Venerdì 18 Gennaio 2019 | 06:04

LETTERE ALLA GAZZETTA

La sanità pugliese e il fenomeno mobilità passiva

Evitare i «viaggi della speranza» innalzando il budget delle strutture private, enti ecclesiastici per primi, che, secondo l’analisi dell’Istituto Sant’Anna, garantiscono meglio l’eccellenza? A parte che essa non è per tutto, in tal modo si impoverirebbe ancor di più la sanità pubblica, nella quale c’è necessità di un maggiore sforzo per far sì che i nostri policlinici universitari non siano più solo luoghi di passaggio per le migliori professionalità, con conseguente appiattimento della qualità dell’assistenza anche negli altri ospedali regionali.
Il problema della mobilità passiva è complesso. Si va fuori per sentito dire, tradizione e fama, talvolta anche immotivata, spesso su consiglio degli stessi operatori sanitari, ma soprattutto perché mancano sicuri punti di riferimento per determinate patologie, in primo luogo i tumori. Sarebbe il caso quindi, prima ancora di creare poli di attrazione, cosa tutt’altro che semplice, di avere il coraggio di chiudere quelle strutture non in grado di rispondere adeguatamente alla domanda. Ferma restando comunque per il cittadino la libertà di scegliere dove e da chi farsi curare.


Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (BA)

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