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Troppi morti a Taranto, Melucci scrive al governo

Per denunciare una situazione ormai insostenibile, fatta di malattie e morti

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A pochi giorni dall’udienza nella quale il Consiglio di Stato dovrà decidere se ordinare o meno lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva, fino alla loro messa a norma, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci scrive al Governo e alle autorità sanitarie per denunciare una situazione ormai insostenibile, fatta di malattie e morti.
«Esprimo la forte preoccupazione sulle disuguaglianze di mortalità rilevate nel territorio della città di Taranto, con particolare riferimento ai 3 quartieri nord, che impongono massima allerta e tutto quanto necessario per porre rimedio ad esse» scrive - come la Gazzetta è in grado di rivelare - Melucci nella lettera inviata ai ministri Speranza (Salute), Giorgetti (Mise) e Cingolani (Transizione ecologica), all’Istituto Superiore di Sanità, alla Regione Puglia, all’Ispra, all’Arpa, al dipartimento Salute della Regione Puglia e all’Asl di Taranto.

Citando - e allegando - gli esiti di un lavoro scientifico realizzato da Valerio Gennaro (Isde Genova); Stefano Cervellera (Comune di Taranto), Carlo Cusatelli (Uniba) e Alessandro Miani (Sima), Melucci ritiene «evidente e non più rinviabile la necessità di convocare con urgenza un tavolo per la stipula di un accordo di programma che ponga definitivamente fine alla crisi ambientale e sanitaria del territorio tarantino, con il chiaro obiettivo di giungere alla chiusura delle fonti inquinanti. Il mio ruolo, nella specifica veste di autorità sanitaria locale, mi impone di mettervi a conoscenza, con tutte le dovute responsabilità, di quanto in questa lettera riportato».

Ma cosa sostiene lo studio? «Tre quartieri (Paolo VI, Tamburi e Borgo) soffrono di eccessi di mortalità - scrive il primo cittadino - sia nel confronto intra comunale che nel confronto regionale dove gli eccessi risultano peggiorati, in quasi tutto il periodo di riferimento (2011-2020), raggiungendo per gli uomini un elevatissimo livello del 68% di eccessi di mortalità al quartiere Paolo VI nell'anno 2019. Il confronto regionale dimostra che in questi quartieri permangono eccessi di mortalità, significativi per quasi tutto il periodo, con un trend di crescita superiore negli uomini». Melucci precisa che «seppur non corredati da un nesso di causa-effetto» i dati «disegnano una precisa situazione di grave aumento della mortalità nel territorio tarantino e in particolare alcune aree dello stesso» e che, inoltre «l'analisi della mortalità generale con l'utilizzo di dati di fonte anagrafica consente di studiare in maniera molto dettagliata - aggiornatissima e precisa - il fenomeno e l'andamento della mortalità, sia nell'intero territorio comunale, che in aree sub urbane (es. quartieri), a differenza dei dati del circuito ufficiale lstat, che presentano ritardi nella loro disponibilità ed aggregazioni a volte anche di tipo sovracomunale, con livelli di confidenza del 90%».

Intanto, Acciaierie d’Italia, il nome della nuova società partecipata da Invitalia e ArcelorMittal che gestisce gli impianti ex Ilva, ha licenziato il dipendente addetto al pulpito principale (una postazione di comando) della colata continua 2 dell’acciaieria 2 dopo l’incendio, senza feriti, verificatosi nella mattinata di Pasquetta. Lo hanno annunciano ieri Fiom Cgil e Uilm. «Un altro licenziamento senza giusta causa della multinazionale che scarica sui lavoratori le proprie responsabilità, anche su altri due lavoratori momentaneamente sospesi in maniera cautelativa», dicono le due sigle metalmeccaniche. È il primo licenziamento di Acciaierie d’Italia, sottolineano Fiom e Uilm, facendo riferimento al fatto che la nuova società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, in rappresentanza dello Stato, che ha investito nell’acciaio 400 milioni di euro, si è costituita appena lo scorso mese. «Incomprensibilmente - dicono Fiom e Uilm - l’azienda non ha accolto le giustificazioni alla contestazione disciplinare secondo la quale lo stesso lavoratore non avrebbe attivato la procedura di emergenza a seguito di una fortissima reazione di tipo esplosivo con la proiezione di acciaio in piattaforma in corrispondenza della linea 2 della colata continua 2».

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