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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Sì, l’Italia pensa ai «putinisti». Ma il mondo senza grano cosa mangerà? Croissant!

Nuove tecniche nei campi pugliesi per vincere il blocco nell’Est Europa

Più di metà del raccolto 2022 è fermo sulle navi. Ci vien detto. Basta farle partire

13 Giugno 2022

Umberto Sulpasso

Far East: Cina accaparra più della metà del grano mondiale. India ha deciso per legge che grano e affini non possono essere venduti all’estero. Della serie, chi ha il grano lo mette in cassaforte. E chi non ce l’ha?

Far West: John Mearsheimer, star di scienze politiche nella Università di Chicago, è anche graduato a West Point, l’accademia militare di maggior prestigio degli USA, fa sull’Economist delle affermazioni che farebbero inorridire i giornali italiani: la guerra in Ucraina è stata voluta dall’Occidente. E l’Occidente rischia di provocare un disastro termonucleare. In questo caso Far East, Far West non fa distinzione. La distruzione è globale.

E il grano? Intanto il massimo organismo mondiale del commercio WTO ha dichiarato che l’attuale crisi della produzione e circolazione del grano può scatenare una crisi alimentare mondiale senza precedenti. Dunque, sui possibili risultati per gli altri popoli della guerra in Ucraina si si comincia a parlare un pochino ma secondo abitudine invalsa e generalizzata su molti quotidiani in Italia, i giornali limitano la discussione agli effetti senza voler guardare le cause. Mi sia concesso di fare eccezione dell’Avvenire dove la ispirazione di Papa Francesco si riflette in maniera unica e universale. Detto da un laico dichiarato e convinto.

Ma ignorare le interconnessioni con altri Paesi è come se a un signore immerso nell’acqua ghiacciata che starnutisse gli si desse un’aspirina. Sono i croissant di Maria Antonieta che la regina pensava di sostituire nell’alimentazione della plebe, per rimediare al fatto che il popolo non aveva pane. All’epoca il popolo non era interessato ai croissant, e lo dimostrò di lì a poco tagliando un po’ di teste; 200,000 per i pessimisti, 300,000 per gli ottimisti, ottimisti amanti della rivoluzione s’intende. Ma se lo stato bellico si diffonde non ci saranno solo teste a rotolare perché la modernità ha mezzi più massicci da utilizzare.

Per Mearsheimer si può arrivare al conflitto nucleare. I cui effetti sono anche più spettacolari. Nel frattempo la Tv sarà al servizio di ogni manifestazione violenta con il telecronista pronto ad affermare che i disastri dipendono - doverosa litania: dalla malattia di Putin; dalle manipolazioni giornalistiche russe; dagli oligarchi, dalle amanti e parenti affini del leader russo, e più recentemente – e qui la genialità giornalistica di casa nostra raggiunge vette da grande innovazione culturale bellica - dai «putinisti» nostrani.

Riconosciamolo. Nessun Paese ci aveva pensato prima. Sono loro i colpevoli della guerra: i putinisti nostrani. Putinisti, lessico un po’ inquietante, ma che esemplifica quegli effetti da raffreddore che non tengono conto dell’acqua gelata in cui l’Occidente sta progressivamente calando il mondo e più specificatamente, come dicono alcuni avventurieri putinisti, l’Europa.

Ma intanto che ci impegniamo a stanare i «Putinisti», senza grano come ci si sfama? Più di metà del raccolto 2022 è fermo sulle navi. Ci vien detto. Basta farle partire.

La banalità dell’equivoco starnuto da raffreddore o da acqua ghiacciata, spinge a discutere dove il grano è fermo – raffreddore - e non a chiedersi perché è fermo – acqua ghiacciata. È fermo perché i porti sono stati minati dagli ucraini per impedire alle navi russe di entrare – raffreddore - ma ora quelle mine impediscono alla navi col grano di uscire- acqua ghiacciata. E poiché in guerra i russi si comportano da ragazzacci, non si accontentano di avere le sanzioni, vogliono pure reagire! Insomma, chi di sanzioni ferisce, va a finire che di grano perisce.

