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L'intervento

Macina: «giustizia civile, è qui la vera rivoluzione»

Macina: «giustizia civile, è qui la vera rivoluzione»

La riforma: il governo punta a snellire i tempi e introdurre maggiore equità. Predisposto un grande piano per le assunzioni

11 Luglio 2021

Anna Macina

Quanto tempo occorre in Italia per l’accertamento e poi l’effettivo recupero di un credito (ad esempio, il versamento del Tfr ad un ex dipendente)? Quanto tempo occorre per ottenere la liberazione di un immobile (magari occupato da un inquilino moroso o senza titolo)? Sono solo alcuni facili esempi di una lista sterminata di attività e controversie che senza una giustizia giusta ostacolano e rendono spesso impossibile la vita di comunità.
È la giustizia civile. E riguarda ciascuno di noi, famiglie, lavoratori, imprese. Riformarla, per renderla finalmente (più) efficiente, significa mettere le mani negli ingranaggi più sensibili e più delicati della società, del suo meccanismo economico e sociale. La riforma della giustizia civile è la vera sfida, se il traguardo da tagliare è avere un sistema equo che migliori la vita delle persone, che non ostacoli ma anzi agevoli gli scambi e le relazioni.

Dovremmo ricordare quali effetti economici produce una giustizia civile lumaca. L’Italia ha perso negli ultimi 9 anni circa 6 miliardi di euro di valore aggiunto sull’indotto, circa 15 miliardi di valore aggiunto diretto e 1,38 punti percentuali complessivi di crescita strutturale sul Pil (fonte rapporto Einaudi). In Italia si aspettano 1120 giorni per una causa civile, più del doppio della media Ocse dei Paesi sviluppati (583 giorni). Per una sentenza di bancarotta si arriva fino a 12 anni e prima che un istituto di credito possa recuperare le garanzie reali in caso di fallimento passano, in media, 7 anni.

Sappiamo che la riforma del civile è decisiva per l’accesso ai fondi europei. È una buona cosa. Perché è uno stimolo, una leva ed un’opportunità forse irripetibili. Abbiamo immaginato un piano di rinnovamento del sistema estremamente ambizioso: vogliamo ridurre del 40% i tempi del processo civile.
La riforma definisce un intervento sulla procedura di tutti e tre i gradi del giudizio; recupera e valorizza l’esperienza delle udienze cartolari, prevede l’eliminazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni. Cambia l’iter processuale, con molteplici interventi a cominciare dal primo grado che, pur mantenendo l’atto di citazione, mutua la disciplina del ricorso. Dà finalmente importanza alle adr: la mediazione, con i nuovi incentivi fiscali, la negoziazione assistita con un ampliamento delle materie, per esempio in tema di filiazione, e infine l’arbitrato che ora prevede la possibilità di emettere misure cautelari ove ci sia accordo delle parti sull’attribuzione agli arbitri. E poi prevede una grande piano di assunzioni: in questi giorni è in corso di conversione il decreto reclutamento che nel settore giustizia prevede circa 16.500 assunzioni per l’ufficio del processo. Le prime 8.500 unità si insedieranno a gennaio 2022.

Ho la responsabilità di seguire i lavori di questa riforma in Senato fino all’approvazione in Aula che, stando alla tempistica data, dovrebbe avvenire prima della pausa estiva. L’obiettivo è raggiungibile. Chiamiamo la riforma con il suo nome: è una rivoluzione quella che abbiamo in mente. E spero che vogliano parteciparvi tutte le categorie che abitano le aule di giustizia, avvocatura e magistratura su tutte. Lavoriamo insieme per ottenere, anche durante il passaggio parlamentare, un testo che soddisfi il bisogno di giustizia. La sfida può essere vinta con impegno e fiducia.

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