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Mittal, Conte potrebbe incontrare domani i vertici. Turco alla «Gazzetta»: «Proveremo a costringerli a rispettare impegno»

Sarà probabilmente martedì l'atteso, e in qualche modo annunciato, incontro tra il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i vertici di Mittal di cui si era parlato in occasione della visita del premier a Taranto venerdì. Per questo motivo, da quanto si apprende, Conte incontrerà i parlamentari pugliesi del M5S per discutere del dossier ex Ilva. L’incontro, a cui potrebbero partecipare anche il capo politico del Movimento Luigi Di Maio e il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, non è stato ancora fissato ma dovrebbe avvenire prima del nuovo tavolo del governo con Arcelor Mittal previsto per martedì. 

Intanto la domenica è stata scandita ancora una volta dal tema dello scudo penale, che il governo avrebbe dichiarato di voler ripristinare con una norma rivolta a tutte le aziende, pur in presenza di una dichiarazione esplicita della multinazionale di voler comunque mollare il siderurgico. Italia Viva, da quanto si è appreso, presenterà un emendamento al dl fiscale per ripristinare lo scudo penale per i vertici di Am: la scadenza di presentazione delle proposte di modifica al decreto è alle 9.30 di lunedì.

«Pur di salvare l’ex Ilva siamo disposti a tutto» dice il leader della Lega Matteo Salvini al suo arrivo alla Fiera di Ferrara, rispondendo alla domanda se se sia favorevole alla reintroduzione delle norme per lo scudo penale per Arcelor Mittal.

La senatrice pentastellata, nonchè ex ministro, Barbara Lezzi ribadisce che «Già in Cdm mi ero rifiutata di votare il ripristino dello scudo penale. Non può essere una soluzione estendere lo scudo penale a tutti gli altri. La soluzione deve essere quella di fare investimenti certi su questa fabbrica. Con i colleghi pugliesi siamo pronti con diverse soluzioni, aspettiamo di incontrare Conte per proporle, poi farà lui la sintesi. Ci possono essere dei fondi nazionali e anche europei che possono essere usati. Aiuti di Stato? Questa è una questione strategica per l’Italia e l’Ue». 

Il ministro Teresa Bellanova, invece, affida a un post su Fb la sua posizione: «Nessuno può pensare che questa vicenda si risolve nelle aule giudiziarie: significherebbe aver già perso». E sottolinea che «a Mittal va tolto ogni alibi e deve essere vincolato all’attuazione integrale di quanto sottoscritto». L’azienda, ribadisce, va riportata al tavolo con i sindacati con cui ha sottoscritto l'accordo.

Intanto, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha convocato per lunedì presso la presidenza regionale (ore 14:30) un incontro con le parti sociali e istituzionali (Organizzazioni sindacali, Confindustria, Comune e Provincia di Taranto) per discutere della situazione della ex
Ilva di Taranto dopo l’annunciato disimpegno di ArcelorMittal.

Lavoratori e sindacati sono quindi in stand-by. La mobilitazione in questo momento è sospesa in attesa di capire se la multinazionale farà o meno un passo indietro.

LE PAROLE DI MARIO TURCO (di Mimmo Mazza)

«La situazione è molto difficile ma stando uniti e con il sostegno del presidente Conte, ce la possiamo fare». Il senatore Mario Turco, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dopo aver offerto al premier Giuseppe Conte, che lo ha voluto fortemente al Governo, un panino con l’hamburgher in una paninoteca del centro di Taranto, lo ha accompagnato in un giro al quartiere Tamburi, il rione dove è nato.
«Ha voluto vedere la distanza tra le case e le ciminiere» racconta Turco alla Gazzetta. «Ha potuto così rendersi conto di persona della situazione, della compromissione ambientale frutto di anni di disattenzione e sottovalutazione».

Come se ne esce?
«Provando a costringere ArcelorMittal a rispettare il contratto, recuperando il tempo perduto da chi doveva controllare il regolare e puntuale adempimento dello stesso».

E se Mittal se ne va?
«Si torna alla amministrazione straordinaria, si nominano nuovi commissari e si eroga un prestito ponte per garantire l’operatività degli impianti e il pagamento degli stipendi. Nel frattempo si mettono in pista una serie di misure indispensabile per accompagnare gli operai».

