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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Eletti ed elettori, uno strappo che va ricucito

Eletti ed elettori, uno strappo che va ricucito

Verso le elezioni parlamentari italiane

Sarebbe bello se qualcuno si impegnasse solennemente ora a cancellare il poco democratico sistema elettorale in vigore

18 Agosto 2022

Mimmo Mazza

Politici di professione che rinunciano alla candidatura perché il collegio non è abbastanza blindato. Politici che già sanno di essere eletti, qualsiasi cosa accada. Politici che usano i partiti, perfino quelli a cui non sono iscritti, come il tinello di casa propria, piazzando i propri uomini (le donne quelle no: sono pochissime e dalla prognosi elettorale molto riservata) nelle posizioni garantite a scapito di tutto e tutti. Ne stiamo leggendo in queste ore di ogni tipo. Eppure...

Quando 75 anni fa l'Italia si diede una carta costituzionale in grado di garantire e regolamentare la democrazia conquistata con il sangue, fu deciso che i parlamentari dovevano essere 945 (630 alla Camera e 315 al Senato) per rappresentare adeguatamente tutto il territorio (gli italiani erano 45 milioni e non 60 milioni come oggi) e che i partiti per poter concorrere a eleggere legislatori non dovevano superare alcuna soglia di sbarramento, né tanto meno venire a patti preventivi con questo o quello alleato di tornata elettorale. Ci si candidava in liste di partito lunghe, e generalmente aperte, e si concorreva, cercando le preferenze alla Camera o il voto singolo al Senato, ma insomma buttandosi nell’arena dei consensi, senza provare l’ebbrezza di essere eletti, come praticamente accade dal 1994 ai giorni nostri, spesso non potendo contare nemmeno sul voto del proprio congiunto (che non è un modo di dire ma ci sono casi specifici documentabili, anche in Puglia), valendo insomma elettoralmente poco più di zero ma aggiudicandosi lo scranno di parlamentare per altri e spesso dagli elettori ignoti o non verificabili meriti.

La situazione con il passare degli anni è peggiorata, prendendo una deriva che non ha risparmiato niente e nessuno, compresi partiti e movimenti che del rapporto diretto con i rappresentati hanno – almeno a parole – fatto una ragione di vita, salvo poi adeguarsi all’andazzo generale, facendo poche storie e nessun prigioniero. Lunedì prossimo saranno depositate le liste dei candidati alle politiche del 25 settembre, liste compilate con poco o nessun riferimento ai territori da rappresentare (ma d’altronde con i collegi super dilatati a causa dell'improvvido taglio dei parlamentari al Senato è difficile fare diversamente, e alla Camera quasi) e con scelte dovute nella migliore delle ipotesi a alchimie di corrente e nella peggiore ad aderenze più o meno palesi, più o meno confessabili.

È vero, ci sono altre priorità per il Paese, a partire dall'autunno economicamente difficile annunciato da più parti che richiederà barra dritta, nervi saldi e forse pure un guardaroba più caliente per sfuggire ai rigori del freddo dovuti al minor gas russo a disposizione. Ma sarebbe bello se qualcuno si impegnasse solennemente ora e adesso a cancellare il poco democratico sistema elettorale in vigore, ripristinare l’originario numero di parlamentari per dare concretamente e numericamente voce a Roma ai territori, e scegliere anche per il Governo del Paese lo strumento che dal 1993 usiamo per eleggere i nostri sindaci: elezione diretta del presidente del consiglio, doppio turno, premio di maggioranza per garantire la governabilità, minima soglia di sbarramento per evitare l’eccessiva frammentazione. E se cade il premier, tutti a casa e non, come finora puntualmente avvenuto, altri governi, non scelti dai cittadini-elettori, in nome sicuramente del bene del Paese ma anche dell’indennità da continuare a percepire e del vitalizio da mettere al sicuro.

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