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Taranto

Mittal, un fondo per lavoratori in Cig. Scontro Confindustria-Cgil su esuberi. Di Maio: «Non li faremo andare via»

Scudo e nazionalizzazione, polemica a distanza. Tajani: impedire la fuga dell'azienda. Indotto, 200 aziende in ginocchio, aspettano 50 milioni

Mittal, terminato sciopero 24 ore. Conte fino a notte visita i Tamburi«Il governo non vi abbandonerà»

E’ terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. Dopo la visita di ieri sera del premier Giuseppe Conte, il consiglio di fabbrica si è sciolto in attesa dei prossimi sviluppi, ma resta alta l’attenzione anche perché lo stesso presidente del Consiglio ha ammesso di non avere la soluzione in tasca. Intanto si è appreso che il Presidente del Consiglio potrebbe incontrare l'azienda lunedì. Circostanza, questa, che sarebbe emersa nel corso di un incontro con la delegazione di Confindustria. 

Intanto, il sottosegretario alla presidenza, Mario Turco, fa sapere che «Stiamo lavorando con il ministro Catalfo e il ministro Provenzano all’istituzione, in manovra, di un fondo per il sostegno ai lavoratori dell’ex Ilva». Si tratterebbe di un fondo pluriennale, che partirebbe con 5-10 milioni, da destinare alla riqualificazione e reinserimento nel mondo del lavoro di oltre 1.500 lavoratori attualmente in Cig e anche per affrontare il tema della «bonifica dall’amianto. Vogliamo porre le basi di una soluzione programmata delle criticità»

E in serata è arrivato anche il tuono di Di Maio, da Berlino: «L'Ilva è il simbolo di uno Stato che in questo momento deve farsi rispettare. Tutti devono stare dalla stessa parte, che è quella dei lavoratori e non delle multinazionali. Se l’intenzione di Mittal è quella di andarsene dopo aver firmato un contratto con lo Stato italiano in cui si impegnava a prendere 10.500 lavoratori e fare 8 milioni di tonnellate di acciaio, allora ha sbagliato governo, perché non glielo permetteremo.» 

INDOTTO, 200 AZIENDE IN GINOCCHIO: ASPETTANO 50 MILIONI

Oggi nello stabilimento c'è una parvenza di regolarità e uno stato di calma apparente in fabbrica. Lavoratori e sindacati attendono di sapere se ArcelorMittal confermerà la decisione di recedere dal contratto e come si muoverà il Governo, ma chiedono che siano salvaguardati tutti i posti di lavoro. Ancora più complicata è la situazione dei lavoratori dell’appalto. Una delle aziende coinvolte ha già avviato la procedura di cassa integrazione per 50 unità lavorative su 56.

Dopo l’annuncio di ArcelorMittal di recessione dal contratto ex Ilva, le ditte dell’indotto tarantino temono ripercussioni sul credito di 50 milioni già fatturati e non incassati per prestazioni e forniture, con uno scaduto che sarebbe pari a circa 5 milioni. Lo si apprende da fonti sindacali dopo un incontro nella sede di Confindustria. Sono 200 le aziende interessate. Alcune avanzano da settimane il pagamento delle fatture e hanno evidenziato problemi di liquidità per il pagamento degli stipendi agli operai.

LA VISITA DI CONTE FINO ALL'UNA DI NOTTE

La visita del Premier è terminata dopo l’una di notte dopo che ha incontrato prima cittadini e portavoce di comitati e movimenti, poi ha avuto un confronto con lavoratori e sindacati nel consiglio di fabbrica dello stabilimento siderurgico, quindi si è recato in prefettura e dopo un punto stampa ha incontrato il procuratore, Carlo Maria Capristo, i sindaci dell’area tarantina e gli ambientalisti. Infine, si è recato al rione Tamburi, il più esposto alle emissioni del Siderurgico. Le associazioni hanno consegnato al premier copia del 'Piano Tarantò, una piattaforma di rivendicazioni che chiede la chiusura delle fonti inquinanti e la bonifica del territorio con il reimpiego degli stessi operai e lo sviluppo di una economia alternativa. 

