Martedì 11 Agosto 2020 | 12:46

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NOVELLE CONTRO LA PAURA

Ulisse, il dio Apollo e Dionisio a dama

Le pedine vengono disposte dal nume sui due lati, lasciando libero lo spazio al centro

Ulisse, il dio Apollo e Dionisio a dama

Ulisse in un mosaico a Tunisi

Ulisse e Apollo sono seduti su due sgabelli, uno di fronte all’altro, in una vasta radura tra alberi di ulivo e cipresso. Tra di loro c’è un tavolino con una scacchiera incisa nel legno di quercia: Apollo sta disponendo le pedine della dama sui due lati, lasciando libero lo spazio al centro.

Ulisse lo guarda in silenzio, poi solleva la mano:

- Io ho il bianco e muovo per primo, siamo d’accordo?

– Aspetta. In ogni gioco che si rispetti dobbiamo prima definire le regole, altrimenti possono sorgere problemi. E tu non devi neanche provare ad imbrogliarmi, siamo intesi? Io ti conosco Ulisse… fatta la legge, trovato l’inganno.

– Mi spiace dirlo, ma vedo che hai dei pregiudizi su di me. Comunque non importa, definiamo le regole del gioco: sono sempre le stesse? Vince chi mangia tutti i pezzi dell’avversario?

Apollo solleva lo sguardo verso gli alberi in lontananza e sembra assorto nei suoi pensieri, poi appoggia entrambe le mani sul tavolino: il suo profilo sembra d’avorio come le pedine della dama. Ulisse tace, e tamburella con le dita sulla scacchiera, impaziente di cominciare il gioco: - Dunque? Iniziamo?

No, stavolta la situazione è diversa. Dobbiamo cambiare le regole: c’è l’epidemia, Ulisse, siamo soli e nulla è più come prima.
E allora? Questo è solo un gioco.

I giochi rispecchiano la vita, e anche la dama è così. Dunque, dobbiamo cambiare.

Non ci sto. E’ solo un divertimento, fa rilassare e al tempo stesso allena la mente: aiuta a riflettere sulle strategìe da adottare nei confronti dell’avversario, sulle mosse giuste.

Va bene, per questa volta, giochiamo come al solito, ma in futuro dobbiamo inventare nuovi giochi e nuove regole. Bisogna pensare a un gioco di squadra.

Ulisse guarda Apollo con fastidio, mentre muove la sua pedina: – No, per giocare ci vuole un nemico. E’ talmente evidente, all’inizio i due avversari sono in quiete e hanno le stesse forze in campo, poi inizia la battaglia e cominciano ad uccidersi tra loro, finchè non ne rimane uno solo, il vincitore. Avviene la stessa cosa nella guerra vera e propria.

– In guerra gli uomini muoiono veramente, questo è solo un gioco.

– Naturalmente, si tratta di una simulazione, che rende più astuti e affina le tecniche di combattimento.

E se il nemico non fosse una persona? Come in questo caso, per esempio: noi dobbiamo sconfiggere l’epidemia, non ammazzarci tra di noi. Dobbiamo essere alleati, Ulisse.

Impossibile, dovresti passare da questa parte del tavolo e giocare insieme a me, ma chi sarebbe l’avversario? E’ un fantasma, un nemico invisibile.

– Non ho capito, Ulisse, quello che hai detto prima: il gioco sviluppa l’intelligenza o affina le tecniche di combattimento? Sono due cose molto differenti.

– Certo, ma sono presenti entrambe, sia nella partita a dama che nella vita… si tratta di due qualità importanti alla sopravvivenza.

– E qual è più importante tra le due, secondo te?

– Non saprei… Apollo, mi stai stancando con tutte queste domande, e intanto stai mangiando le mie pedine. Perché chiedi sempre a me e non esprimi anche la tua opinione?

– Perché sono in dubbio.

– Devo dirti che ora sono in dubbio anch’io, stai mettendo in crisi le mie certezze. Dì la verità, stai cercando di condurmi al tuo discorso, vuoi portarmi a dimostrare qualcosa, per esempio vuoi che mi autoaccusi e mi penta di qualcosa che ho fatto con l’inganno? Magari è ancora la storia del cavallo di Troia, so che non me l’hai mai perdonata.

– No, Ulisse, sto solo cercando di capire se quello che stiamo facendo ha un senso. So di non sapere, come diceva Socrate. Bisogna riflettere e trovare la strada giusta.

Ulisse si ferma guardando la posizione delle pedine: – La mossa giusta, Apollo, non la strada. Bisogna trovare la mos1sa giusta.

Nel frattempo arriva silenziosamente Dioniso, con fare sornione osserva la scacchiera e sorride.

Apollo lo saluta con gentilezza ma senza enfasi: – Ben arrivato, Dioniso. Vuoi giocare anche tu?

