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Pandemia e disabili

Covid, centri diurni si, o no?

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Covid, centri diurni si, o no?

Quando riapriranno ufficialmente i centri diurni?

Tra mille confusioni è cominciata la fase 2, ma l'emergenza covid-19, anche in Puglia sembra tutt'altro che scongiurata.

 Le sindromi da isolamento forzato e prolungato, sembrano aggravarsi ogni giorno di più, specie per le persone con disabilità.

Le famiglie dei disabili gravi sono allo stremo, spesso genitori anziani non riescono a garantire i livelli minimi di assistenza e nonostante provvedimenti tampone e progetti pilota che in tutta la Puglia stanno dimostrando la loro efficacia, con tutoraggi a distanza, anche per gli individui con handicap, la situazione sta diventando sempre più critica.

Secondo l'ultima disposizione regionale in materia, le strutturer esidenziali/semiresidenziali/ambulatoriali/domiciliari sanitarie, sociosanitarie,socioassistenziali pubbliche, private accreditate/autorizzate all’esercizio/autorizzate al funzionamento potranno riattivare le attività secondo

le indicazioni e nel rispetto puntuale delle indicazioni, di cui alle disposizioni di sicurezza e di salute pubblica.

La riattivazione delle  attività  deve avvenire assicurando le prestazioni agli utenti

in carico alla data di sospensione delle precedenti attività; in riferimento alle

prestazioni semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari e ai relativi piani terapeutici, se

scaduti durante il periodo di sospensione delle attività, questi si intendono

prorogati nella durata (calcolando in aggiunta i giorni di sospensione delle attività).

 

  Queste disposizioni valgono per le attività rese in regime sia privato che in regime di accordo contrattuale/convenzione con ASL/Enti pubblici;per le strutture private accreditate e/o contrattualizzate con la ASL,

l’erogazione delle prestazioni dovrà avvenire nei limiti dei tetti di spesa assegnati inell’anno 2020, come da DGR n. 526/2020 per le strutture residenziali e da DGR n.

527/2020 per le strutture semiresidenziali;

Sono fatte salve  le previsioni stabilite dalla Giunta regionale con la DGR n.526/2020

in riferimento alle strutture residenziali restano valide ed efficaci;

 in riferimento ai Centri diurni di cui alla DGR n.527/2020, la riattivazione delle attività secondo le modalità attivazione delle attività in sede,

la fatturazione e la rendicontazione saranno presentate alla ASL secondo

prestazioni effettivamente erogate e con le modalità ordinarie nel rispetto delle tariffe di riferimento regionali e delle quote di compartecipazione a carico della competente ASL;

  i Direttori Generali delle ASL dovranno procedere a definire la

sottoscrizione degli accordi contrattuali con le strutture residenziali sanitarie entro

il 31/5/2020, apportando negli schema – tipo del contratto le modifiche richiamate

nella DGR n.526/2020;

 in riferimento alle strutture residenziali sociosanitarie contrattualizzate e in

regime di proroga i Direttori generali dovranno procedere con propria

deliberazione a prorogare i rispettivi accordi contrattuali; in riferimento ai Centri

diurni sociosanitari contrattualizzati con la ASL (in regime di proroga), i Direttori

generali dovranno procedere con propria deliberazione a prorogare gli accordi

contrattuali autorizzando la modalità di erogazione delle prestazioni secondo uno

dei modelli organizzativi contenuti nelle precedenti disposizioni è già prefissati.

 

Come si vede, la disposizione da la possibilità, ma non ingiunge l'apertura dei centri diurni. Questo sta ingenerando una serie di fraintendimenti attuativi  e un effetto domino a macchia di leopardo. Ci sono cooperative sociali che si dimostrano più attendiste e strutture residenziali che invece hanno già ripristinato i servizi di assistenza per anziani e disabili.

Con quali rischi?

Come controllare la spontanea affettività che caratterizza le persone con problemi cognitivi?  - si chiedono molti operatori del settore - Come favorire la corretta distanza? Come isolare il pericolo di contagio nei pulmini per il trasporto dei disabili?

 Come fronteggiare il problema degli a sintomatici?

Queste domande per ora rimangono senza risposta e inducono cautela.

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