Come il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ai fini previdenziali?
«Stiamo lavorando con il ministro Catalfo e il ministro Provenzano all’istituzione, nella manovra finanziaria, di un fondo per il sostegno ai lavoratori dell’ex Ilva. Si tratterebbe di un fondo pluriennale, che partirebbe con 5-10 milioni, da destinare alla riqualificazione e reinserimento nel mondo del lavoro di oltre 1.500 lavoratori attualmente in cassa integrazione e in forza all’Ilva in amministrazione straordinaria e anche per affrontare il tema della bonifica dall’amianto nel siderurgico. Vogliamo porre le basi di una soluzione programmata delle criticità».

Taranto può dire addio all’acciaio?
«Secondo me deve dire addio all’attuale modo di produrre acciaio, puntando sulle nuove tecnologie e scommettendo sull’addio al carbone. Dobbiamo sicuramente occuparci di chi lavora nel siderurgico ma anche di chi un lavoro non ce l’ha. Va aperto il Cantiere Taranto, prevedendo il completamento delle dotazioni infrastrutturali e l’utilizzo delle stesse. Non possono volerci ancora due ore per raggiungere Bari in treno, non è possibile avere un grande aeroporto aperto solo per i voli tra Taranto e gli Stati Uniti per il trasporto delle fusoliere per la Boeing realizzate a Grottaglie, non è possibile avere un grande porto con enormi piazzali e vedervi transitare navi legate unicamente all’Ilva. Dobbiamo andare oltre dal punto di vista economico e dobbiamo andare oltre anche dal punto di vista della formazione. L’incidente di percorso sulla facoltà di Medicina deve diventare un brutto ricordo. Nei prossimi giorni sarà convocato il tavolo per pianificare l’istituzione di un corso di specializzazione in sicurezza e prevenzione sul lavoro. Definiremo i contenuti dell’investimento pluriennale e soprattutto il piano straordinario assunzionale per il definitivo consolidamento anche del polo universitario jonico. L’inizio di un vero corso di laurea in Medicina è solo uno dei contributi che ho elaborato per ridare speranza ad una comunità ferita».

IERI SCONTRO A DISTANZA CONFINDUSTRIA E SINDACATI SU ESUBERI

Per il governo la soluzione migliore resta la permanenza di Mittal. Per questo si è pronti a trattare. Due le ipotesi che, secondo rumors di maggioranza, potrebbero essere percorribili. Un maxi-sconto sul prezzo che ArcelorMittal paga per l’affitto e che ha già messo sul piatto per l’acquisizione dell’ex Ilva (1,8 miliardi) e una trattativa per ridurre gli esuberi.

Sull'ex Ilva, intanto, litigano Confindustria e sindacati. "Mantenere i livelli di occupazione con queste crisi congiunturali è un errore», sottolinea Vincenzo Boccia. «Sono parole senza senso, c'è un accordo da rispettare», replica Maurizio Landini, cui si associa anche la leader della Cisl, Annamaria Furlan, sottolineando che «le imprese serie» affrontano le crisi confrontandosi col sindacato, non «chiudendo la fabbrica e lasciando a casa 5000 persone».

Ma le divisioni, nella maggioranza si estendono anche a cosa fare dell’ex Ilva. La nazionalizzazione è un’ipotesi che non si può escludere: il M5S sarebbe d’accordo, anche per Italia Viva e parte del Pd non è un tabù e, nel governo non è sfuggito l’endorsement arrivato ieri ad una simile misura dal ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. Si potrebbe trattare, però, di una mini-nazionalizzazione, meno drammatica per le casse dello Stato. Con il coinvolgimento di Cdp (molto difficile) o di Invitalia. E c'è chi, infine, torna ad una delle idee pre-ArcelorMittal: chiudere l’impianto. A Taranto hanno chiesto in tanti a Conte. E per il M5S è stata una delle battaglie delle origini. Con un’appendice: chiudere l’impianto, a quel punto, non sarebbe una scelta del governo, ma una via obbligato dopo il «fraudolento» addio di Mittal.

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