Gli attivisti hanno segnalato a Conte che l'Italia non rispetta la sentenza Cedu e ricordano che l’11 ottobre, in seguito a nuove memorie presentate dai cittadini, "la Corte ha comunicato l’apertura di un nuovo procedimento contro lo Stato italiano per violazione dei nostri diritti alla vita e alla salute. Per una nuova pratica adottata dalla Corte, è iniziata una prima fase non contenziosa per permettere alle parti la possibilità di arrivare ad un accordo. L’udienza è fissata per il 23 gennaio 2020».

«Ho visto lavoratori - ha detto il presidente del Consiglio - che lavorano ma allo stesso tempo pensano di fare qualcosa di sbagliato e vivono con disagio nella comunità dei parenti che li attacca perchè contribuiscono a tener vivo uno stabilimento che altri in famiglia vorrebbero chiudere. Si deve aprire un cantiere e tutti dobbiamo lavorare per portare contenuti». Quando ha terminato la sua visita Conte ha scritto un post su Facebook precisando di aver deciso di incontrare lavoratori e cittadini per rendersi conto personalmente della situazione che vive la comunità tarantina.

«Ho visitato - ha osservato - lo stabilimento, ho ascoltato gli operai, i cittadini, gli esponenti di associazioni e di comitati, gli amministratori locali. Ho voluto questo confronto per capire meglio, per ascoltare le ragioni di tutti. Mi sono confrontato con il dolore di chi piange la perdita dei familiari, con l’angoscia di chi sente di vivere in un ambiente insalubre, con la sfiducia di chi ha perso un lavoro, con l’incertezza di chi ha il lavoro ma non è certo di conservarlo domani. Non sono venuto con una soluzione pronta in tasca, non ho la bacchetta magica, non sono un supereroe». Quello che «posso dirvi - ha puntualizzato il presidente del Consiglio - è che il Governo c'è e con l’aiuto e la collaborazione di tutti, dell’intero 'sistema-Paesè, farà di tutto per trovare una soluzione. Di tutto». E poi ha assicurato: "tornerò presto a Taranto».

SCUDO, POLEMICA A DISTANZA CONFINDUSTRIA-DI MAIO E LANDINI

«Lo scudo penale sarà anche un pretesto. Il problema è che è un alibi. Lo scudo penale ha comportato quello che stiamo vivendo. La politica è soluzione, non ricerca delle colpe. Qui abbiamo una questione che va affrontata con grande serietà e buon senso» Lo ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a margine di un convegno a Genova commentando le ultime dichiarazioni di Luigi Di Maio su Acelor Mittal. «Speriamo che nei prossimi giorni prevalga il buon senso dall’una e dall’altra parte», ha aggiunto Boccia.

«Bisogna sedersi a un tavolo e capire che le imprese sono fatte anche di momenti congiunturali positivi e negativi e di fronte a questi momenti occorre con onestà intellettuale affrontare le questioni. Se la questione dello scudo è vera, lo rimettano quanto prima» ha aggiunto Boccia.

Il riferimento è alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Di Maio al Gr1:«ArcelorMittal ci ha detto che licenzia 5000 dipendenti anche con lo scudo penale. Quindi questo tema è un distrattore di masse. Ora non esiste che un’impresa che sbaglia i conti fa pagare le cambiali, che ha firmato, allo Stato. Se le paga lei e deve rispettare i patti». I vertici di ArcelorMittal «si siedano al tavolo con l’Italia e ritirino quel ricatto. Dobbiamo lavorare a trattenerli in Italia» ha aggiunto Di Maio. 

