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Nasce il Cep a Bari rione incompiuto

Nasce il Cep a Bari rione incompiuto

Indagine sul comitato edilizia popolare

23 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«Cep: città incompiuta che sta già invecchiando» è il titolo di un articolo che compare in quarta pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 23 luglio 1963. Si tratta di un’indagine sul «Comitato edilizia popolare», questo il nome del quartiere sorto a nord di Bari solo due anni prima per rispondere alle straordinarie esigenze abitative della città emerse già nel secondo dopoguerra: solo nel 1964, con una deliberazione del Consiglio comunale, assumerà l’intitolazione definitiva di «San Paolo».

«Lo stato di abbandono delle palazzine è il primo e forse più grave inconveniente che gli abitanti del Cep lamentano». Vistosi sono i segni d’umidità all’interno degli appartamenti e persino sugli intonaci esterni delle case, che già da tempo gli abitanti che si affollano negli «abbozzi di strade» (il Cep è anche il quartiere a più alta densità demografica) hanno denunciato.

«La viabilità è l’altro grande problema di questa città-satellite. Qualche strada è stata appena tracciata, per altre è stata posta la massicciata, per qualcun’altra ancora c’è stata una pennellata di bitume. Quasi tutti gli abitanti – circa 10.000 – sono costretti ad avventurarsi su un terreno sconnesso e su spazi erbosi. Quando piove, inutile dirlo, la situazione diventa disastrosa sotto tutti i punti di vista».

Pochi i mezzi adibiti al trasporto pubblico: in tanti chiedono che l’ultima corsa dell’autobus venga ritardata almeno di un’ora, per consentire a chi lascia il lavoro dopo le 22.30 di non tornare a casa a piedi. L’illuminazione stradale? «Ci sono solo poche lampadine su pali di legno. La sera nemmeno i gatti girano tra le palazzine. “E questo è niente – dice una signora – in casa non ci è permesso neanche di usare il ferro elettrico. Ogni famiglia dispone appena di 200 watt…gli elettrodomestici ce li possiamo solo sognare”».

L’acqua non è ancora sufficientemente erogata: ai piani alti non arriva e si è costretti a ricorrere alle fontane pubbliche. «Quello che tutti desiderano è una caserma dei carabinieri o un posto di polizia, una farmacia notturna e domenicale. Di notte se qualcuno dovesse aver bisogno urgente di una medicina non resta che arrivare a piedi in città. “Ci manca anche il pane” dicono i cittadini». La conclusione è amara: «Era nato per essere un quartiere autonomo. Dopo due anni il Cep ha ancora bisogno della città per ogni sua esigenza. Ci dicono che tra non molto crescerà, crescerà ancora rapidamente sino a raggiungere 30.000 abitanti. Cosa succederà allora?», si chiedono gli abitanti del San Paolo di quasi sessant’anni fa.

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