E se le navi amiche cariche di grano non possono uscire come ce la caviamo con la fame nel mondo? Soluzioni ovviamente non mancano. Si acceleri la produzione di croissant – vedi articoli elogiativi delle maggiori armi da consegnare all’Ucraina - e una buona parte del mondo si appresti a morire tranquillamente di fame per via delle sanzioni contro la Russia. Che saranno mai qualche centinaia di milioni di morti di fame se possiamo dare più armi all’Ucraina?

Ma accanto alla battaglia del grano c’è anche quella della grana, cioè della moneta russa. Il rublo per effetto dei pagamenti di gas e di petrolio in rubli, e delle politiche restrittive delle autorità monetarie russe, è diventata dopo il crollo dell’inizio guerra, la moneta con il più alto grado di performance (da 140 rubli per dollaro in cui era crollato è risalito in due mesi a 80 rubli per dollaro). Ripresa drogata, ovviamente, tassi altissimi (20%) restrizioni di conversione. Condizioni difficilissime da mantenere. Ma il sogno di midsummer russo è di reggere la tenuta del rublo per renderla stabile con il prezzo dell’oro (rigido fino al 30 giugno) – per legarlo poi ai prezzi gas e petrolio - il che avvierebbe una ripresa del tutto ipotetica di alternativi sistemi monetari. Sogno impossibile di mezza estate. Ma midsummer dream che può avere effetto da acqua ghiacciata sulle altrui economie. «Aumento dei prezzi in arrivo apocalittico» annuncia il Governatore della Banca d’Inghilterra, che quanto ad ottimismo non lo batte nessuno. Qualcuno dovrebbe dare in prestito all’Inghilterra Draghi per qualche mesetto. Senza lasciare Palazzo Chigi, ovviamente altrimenti chi ci salva da Meloni e Salvini?

Ma perché criticare per la battaglia del grano e/o della grana il prof. Mearsheimer? La colpa è tutta della mancata circolazione di alcuni giornali italiani a Chicago. Non avendo letto i medesimi il Professore suddetto, laureato anche nella accademia militare di West Point, e docente in una delle più importanti università americane, afferma che l’Occidente e specialmente l’America sono i responsabili della guerra Ucraina, per l’espansione aggressiva della NATO e aggiunge in un lunghissimo articolo sull’Economist, scritto su diretta richiesta del giornale, che la guerra è iniziata nel 2014 e non nel 2022. E conclude: «Se non comprendiamo le vere cause della guerra non saremo in grado di impedire che l’Ucraina venga distrutta (!) e la NATO entri in guerra completa con la Russia (!!)».

Ma qui un pensiero maliziosetto affiora. Considerando il grande spostamento di rilevanza bellica del Far West (America) col Far East (Pacifico- CIna), che Putin non sia caduto in un maligno trabocchetto perché magari si tratta di una maniera originale di neutralizzare un continente? Maiora premunt.

Ma c’è ancora da chiarire come può l’Economist, il più importante settimanale economico inglese, aver chiesto a un laureato all’accademia militare di West Point e professore in una delle migliori università americane di scrivere un lungo articolo, se non si assicura prima che il soggetto in questione abbia studiato adeguatamente i quotidiani italiani per i quali la NATO non c’entra con l’aggressione Russa e che per la pace nel mondo occorre dare più armi all’Ucraina? Sorge il sospetto che neanche all’Economist abbiano letto quei giornali italiani. Roba da non credere. Meriterebbero di essere ospitati nella prossima sfilata fotografica di «putinisti».

Ma intanto che si dia il via alla produzione di croissant, c’è un quarto di mondo da sfamare. A proposito, e il cappuccino chi lo produce?

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