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Lino Banfi dopo nomina Unesco: «Voglio la mia Canosa e i nonni patrimonio dell'umanità»

Ieri il governo ha nominato l'attore pugliese nella commissione Unesco

Lino Banfi

«Ho intenzione di proporre il mio paese come patrimonio del mondo. Canosa di Puglia lo chiede da anni perché ha bellezze incredibili». Lo fa sapere Lino Banfi, nominato dal vicepremier Luigi Di Maio a rappresentare l’Italia nella commissione per l’Unesco, in una intervista al Corriere della Sera. Di Maio, racconta Banfi, «lo avevo visto al festival di Venezia e mi aveva detto: interrogami pure, conosco tutti i tuoi film a memoria. Poi, per i miei 82 anni, mi ha portato un mazzolin di fiori nella mia orecchietteria. Questo ragazzo mi ha commosso dicendomi: non me ne frega niente per chi voti, mi stai simpatico e ti voglio bene». «Non sono laureato - aggiunge Banfi -, ma il teatro è cultura. Al ministro Bonisoli ho posto solo una conditio sine qua non. Gli ho chiesto se c'è l’obbligo dell’inglese perché non lo so parlare». «Bonisoli - fa poi sapere - mi ha detto: Banfi, lei è amato da tre generazioni e a noi serve qualcuno che abbia queste qualità».


Intervistato anche da Repubblica, Banfi sottolinea: «Ora studio l’Unesco ma non sono il giullare di corte, mi sento Lino di Mameli». Banfi spiega anche di sapere «di correre il rischio" di rappresentare l’Italia a Cinque stelle «ma io non divido, unisco. L’unico 5 che c'è nella mia mente è il 5-5-5 di Oronzo Canà».
Su Silvio Berlusconi aggiunge: «Immagino, conoscendolo, che potrebbe essersi incazzato un pochino. Lui è convinto che l’ho votato, lo dà per scontato. Ma io, come tanti nel Sud, voto per la persona e non per i partiti. Capisco che i miei voti, messi tutti in fila, sembrerebbero pazzeschi voti di un incoerente. Anche se di natura sono di centrodestra».
Intervistato anche dal Messaggero, Banfi spiega che cosa farà per primo: «Chiederò che i nonni diventino patrimonio Unesco. Quella del nonno è una figura che rischia di sparire, una carica che va tutelata. I giovani gli devono rispetto. Da 80 anni in su non dovrebbero più pagare i biglietti dell’aereo e del treno, per cominciare».

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