la dovuta tranquillità e serenità, vedendosi così annullati sia l’impegno messo nel preparare i programmi di esame, sia le proprie aspettative. Quello che mi amareggia di piu’, è l’aver constatato, grazie agli scambi di messaggi tra gli studenti di classe, che la richiesta di argomenti fuori programma è stata riservata solo a mio figlio e questo “neo” è, per me, difficile da accettare e, sicuramente, difficile da spiegare ad un ragazzo.
Tale riflessione mi viene dal profondo del cuore e solo per far sì che l’impegno degli studenti venga in primo luogo rispettato, poi anche giudicato, lasciando a loro, però, il ruolo di protagonista nel bene o nel male della propria prova d’esame. I docenti, valutino, elaborino i propri convincimenti, ma facciano un passo indietro, lasciando al candidato, sino all’ultimo, la serenità necessaria per offrire il meglio di sé in questa prova, la prima vera prova d’esame della propria vita che lascia degli insegnamenti, duraturi, che vanno ben oltre il risultato finale dell’esame. E a questo scopo, collaborino anche i membri interni, allorquando rilevano degli atteggiamenti “inappropriati” da parte degli altri membri della commissione. Nella vita, è importante sapere che di fronte a te, in una sede istituzionale deputata alla formazione, ci sono persone che, in primo luogo, ti rispettano e, poi, con le proprie valutazioni, positive o negative, ti aiutano a migliorare ed a crescere.

Mamma di uno studente della V/E, Liceo Scientifico E. Fermi, Bari

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