«Le parole di oggi del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo cui sarebbe un errore madornale per l’ex Ilva di Taranto mantenere i livelli di occupazione attuali malgrado le crisi congiunturali, sono parole senza senso: c'è un accordo da far rispettare, firmato un anno fa, che prevede degli impegni». Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a margine di un convegno a Firenze. Secondo il leader della Cgil, «non sono cali temporanei di mercato che modificano piani strategici che prevedono 4 miliardi di investimenti. Quegli accordi lì vanno fatti rispettare: e anche lui dovrebbe chiedere alla multinazionale di rispettare il nostro Paese, e di rispettare gli accordi. Credo che l’affidabilità nel rispetto degli accordi sia una regola delle parti sociali».

FURLAN: LA CRISI NON SI AFFRONTA CHIUDENDO LE FABBRICHE

«Se c'è una crisi dell’acciaio, si affronta con il confronto con il sindacato non chiudendo le fabbriche e mandando a casa 5000 persone. Questo fa un’impresa seria. Ma Arcelor Mittal ha scelto finora la strada più breve ed irresponsabile». Così la leader Cisl, Annamaria Furlan replica al presidente di Confindustria Boccia. Se il tema è il ritorno dello scudo penale «facciamo una battaglia insieme. Non è il momento delle divisioni. Ma se i problemi sono solo un pretesto per chiudere, allora è molto difficile trovare una strada condivisa nell’interesse del paese».

TAJANI (FI): IMPEDIRE LA FUGA DELL'AZIENDA -

«Secondo me si può fare molto per impedire che Mittal se ne vada. Nazionalizzare o affidare con un prestito ponte a dei commissari che non sanno nulla di acciaio significa poi rischiare di non avere un acquirente. Prima di fare andare via il più grande imprenditore mondiale dell’acciaio da Taranto, bisogna lavorare seriamente. Da questo punto di vista bisogna tentare tutto il possibile per evitarne la fuga». Lo ha detto Antonio Tajani, vice presidente di Forza Italia ed ex presidente dell’Europarlamento, a margine di un incontro con i segretari generali di Cisl e Uil di Taranto (assente il segretario della Cgil, impegnato a Bari). Tajani è stato accompagnato da una delegazione di parlamentari di Forza Italia e del gruppo Fi del Consiglio regionale della Puglia.

«Quando c'è stata l’amministrazione affidata a persone che non sono esperte del settore siderurgico - ha aggiunto - si sono persi un sacco di soldi. I Riva hanno lasciato, di fatto, un patrimonio di 4 miliardi che è stato gestito male. Nulla contro le persone, ma questi fanno i commercialisti di mestiere, non sono manager del settore dell’acciaio. L’acciaio deve essere gestito da chi conosce la materia. Adesso si potrebbe pensare per esempio di far venire materiale magari dalla Francia o dalla Romania in questo momento in cui il mercato è meno attivo».

«Si può bonificare l’area e quindi continuare a produrre in sicurezza senza fare danni alla salute, che è un’altra priorità. Lavoro, industria e salute sono tre punti fondamentali su cui noi ci batteremo per dare delle risposte concrete alla gente di Taranto - ha continuato Tajani - Purtroppo il governo non sa cosa dire e cosa fare. Conte è venuto qua a palare con gli operai e ha detto: non sappiamo qual è la ricetta. La prima cosa da fare per noi è impedire la fuga di Mittal, rimettere lo scudo penale e poi avviare una serie di iniziative tecniche per impedire la chiusura di Taranto. Si può fare da un punto di vista tecnico, come è stato fatto in altre parti d’Europa dove è stata usata la cassa integrazione con una integrazione del reddito».

Gli operai, ha osservato ancora Tajani, «arrivavano a prendere nel resto d’Europa circa 1500-1600 euro al mese con una rotazione di cassa integrazione rinforzata dagli investimenti dell’azienda finchè non si rimettevano tutti gli altiforni a sistemazione. Questo significa che se si vuole fare, si può fare. Poi si potrebbe importare dalla Romania parte dell’acciaio e concludere così il processo produttivo». Tajani ha detto infine che «sulla presunta richiesta dei 5mila esuberi da parte di Mittal c'è molta propaganda e poca trasparenza. Cosa si è detto esattamente nel colloquio tra governo e Mittal?

