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Gioia del Colle ha uno spazio privilegiato nel cuore ma anche nella formazione di Giovanni Vernia, 47 anni, l’«ingegnere della risata», approdato a Sanremo 2021 e su Raiuno in qualità di co-conduttore del PrimaFestival insieme con Giovanna Civitillo e Valeria Graci.

Intrattenitore radiofonico, attore, imitatore (tra i suoi cavalli di battaglia Claudio Baglioni, Fabrizio Corona e persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella), regista e dj producer. Raggiunge la notorietà dando vita al personaggio Jonny Groove, comparso per la prima volta a Zelig e protagonista anche al cinema in un film diretto dallo stesso Vernia e dal tarantino Paolo Uzzi, Ti stimo fratello (2012). Nato a Genova da madre siciliana e padre appunto pugliese, vive nel capoluogo ligure fino all'età di 26 anni quando si laurea in Ingegneria elettronica col massimo dei voti, poi si trasferisce a Milano. Qui trova lavoro nel settore del marketing e parallelamente coltiva la passione artistica iscrivendosi alla Scuola teatrale di improvvisazione comica. Nel 2007 comincia a costruire la «marionetta» Groove, una parodia del mondo della notte. La consacrazione televisiva arriva quindi con le partecipazioni a Zelig. Longilineo (è alto 1,90), è sposato e ha due figli.

Vernia, suo nonno omonimo è stato uno stimatissimo infermiere di sala operatoria all'Ospedale «Paradiso» di Gioia. Quali ricordi ha di lui? E delle vacanze trascorse in Terra di Bari?
«Bellissimi. Eravamo una famiglia umile, papà era nella Guardia di Finanza, mamma casalinga. Il nostro villaggio turistico in estate erano le vacanze dai parenti, metà in puglia e metà in Sicilia. Ricordo che nonno Giovanni da piccolo mi portava a passeggio e mi comprava il mitico panzerotto. Una volta mi fece assaggiare gli “zampini” (la tipica rotella di carne, ndr), erano buonissimi ma salatissimi e mi venne una sete tremenda. Così mi portò da uno zio che aveva una cantina. Ma nella cantina lo zio aveva solo vino. Mi diede un bicchiere preso dalla botte, lo scolai tutto d’un fiato per la sete. Avevo 6 anni. Da lì non ricordo più nulla...».

Lei ha tenuto parecchi spettacoli in Puglia. Le piacerebbe - sperando che finisca presto la pandemia - esibirsi al teatro Rossini per i suoi «concittadini»?
«Sì, ho fatto molti spettacoli in Puglia, ma non sono mai abbastanza. Quello che porto nel cuore è a maggio 2015 nella piazza di Gioia del Colle (piazza Plebiscito, ndr), in occasione della Festa patronale di San Filippo. Il Comune contattò mio padre che era felicissimo e orgoglioso perché siamo sempre stati molto attaccati a Gioia. Ma tre mesi prima, purtroppo, egli mancò. Tenni lo stesso lo show, lo intitolai “Un Vernia di Gioia”, ci saranno state più di tremila persone ed è stata la mia più bella dedica a mio padre. Tornerei a Gioia domani se si potesse».

La storia della cultura popolare è costellata di ingegneri di talento: dallo scrittore Carlo Emilio Gadda a Luciano De Crescenzo. Lei dove si colloca?
«Lo stesso Rowan Atkinson, che sembra il nome di un dopobarba, il celebre Mr. Bean, è ingegnere elettrotecnico. Sono più vicino a quel mondo, quello dei comici che usano molto anche il corpo per divertire, anche se io parlo, canto e non sto un attimo zitto. Adoro la fisicità di Jim Carrey e di Jerry Lewis ma anche il genio nostrano di Lino Banfi, Renzo Arbore, Checco Zalone».

Viene spesso in Puglia in vacanza con la famiglia?
«Assolutamente sì. La Puglia è lunghissima! Non si finisce mai di esplorarla».

La sua celebre gag del ristoratore barese le è stata ispirata da un personaggio vero?
«Sì, certo, come tutte le gag che interpreto».

Quali progetti ha dopo la partecipazione al PrimaFestival? Cinema, tv o altro?
«Continuo sicuramente in radio. Tutti i giorni alle 14 su Rds il mio programma I Peggio più Peggio è il mio parco giochi preferito. Personaggi, battute, canzoni per ridere, faccio tutto quello che mi passa per la testa e ringrazio l’editore che mi lascia tutta questa libertà. Sto scrivendo un film e un programma televisivo. Vedremo. Anche se il mio chiodo fisso è andare in America col mio recital in inglese How to become Italian in cui insegno agli americani a diventare italiani in chiave comica. Ero arrivato a New York, ma la pandemia mi ha bloccato. Ci riproveró».

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