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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il rischio? Spaccare il sistema in due

Giudice onorario e giudice professionale

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a riforma, in itinere, del processo civile si inserisce nella scia degli inter- venti riformatori degli ultimi trenta anni. Ancora una volta, a guidare la mano del legislatore è il «mantra» del principio della ragionevole durata del processo, in- teso in senso oggettivo, come garanzia di efficienza del sistema giudiziario e fattore di crescita degli investimenti e del PIL. Non tutte le proposte appaiono, però, convincenti. Mi soffermerò brevemente su quelle di natura organizzativa. Il recente rapporto annuale di Bruxelles sugli ordinamenti giudiziari dell’Ue evidenzia, ancora una volta, che il numero dei magistrati in Italia è tra i più bassi tra gli Stati dell’Unione. È questo il vero problema, unitamente alla necessità di una migliore e più razionale distribuzione delle risorse umane tra i diversi uffici giudiziari. Sul punto, le proposte di tipo organizzativo contenute nelle linee della riforma sono a dir poco deludenti e passano, ancora una volta, per il ricorso ai giudici onorari, non di carriera. Prendiamo l’ufficio per il pro- cesso, già previsto per i tribunali e che la riforma intende estendere anche alle corti di appello e alla Corte di Cassazione. Ben venga che un team di giudici onorari, tirocinanti e personale amministrativo possa coadiuvare il giudice professionale, svolgendo l’attività preparatoria a quella strettamente giurisdizionale. Perplessità solleva, tuttavia, la possibilità che il team possa predisporre la «minuta» (o bozza) dei provvedimenti giurisdizionali: la decisione deve essere del giudice. Perplessità ancora maggiori discendono dal fatto che il giudice togato possa delegare ai giudici onorari che fanno parte dell’ufficio per il processo, oltre che lo svolgimento di singole attività istruttorie, anche la pronuncia di provvedimenti decisori in una rilevante fetta di contenzioso di competenza del tribunale; con la conseguenza che anche una parte significativa della giustizia di tribunale viene di fatto amministrata - in «subappalto», per così dire - dai giudici onorari. Ne va della qualità della risposta giurisdizionale. Per dirla con parole del Consiglio Superiore della Magistratura, non si può «mettere in dubbio che, quanto meno nella percezione sociale, un giudizio istruito e deciso da un magistrato professionale a tempo pieno, adeguatamente retribuito, fornisca maggiori garanzie di affidabilità».

Le preoccupazioni aumentano se si pensa che anche la riforma in itinere punta su un consistente incremento delle competenze del giudice (onorario) di pace, sia sotto il profilo del valore che della materia. Non bisogna dimentica- re, infatti, che la normativa già in vigore prevede un impegno part time dei nuovi giudici onorari ed una retribuzione sicuramente meno «remunerativa» rispetto a quella, a cottimo, del regime pre vigente. Il rischio è che l’incremento delle competenze venga a determinare un eccessivo carico di lavoro dei nuovi giudici onorari di pace che non venga compensato da un adeguato aumento del numero di tali giudici, con conseguente notevole rallenta- mento dei tempi di definizione dei procedimenti. Dunque, nel giro di pochi anni, potremmo trovarci di fronte ad un quadro piuttosto articolato, sia dal punto di vista della qualità dell’intervento giurisdizionale, sia sul piano della durata dei pro- cessi. Da un lato, una giustizia, per così dire «minore», amministrata dal giudice onorario, relativa al contenzioso direttamente di competenza del giudice di pace e alle controversie che, nell’ambito delle competenze del tribunale, vengono «delegate» dal giudice professionale al giudice onorario. Dall’altro lato, una giustizia, per così dire, «maggiore», amministrata direttamente dal giudice professionale di tribuna- le, relativa alle cause di una certa rilevanza economica o sociale. Si tratta di una scelta politica, forse non adeguatamente ponderata, o di una conseguenza forse non considerata dal legislatore. Tuttavia, sul piano della fiducia dei cittadini verso lo Stato e le sue istituzioni, niente di peggio vi può essere che la percezione dell’idea di una giustizia di serie A ed una di serie B.

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