Domenica 08 Dicembre 2019 | 19:01

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Mittal: «Pagati fornitori strategici». Ispezione commissari: «Riserve al minimo». Zingaretti a Taranto: «Azienda sieda nuovamente al tavolo»

Ieri il doppio blitz nel capoluogo jonico e a Milano della Guardia di Finanza, si indaga su 'crisi pilotata'

Ex Ilva, oltre 700 esodi: per nuove assunzioni valutate esperienza, anzianità e carichi di famiglia

Nuovo incontro con i sindacati nell’acciaieria ex Ilva sul nodo dei crediti delle ditte degli appalti. A quanto si apprende, l’Ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha comunicato di aver pagato al 100% tutti i fornitori strategici dello stabilimento, mentre a tutti i fornitori italiani del settore dell’autotrasporto è stato corrisposto un acconto del 70 per cento sull'ammontare
complessivo preteso, fatture scadute e in scadenza. Arcelormittal ha informato anche Confindustria Taranto.

Dopo l’incontro nel siderurgico tra azienda e sindacati metalmeccanici sulla questione dei pagamenti dell’indotto, da fonti della Fim si apprende che "ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati di aver pagato tutti i fornitori; i 163 fornitori degli autotrasportatori, invece, hanno ricevuto acconto del 70% tra pregresso e in corso». I lavoratori, che da lunedì presidiano le portinerie, avevano minacciato di bloccare domani lo stabilimento in assenza di risposte sul ristoro dei crediti che ammontano complessivamente a 60 milioni di euro.

LA VISITA DI ZINGARETTI - «E' importante far tornare la Mittal al tavolo, è importante pensare a soluzioni che comunque tengano insieme la produzione e la salute, l’ambiente. E' importante che non ci sia solo il tema Ilva ma un impegno sulla rinascita di Taranto». Lo ha dichiarato il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, al termine del suo giro di incontri a Taranto con le istituzioni locali e le parti sociali sulla questione Ilva. «Il governo italiano - ha aggiunto - sta preparando una proposta. Il presidente Conte è impegnato direttamente. Io sono segretario di un partito politico che vuole aiutare e contribuire alla costruzione di questa proposta. Sarebbe addirittura scorretto che io, mentre c'è una trattativa tra un governo e un’impresa, entri nel merito».
E’ stato «importante - ha detto ancora Zingaretti - ascoltare oggi i vari attori economici, associativi, istituzionali, della città perchè è ovvio che c'è bisogno di essere vicini a questa città e quindi qualsiasi proposta non deve calare dall’alto ma deve partire da quanto sta avvenendo qui. Bisogna risarcire una città ferita e investire con quello che il presidente Conte ha chiamato Cantiere Taranto. Anche questo va pensato e preparato ascoltando le esigenze del mondo delle imprese, del lavoro, dell’associazionismo, perchè è giusto pensare a una svolta per Taranto».

Il segretario del Pd ha detto che a suo giudizio «per l’acciaieria Ilva ci devono essere progetti di sviluppo che tengano insieme ovviamente sia la produzione che il tema della salute e dell’ambiente. Ma occorre anche investire su Taranto. Questo è un compito dello Stato». «C'è una città ferita che si aspetta una presenza pubblica su tanti capitoli della propria vita. Vuol dire - ha concluso - investimenti sui servizi, sul porto, sulla qualità della vita, sull'università, sulla sanità. Io credo che sia giusto ascoltare e poi, come partito politico, riportare la voce della comunità e chiedere anche su questo una presenza dello Stato».

