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il commento

Se «l’altro mondo» va diritto verso Samarcanda

Vladimir Putin

Un incontro per costruire un nuovo ordine mondiale o soltanto per attivare un fronte anti occidentale.

19 Settembre 2022

Rosario Polizzi

Tutti a Samarcanda per costruire un nuovo ordine mondiale o soltanto per attivare un fronte anti occidentale. La Storia ci dice che organizzare una struttura politica che sia animata dal «contro» non ha vita lunga. Credo però che di questo evento da noi se ne parla molto poco e non è un bene perché poi ci troveremo a riflettere solo su «giochi» fatti e a doverne gestire poi gli effetti e i relativi danni collaterali. L’appello che correva tra alcuni Stati «non andate a New York venite a Samarcanda» va bene esaminato non è un simpatico slogan.

Non c’è dubbio che qui Vladimir Putin e Xi Jinping si preparano al summit in cui India, Iran, Pakistan, Egitto, Arabia Saudita,Turchia, Afghanistan,Qatar, e molti altri anche solo come osservatori parteciperanno per consolidare la «Shanghai Cooperation Organization», di cui proprio Mosca e Pechino sono i capofila. Certamente in principio non apparve come una contrapposizione al mondo occidentale e tra l’altro in quel periodo si stava sfaldando la Unione Sovietica. Con il passar del tempo però questa piattaforma, in rapida espansione nella regione, include player cruciali in settori chiave come quello dell’energia e rappresenta un campo di confronto per la partita cruciale di chi controlla l’Asia centrale un tempo territorio di caccia esclusivamente russo ma oggi conteso dalla potenza ascendente cinese. Volano alto comunque le Corporazioni che si sa poi governano sempre gli Stati.

D’altronde ne sono consapevoli anche gli Stati Uniti che, qualche anno fa valutarono di diventare osservatori, poi rinunciando.
L’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (SCO) è bene che confermi rapidamente di essere un sistema per rafforzare l’amicizia tra i popoli. Non più «Contenere l’America». Si gettino le basi per un qualcosa che catalizzi un futuro di pace in cui ciascuno operi con le proprie peculiarità e portando chiaramente avanti i propri interessi di crescita. Che senso ha esultare per le imprese della nostra Samantha Cristoforetti se poi lasciamo indietro un pianeta popolato da homo homini lupus? Se un impegno si dovrebbe prendere è quello di riformare Europa e Asia. Bene, da dove si comincia? Forse il mondo delle religioni potrebbe rivelarsi un utile «campo» per giocare la grande partita e perché no stazione di testa Roma.

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