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In Puglia e Basilicata

Il fenomeno

Criminalità, la Capitanata stanca di essere ancora una «terra di nessuno»

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foto Maizzi

La lotta alla criminalità organizzata e l’impegno dell’antimafia sociale, del resto, rischiano di diventare una grande apparenza

15 Agosto 2022

Filippo Santigliano

Nella terra di nessuno, delle periferie con le reti sociali lacerate se non inesistenti, di uno Stato all’inseguimento di una costellazione di clan mafiosi con gerarchie orizzontali, pure la simbologia pubblica - quella appunto messa in campo da uno Stato spettatore più che inesistente - lascia il tempo che trova di fronte alla recrudescenza di fenomeni criminosi, illegalità diffuse, impotenze in ordine sparso che relegano la Capitanata ad un ruolo subalterno anche sul piano sociale ed economico, pur in presenza di potenzialità ed eccellenze, dal turismo all’agricoltura.

Ma continuare a pensare di riuscire a contenere la marea con il setaccio è una frattaglia di pensiero che non dà il senso dell’impari lotta con l’antiStato in tutte le sue declinazioni, se non si mette in campo una operazione di autentica «reconquista» e controllo del territorio sul modello dell’operazione Primavera attuata in Puglia una ventina di anni fa. Sarebbe del resto un compimento per deduzione, date certe premesse, ma è l’unica conclusione dopo il ragionamento sulle cose fatte e non fatte in provincia di Foggia quanto a costrasto alla criminalità organizzata. Perché un punto deve essere chiaro, la situazione è gravissima non perché qui in Capitanata tutto è permesso, ma perché tutto è possibile e quindi estremamente pericoloso e rischioso.

La lotta alla criminalità organizzata e l’impegno dell’antimafia sociale, del resto, rischiano di diventare una grande apparenza, come ricordato qualche giorno fa anche da don Luigi Ciotti nella commemmorazione dei fratelli Luciani, vittime innocenti della mafia garganica nel 2017 a San Marco in Lamis. Grande apparenza perché alla narrazione al cubo della pericolosità della cosiddetta «quarta mafia» non è seguita quell’azione decisa per risolvere se non contenere una emergenza che sembra nel suo neoespressionismo di questi mesi essere tornato alla gravità di almeno 5 anni fa, quando la “Gazzetta”, all’indomani dell’omicidio Trotta avvenuto in piena estate in un ristorante di Vieste, aveva lanciato l’allarme sul caso Foggia-Gargano come questione nazionale. Lo sarebbe diventato di lì a poco, nel 2017, con i quattro morti della strage di San Marco in Lamis. E del resto in tal senso non mancarono alcune franche ammissioni come quella del 2019 quando il capo della Polizia, Gabrielli, in un vertice in Questura nel capoluogo dauno aveva rimarcato che le organizzazioni criminali territoriali erano state largamente sottovalutate. E proprio in seguito a quella sottovalutazione di carattere generale che i clan criminali si sono evoluti nel tempo: le bande foggiane diventano Società dedita a droga e racket; la mafia garganica controlla pizzo, armi, latitanti e traffico di droga dall’Albania; la mafia cerignolana si specializza nell’assalto a caveau e portavalori; quella sanverese cerca spazio negli affari della droga spargendo sangue ed eliminando i vecchi boss della zona.

Certo, qualcosa è cambiato concretamente, soprattutto dopo la strage di San Marco in Lamis. Nel tempo sono stati istituite nuove cellule dello Stato: il Reparto prevenzione crimine della Polizia a San Severo; i Cacciatori di Puglia dei Carabinieri; il Ros dei Cc a Foggia; i baschi verdi della Finanza; qualche magistrato in più alla Procura di Foggia, l’istituzione della Dia a Foggia ed un nucleo territoriale della Dda sempre nel capoluogo daunio in attesa di nuovi presidì giudiziari, perché la provincia di Foggia, un’area più grande della Liguria, dopo la sciagurata riforma della geografia giudiziaria del 2012, si è ritrovata con una Procura ed un Tribunale contro gli otto ad esempio dell’Abruzzo (L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Teramo, Giulianova, Pescara, Chieti, Lanciano e Vasto). È sufficiente questo quadro delle diseguaglianze per dare l’idea non solo di una sottovalutazione della situazione criminale giudiziaria, ma quasi di una volontà politica ad aggravarla. Inutili in questi quattro anni e mezzo di legislatura, le proposte per l’istituzione della Corte d’appello, del Tribunale per i minorenni, del Tar e di un secondo tribunale sul Gargano. Altro che mancata consapevolezza dei cittadini rispetto alla gravità dell’emergenza sicurezza in provincia di Foggia.

Tanti dunque i motivi per attenzionare meglio una provincia-regione che declina, al suo interno, emergenze di carattere nazionale e che sono affiancate da effetti collaterali di carattere sociale ed economico che si sintetizzano nei numeri ad esempio del Pnrr: 105 euro per abitante a Foggia, 2.350 euro per abitante a Brescia. Questo è lo Stato nella terra di nessuno.

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