AZIENDA CONVOCA SINDACATI SU PROTESTA INDOTTO - I sindacati metalmeccanici, così come era accaduto ieri, sono stati convocati nuovamente per le 19 nello stabilimento ArcelorMittal dall’azienda per affrontare la questione della protesta delle ditte dell’indotto che hanno bloccato le portinerie. Ieri l’azienda aveva evidenziato problemi per la cokeria in seguito ai mancati approvvigionamenti. Le imprese dell’indotto rivendicano il pagamento delle fatture per un ammontare complessivo di 60 milioni di euro. Già ieri ArcelorMittal aveva dato rassicurazioni verbali sull'avvio dei pagamenti a scalare per almeno il 60% dello scaduto nell’arco di 15 giorni. Confindustria Taranto oggi ha però smentito che siano stati effettuati pagamenti e le ditte dell’appalto hanno annunciato che se non riceveranno le spettanze entro domani a mezzogiorno bloccheranno la fabbrica.

ISPEZIONE DEI COMMISSARI ILVA A TARANTO - I commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria hanno compiuto una ispezione questa mattina nello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal di Taranto. L’ispezione avviene all’indomani delle perquisizioni e sequestri fatti dalla guardia di finanza su delega della Procura alla ricerca di documentazione relativa al movimento di merci, ordini, e stato di manutenzione degli impianti. L’inchiesta, aperta sulla base dell’esposto dei commissari, riguarda presunte condotte illecite di ArcelorMittal in particolare in merito alle ipotesi di reati di 'Distruzione di mezzi di produzione' di 'Appropriazione indebita'. Quest’ultima ipotesi fa riferimento al fatto che i commissari di Ilva nella denuncia sostengono che il magazzino del siderurgico sia stato svuotato rispetto alla merce che vi era al momento della consegna.

«Riserve al minimo» che possono consentire alla fabbrica di andare avanti per «un raggio di azione molto ridotto». E’ quanto hanno verificato i commissari straordinari dell’Ilva in amministrazione straordinaria che oggi hanno fatto una ispezione nello stabilimento A.Mittal di Taranto. I commissari, accompagnati da dirigenti e tecnici, hanno compiuto verifiche in particolare nell’area dei parchi minerali, dove vengono stoccati i materiali che servono ad alimentare l’attività della fabbrica.

A quanto si è appreso da fonti vicine alla gestione commissariale, la visita avrebbe sostanzialmente confermato quanto ipotizzato nell’esposto presentato da Ilva in As e che ha dato luogo all’avvio da parte della procura di Taranto di una inchiesta sulle ipotesi di reati di 'Distruzione di mezzi di produzionè e di 'Appropriazione indebita'.
Una prima richiesta di ispezione era stata negata nei giorni scorsi da Arcelor Mittal che oggi ha invece fatto accedere i commissari al sito. Dopo la visita i commissari hanno incontrato il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo.

L’Ilva in amministrazione straordinaria presenterà entro questa settimana all’autorità giudiziaria di Taranto una richiesta di proroga del termine del 13 dicembre fissato dal Tribunale per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza dell’Altoforno 2
sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella.

Lo si apprende da fonti vicine alla gestione commissariale secondo cui, peraltro, non ci sarebbe alcun automatismo tra il termine del 13 dicembre e la chiusura dell’altoforno in quanto prima di avviare eventualmente lo spegnimento bisognerà compiere le verifiche necessarie che richiedono tempo.
La proroga verrà chiesta, si apprende, per consentire il completamento dell’ultimo adempimento non ancora del tutto realizzato. La gestione commissariale, infatti, avrebbe già realizzato 20 delle 21 prescrizioni dall’autorità giudiziaria. La ventunesima, che riguarda la realizzazione delle macchine automatiche, è quella tecnicamente più complessa e richiede ancora tempo.