– Mi prendi in giro, come sempre. Lo so bene che si gioca solo in due.

Ulisse è sempre più indeciso: – Con le tue chiacchiere mi stai confondendo, Apollo. Sei in vantaggio e non so quale pedina muovere. Che ne dici, Dioniso?

- Te l’ho detto mille volte, Ulisse, non ascoltare questo cialtrone! Con la scusa della razionalità a tutti i costi, è più imbroglione e ingannatore di te.

– Oh, no, Dioniso, è colpa mia, mi sono distratto. Sai consigliarmi una mossa?

Apollo interviene prontamente: – Non si può, non è nelle regole. Il giocatore non può chiedere aiuto ad altre persone.
– Certo, certo, stavo scherzando… ecco, questa è la mia mossa.

– Sei un giocatore molto scaltro, Ulisse, complimenti. Non hai bisogno dell’aiuto di nessuno. Questo dimostra che tu sei al tempo stesso molto intelligente e molto abile nel combattimento.

– Allora devo dire lo stesso di te, Apollo, visto che hai mangiato più pedine di me.

– Mi attengo solo alle regole del gioco. Dobbiamo ancora stabilire se la dama è più importante allo sviluppo dell’intelligenza o a diventare bravi guerrieri.

– Tutta la vita è una battaglia, Apollo, lo sai anche tu. E quindi, se una partita ci aiuta ad allenarci a superare le avversità e a sconfiggere gli avversari, cosa c’è di male?

– Non dico che sia male. Mi chiedo se in questo nostro gioco è necessario essere aggressivi, oppure sviluppare solo delle tecniche.

– Apollo, mi sta venendo il mal di testa, e intanto tu continui a mangiare le mie pedine. Questa scacchiera è come una città, vince il più forte e comanda su tutti gli altri, è la legge. Tu ne conosci un’altra?

– Sto parlando delle regole del gioco, Ulisse. Quello che voglio capire è se si tratta di un passatempo educativo, se si può insegnare ai bambini oppure se li rende violenti verso il prossimo.

– Certamente è meno violento dell’addestramento all’uso della lancia o delle altre armi. Nella vita dobbiamo imparare a difenderci, Apollo, non possiamo stare come te seduti con imperturbabile calma a guardar scorrere gli avvenimenti! Noi siamo uomini mortali e non abbiamo i tuoi poteri divini.

– Dunque stai dicendo che anche il gioco della dama aiuta a difendersi dal prossimo, che è necessario impararlo fin da piccoli insieme a tutte le altre tecniche di difesa comprese quelle armate?

– Non so più cosa sto dicendo, Apollo. So soltanto che mi hai confuso con i tuoi discorsi e hai quasi vinto la partita.
Dioniso sbuffa vistosamente: – Basta, smettetela con questa farsa. Mi avete annoiato.

– Due sole mosse e abbiamo finito.

Dioniso, con un gesto secco, rovescia la scacchiera: – No, Apollo, non vincerai questa partita, tu e le tue parole inutili. Ho buttato per terra tutte le pedine, il gioco è annullato. Adesso ricominciate, se ne avete il coraggio.

Apollo non si scompone ma sorride lievemente: - Sì, è meglio così, questa partita non ha senso. Tutta la nostra intelligenza non serve più.

Ulisse raccoglie le pedine sparse sul prato: - Iniziamo daccapo, cambiando gli schieramenti. Dioniso, vuoi giocare con me? Oppure preferisci sfidare Apollo? Ma dove vai, perché scappi via?

Dioniso non lo ascolta nemmeno, si allontana con una fragorosa risata che risuona nell’aria ferma del pomeriggio: saltella sull’erba, e agita i tamburelli nel vento.

Apollo rimane fermo a guardare, con una ruga che gli increspa appena la fronte:

- Non lo capisci, Ulisse? Per giocare bisogna seguire le regole, e lui non ne è capace. Tu ed io possiamo iniziare un’altra partita, ma bisogna cambiare sistema.

- Chi stabilirà le nuove regole?

- Lo faremo insieme. I giochi non saranno più aggressivi ma solidali, rispetteremo la natura e l’ambiente.

- Apollo, non si può fare. Senza competizione non c’è gioco.

- Lotteremo contro nuovi avversari: la malattia, la povertà, la violenza.

- Questi nemici non rispettano le regole, sono come Dioniso: non si siedono con noi al tavolo da gioco, ci prendono alle spalle.

- E noi li inchioderemo davanti alla scacchiera, dovranno venire a patti con noi. Però dovremo lavorare tutti insieme per elaborare regole nuove, rispettarle e farle rispettare.

- Non è facile, Apollo. E soprattutto, quello che tu proponi non è solo un gioco.

- L’hai detto tu che il gioco è come la vita, e la vita è come un gioco. Disegneremo una scacchiera nella piazza di Itaca, e vinceremo la nostra partita a dama.

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