EMILIANO: PREMIER CI HA MESSO LA FACCIA, DA PUGLIESE 

Da ieri abbiamo un presidente del Consiglio che rappresenta una rottura epistemologica rispetto al passato, Giuseppe Conte, originario della provincia di Foggia, mettendoci la faccia senza scappare, da solo». Così il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha apprezzato a Foggia l’incontro del premier Conte ieri a Taranto con i lavoratori del siderurgico.
A Foggia per un appuntamento del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, Emiliano racconta di aver chiesto al premier ieri se voleva averlo vicino durante l’incontro a Taranto e «Conte mi ha detto - riferisce -: 'Michele in questo momento la responsabilità è mia e io non voglio scaricarla su nessuno. Non so quello che può succedere, potrebbe succedere qualunque cosà. Ho apprezzato l’istinto di protezione e il rispetto che ha avuto nei miei confronti», commenta Emiliano: "Un fatto unico nel suo genere». In un’epoca «in cui le figure politiche durano poco», ha aggiunto Emiliano, «ho l’impressione che abbiamo di fronte una figura diversa dalle solite. Una persona che orgogliosamente pugliese risponde delle proprie azioni. Abbiamo fatto bene a puntare su di lui. Era evidente perfino quando era presidente del Consiglio nell’altro Governo. E soprattutto adesso che è il capo del Governo progressista dove c'è anche il mio partito, il Partito Democratico»

BELLANOVA: IN GIOCO IL NOSTRO FUTURO INDUSTRIALE

«Nessuno può pensare che questa vicenda si risolve nelle aule giudiziarie: significherebbe aver già perso. Se parliamo di sistema-paese, dobbiamo sapere che è in gioco il nostro futuro industriale». Lo ha detto questo pomeriggio a Leverano (Lecce) il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova a margine di un incontro.
«Se parliamo di salute e ambiente, dobbiamo sapere che l'unico modo per tutelare ambiente e salute è l’attuazione integrale del Piano Ambientale, con ambientalizzazione e bonifiche del perimetro interno ed esterno all’ex Ilva di Taranto. Se parliamo di lavoro, la priorità è tutelare 20mila posti, centinaia di imprese dell’indotto, tutti i siti ex Ilva: questa è una questione nazionale, non territoriale. Lo era quando si trattava di costruire l’accordo con l’investitore, lo è a maggior ragione adesso». «L'investitore - ha rilevato - deve essere riportato al confronto con chi ha sottoscritto l’accordo di settembre: le rappresentanze dei lavoratori. Il Governo è garante dell’accordo, non è controparte.

«A Mittal - ha concluso - va tolto ogni alibi e deve essere vincolato all’attuazione integrale di quanto sottoscritto. Già dalle prossime ore bisogna assolutamente ritornare alla normalità del confronto tra le parti. L’investitore è tenuto a confrontarsi con la rappresentanza dei lavoratori ed è nostro obbligo garantire che accada. L’ho già detto nell’incontro a Palazzo Chigi con Mittal, lo ribadisco adesso».

GENTILONI: I PATTI VANNO RISPETTATI, ERA IL MIGLIOR ACCORDO

«In queste materie i patti vanno rispettati: questo riguarda sia il gruppo ArcelorMittal che le istituzioni italiane». Lo afferma Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari economici a proposito dell’ex Ilva. «E' stato fatto un patto ormai un anno e mezzo fa e quel patto da tutte le parti va rispettato. Io penso che in quel contesto fosse certamente l’accordo migliore possibile e condivido l’impegno attuale del governo a spingere perché quelle condizioni non vengano tradite o rinnegate. Noi avevamo fatto un accordo, abbiamo fatto una gara che è stata vinta da ArcelorMittal: nell’ambito del negoziato con chi si è aggiudicato la gara al quale hanno partecipato anche le organizzazioni sindacali sono state fissate alcune condizioni»

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