CONTE: SPERO CHE MITTAL CAMBI ATTEGGIAMENTO - «Venerdì porterò la determinazione di un presidente del Consiglio di un Paese del G7 dove si viene e si rispettano le regole: non ci si può sedere e firmare un contratto e dopo qualche mese iniziare un’attività di dismissioni per andare via. Mi auguro che possa capire questa situazione e assumere un atteggiamento ben diverso da quello preannunciato nell’incontro precedente». Lo dice il premier Giuseppe Conte

PROSEGUE IL PRESIDIO - Prosegue, nonostante l’appello di Confindustria Taranto a sospendere la protesta, il presidio dei lavoratori dell’indotto davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal. Le imprese rivendicano il saldo delle fatture in sospeso, per un credito complessivo di 60 milioni di euro, ma la multinazionale ieri sera, nell’incontro con i sindacati e i vertici locali dell’associazione degli industriali, ha dato rassicurazioni verbali in merito al pagamento a scalare del 60% dello scaduto nell’arco di 15 giorni. Le aziende, secondo quanto riferito dai portavoce della protesta, non accettano la proposta e fissano per domani la data ultima per ricevere i pagamenti dello scaduto complessivo, in assenza dei quali si dichiarano pronte a procedere al fermo totale delle attività.

«Qualcuno si preoccupasse di risolvere subito il problema dei pagamenti e che questi siano completi, altrimenti giovedì lo stabilimento si spegne tutto perché vogliamo i soldi. I lavoratori devono portare il pane alle loro famiglie». Lo ha detto Vladimiro Pulpo, imprenditore e capo della sezione autotrasportatori di Confindustria, che partecipa al presidio davanti alla portineria C dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto delle aziende dell’indotto che rivendicano il pagamento delle fatture da parte della multinazionale. «Noi - ha aggiunto un lavoratore - fino a quando non abbiamo notizie sicure non ci muoviamo». Il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, che ieri sera ha partecipato a un incontro con azienda e sindacati nello stabilimento siderurgico, ricorda che «stiamo parlando di circa 60 milioni di euro di circolante, gran parte di essi già scaduti. L’impegno della multinazionale è scalettare da oggi il 60% entro 15 giorni, per cui al quindicesimo giorno noi avremo ricevuto il 60% dell’attuale scaduto, ma fra 15 giorni ci sarà altro scaduto. Come si intende rientrare - si chiede - in queste condizioni?».

I blocchi attuati dai lavoratori dell’indotto alle portinerie dell’ex Ilva di Taranto stanno creando problemi anche per la distribuzione dei pasti nelle mense dello stabilimento. Da fonti sindacali si apprende infatti che la mensa dell’Acciaieria 1 «è chiusa e il servizio di trasporto interno garantirà l’accompagnamento dei fruitori presso la mensa Officine Generali» che resterà invece aperta fino alle 13.45 e dove saranno però distribuiti solo pasti freddi.
La mensa del reparto Ima III sporgente, nell’area portuale dove non ci sono blocchi, è invece normalmente aperta «e garantisce il servizio consueto».

PATUANELLI: DOMANI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI PROPOSTE PER TARANTO - Domani in Consiglio dei ministri arriveranno «alcune proposte» per Taranto, «anche dal Mise ovviamente: ci sarà una serie di valutazioni su come accelerare gli interventi previsti all’esterno dello stabilimento» dell’ex  Ilva «perché bisogna dare risposte ai cittadini che da anni attendono anche ricadute positive sul territorio». Lo dice Stefano Patuanelli interpellato alla Camera. «C'è un miliardo circa del contratto istituzionale di sviluppo da fare ricadere sul territorio in tempi rapidi anche con una legge speciale».

«Ci sono altre proposte che faremo domani in Consiglio dei ministri - ha aggiunto Patuanelli - poi ci sarà un provvedimento unico che tenga in considerazione tutta l'area di Taranto, a prescindere dalla questione dello stabilimento in sé: vanno considerate anche tutte le attività di bonifica sulle aree escluse, quelle interne allo stabilimento ma escluse dall’attuale contratto di affitto»

BENTIVOGLI (FIM): NON C'E' PIANO B -  «Non esiste attualmente un piano B, si continua a parlare del piano B per scaricarsi le responsabilità tutte politiche. ArcelorMittal ha le sue responsabilità: non si permetta di lasciare per strada i lavoratori perché c'è un accordo sindacale senza esuberi». Lo ha sottolineato il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli prima dell’assemblea nazionale dei metalmeccanici a Roma.
«Allo stesso tempo - ha chiarito - il piano B è per non discutere del pasticcio che ha combinato il governo con lo scudo penale. Chiunque prenderà quello stabilimento chiederà lo scudo penale, per cui se ci sono problemi elettoralistici all’interno della maggioranza è ora che li risolvano perché non è solo utile per la difesa dell’occupazione, è utile per far ripartire il piano ambientale, bonificare quel territorio e rendere quell'azienda non inquinante e non produttrice di morte». 

CONFINDUSTRIA: NESSUN PAGAMENTO INDOTTO - «Nessun pagamento effettuato da parte di ArcelorMittal Italia alle aziende dell’indotto, neanche in minima percentuale. Contrariamente a quanto dichiarato dall’azienda nella serata di ieri a Confindustria e sindacati, convocati nella direzione dello stabilimento, nessun credito è stato soddisfatto neanche come anticipo rispetto alla mole creditizia maturata da parte delle aziende fornitrici». Lo chiarisce in una nota Confindustria Taranto, aggiungendo che «le imprese, che da lunedì scorso continuano a tenere il presidio spontaneo e autogestito davanti allo stabilimento, avevano assicurato già da ieri sera, accogliendo la nostra richiesta, gli interventi necessari per la messa in sicurezza degli impianti».
La protesta ora potrebbe aumentare di livello. In assenza del saldo dei crediti, le aziende dell’indotto «riprenderanno - puntualizza Confindustria - con il blocco delle attività interne allo stabilimento a partire dalle 12 di domani».

OGGI ATTESO ZINGARETTI - Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, nel pomeriggio di oggi è previsto a Taranto per una serie di incontri legati alla crisi ArcelorMittal. Lo si apprende da fonti del Pd locale. E’ in calendario un incontro intorno alle 15.30 a Palazzo di città con il sindaco Rinaldo Melucci. A seguire, Zingaretti dovrebbe incontrare i vertici di Confindustria Taranto, l’arcivescovo Filippo Santoro, i sindacati e probabilmente rappresentanti di associazioni ambientaliste. Alle 18, nuovo appuntamento in Municipio.

A MILANO IN CAUSA CIVILE ANCHE PRIMI ESITI INDAGINI - La Procura di Milano che indaga sul caso ArcelorMittal, il gruppo franco indiano che vuole sciogliere il contratto d’affitto dell’ex Ilva, punta a portare i primi esiti degli accertamenti effettuati in questi giorni nella causa civile con udienza fissata per il 27/11 sul ricorso d’urgenza dei commissari Ilva. Uno dei focus dell’inchiesta sulla presunta 'crisi pilotata' è l’acquisto a prezzi gonfiati di materie prime da una società brasiliana e attraverso un’altra di trading. Oggi in Procura saranno ascoltati altri testimoni. 

Gli inquirenti sono ancora al lavoro per preparare l’atto di intervento, preannunciato venerdì con un comunicato del procuratore di Milano Francesco Greco, nel procedimento civile davanti alla sezione specializzata in materia di impresa presieduta da Claudio Marangoni. Un atto col quale si affiancheranno ai commissari dell’Ilva che hanno presentato il ricorso d’urgenza contro lo scioglimento del contratto da parte di Mittal.
I pm hanno tempo fino al 25 novembre per depositare l’atto e, da quanto si è saputo, sono intenzionati a corroborare le loro richieste con i primi riscontri delle indagini effettuate in questi giorni con perquisizioni, sequestri di documenti e materiale informatico e audizioni di persone informate sui fatti, tra cui anche dirigenti amministrativi e commerciali del gruppo franco indiano.

Nell’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano e coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, vengono ipotizzati i reati di distrazione di beni dal fallimento e di aggiotaggio informativo (oltre ad un fascicolo autonomo per omessa dichiarazione dei redditi su una società lussemburghese di ArcelorMittal). Gli inquirenti stanno cercando di capire se i manager del gruppo abbiano o meno svuotato le casse e il magazzino dell’ex Ilva «pilotando una crisi» per recedere dal contratto, 'ucciderè così un concorrente della stessa multinazionale e andarsene dall’Italia.

Tra i capitoli dell’indagine quello su presunti acquisti di materie prime a prezzi gonfiati. Materiali comprati dalla filiale italiana del gruppo e venduti anche dalla società brasiliana Itabrasco, che è una joint venture con Ilva, e attraverso l’intermediazione nelle compravendite di una società di trading olandese, sempre del gruppo ArcelorMittal. Da verificare se i prezzi a cui Mittal ha comprato siano stati davvero più alti rispetto ai valori di mercato, anche tenendo conto dei costi di intermediazione.

Ci sono anche le comunicazioni rese al mercato da ArcelorMittal tramite il suo amministratore delegato Lucia Morselli nel mirino della Procura di Milano che sta indagando sul'addio del gruppo franco indiano all’ex Ilva: si tratta in particolare delle comunicazioni rese al mercato in dal 15 ottobre, quando l’ad si insediò, fino al 4 novembre, quando annunciò di voler sciogliere il contratto d’affitto. Si stanno valutando anche un paio di comunicazione del periodo precedente.

«Non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa di quella degli impianti dell’ex Ilva - aveva dichiarato Morselli nel comunicato del 15 ottobre scorso nel quale si dava conto del suo insediamento come presidente e ad di ArcelorMittal Italia -. Sono molto motivata dall’opportunità di poter guidare ArcelorMittal Italia, e farò del mio meglio - aveva aggiunto - per garantire il futuro dell’azienda e far sì che il suo contributo sia apprezzato da tutti gli stakeholder». Salvo, poi, dopo una ventina di giorni, il 4 novembre, comunicare il recesso e la risoluzione «relativa al contratto di affitto dei rami d’azienda Ilva», a causa, si leggeva nella comunicazione della società, di «una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto».

Nel mirino dei pm, dunque, ci sono i comunicati ufficiali con cui la filiale italiana del gruppo, guidata da Morselli (prima l'ad era Matthieu Jehl), potrebbe aver manipolato il mercato con false informazioni, mentre sarebbe stato in corso, in realtà, un "depauperamento» dell’azienda in vista della sua uscita dall’ Italia. Gli inquirenti analizzano, poi, anche alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate da Morselli nello stesso breve periodo, oltre anche ad alcune comunicazioni precedenti dell’azienda, prima che si insediasse il nuovo ad.
Nel frattempo, nel pomeriggio in Procura proseguirà l'audizione di testimoni e dovrebbero essere sentiti ancora alcuni dirigenti di ArcelorMittal, come accaduto ieri.

LANDINI: ERRORE ANDARE IN TRIBUNALE - «ArcelorMittal ha scelto di andare in tribunale, ma queste cose non si risolvono in tribunale, ha fatto un errore grave, ritiri quell'errore e si parta dall’accordo fatto». Lo ha detto Maurizio Landini, leader della Cgil, a Napoli, parlando della richiesta depositata in Tribunale di recesso dal contratto. «Deve ritirare la revoca - ha affermato - Se c'è un problema di tempi per gli investimenti si può discutere ma è inaccettabile che Arcelor Mittal pensi che può cambiare il piano industriale e gli investimenti». «Sono abituato a ragionare da sindacalista, è stato fatto un accordo un anno fa, nessuno ha obbligato nessuno, una trattativa durata un anno e mezzo - ha aggiunto - Mittal ha vinto una gara, c'è un accordo firmato in sede ministeriale davanti al mondo intero, quell'accordo va rispettato, tutto il resto sono dietrologie che non seguo». «Ci sono un impianto e un’idea di industria da difendere, quell'impresa si è presa degli impegni e li deve rispettare - ha sottolineato - Il Governo si è preso degli impegni e deve rispettarli. Se qualcuno dice altro se ne assume le responsabilità». 

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