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In Puglia e Basilicata

Il commento

Sempre slalom a due ruote perché il Sud stenta a essere sulla buona pista

al lavoro in bici

Il paradosso della mentalità e della crescita delle coscienze riguardo alle piste ciclabili sembra una metafora di ciò che accade in mille altri settori

21 Maggio 2022

Enrica Simonetti

Un camion per scarico carni, un monopattino abbandonato di traverso, una Smart e due amici in conversazione. Sono le cose e le persone appena incontrate su una pista ciclabile a Bari: pedalare è uno slalom continuo. Se si protesta, piovono improperi (il più recente: “Camin' vattin”). Ogni anno s'investono milioni di euro, anche europei, per creare percorsi nella gimkana di paesi e città che così si nutrono e si vantano dell'appellativo di moda bike friendly, amici delle bici. Ottimo, ma se non cambiano mentalità e atteggiamento dei cittadini, è purtroppo tutto inutile. E in questo «fenomeno» sembra d'intravedere la metafora del Sud... quanti investimenti monetari diventano sprechi senza una crescita vera della popolazione?

Esempi. Se gli imprenditori faticano a considerare il lavoro delle donne pari a quello degli uomini, a che serve progettare iniziative ad hoc? Le ultime cifre Istat fanno pensare: nel mare magnum della disoccupazione meridionale (tasso di occupazione totale nel 2021 al 51,3%, 15 punti in meno rispetto alle aree ricche del Nord), le donne occupate sono ferme al 37,7% e tra l'altro il dato è in contrazione proprio da noi, quaggiù. E poi si parla tanto di posti di lavoro, di giovani in fuga dal Mezzogiorno... ma si moltiplicano le forme di assunzione amicale, le inchieste giudiziarie su assunzioni-truffa, sui concorsi beffa e sulle ammissioni «guidate».

Il paradosso della mentalità e della crescita delle coscienze riguardo alle piste ciclabili sembra una metafora di ciò che accade in mille altri settori. Convegni, parole, impegni che diventano fallaci appena si scende sul piano pratico. Vuoi la bicicletta? E pedala... anche se sulla pista ciclabile crescono montagnole di radici pericolose, anche se le auto ci sfrecciano sopra, anche se il tracciato a un certo punto s'interrompe e sei nel nulla, o meglio, sei all'improvviso nel traffico strisciante e rischi la pelle. Allora, che le facciamo a fare?

Fiumi di parole e di annunci finiscono come le piste ciclabili, purtroppo. L'altro giorno è morta in un incidente stradale sulla Statale dei Trulli una donna che andava a lavorare nei campi e altre quattro braccianti agricole sono rimaste ferite. Quotidianamente ormai s'intessono discorsi sulla sicurezza sul lavoro. E ogni anno si fanno proclami sul caporalato, sui migranti, sui mezzi di trasporto pubblici sui quali investire, sul «no» al lavoro nero e allo schiavismo. Brucia ancora la ferita della povera Paola Clemente, morta nel 2015 per un infarto mentre lavorava per 3 euro all'ora nelle campagne di Andria, sotto i tendoni bollenti. Sarebbe giusto chiedersi cosa sia cambiato in questi anni, dopo una nuova legge, dopo le tante prese di posizione, le denunce, i processi. Qualcuno ha parlato persino di droni di sorveglianza nei campi, chissà dove sono volati! Di recente, è emerso invece che sono volati via i container nuovi di zecca che dovevano rendere più umana la presenza dei lavoratori di Borgo Mezzanone, perché l’appalto da 2,5 milioni di euro è rientrato nell'inchiesta della Procura di Bari sulle irregolarità del caso Lerario-Protezione Civile.

PNRR! Sono le quattro lettere della sigla con la quale adesso si risponde a tutti questi interrogativi: arriveranno i soldi, si spenderanno soldi, sarà la manna dal cielo. Ma la crescita in poco tempo può trasformarsi in decrescita e non solo per gli sprechi, le inchieste, le truffe, ma pure per quel salto di coscienza matura che ancora ci contraddistingue. Un fattore sociale trascurato da chi si preoccupa dei numeri e dei milioni. In realtà, per cambiare davvero non bastano progetti e rendering di studi d'architettura prestigiosi: come diceva quel genio di Leo Longanesi, quando suona il campanello della coscienza, fingiamo di non essere in casa. Se il Sud deve crescere, dobbiamo farlo tutti insieme, senza lasciare indietro quelli che – lo ha reso noto ieri Save the Children - non riescono nemmeno a comprendere il significato di un testo scritto. Non possiamo illuderci di creare nuovi posti di lavoro iper-tecnologici se la formazione scientifica (e non solo quella) resta al palo sin dalle scuole elementari; non possiamo gioire di festival e incontri culturali se il pubblico è sempre lo stesso; non possiamo contare gli spettatori in un teatro se non sappiamo quanti giovani ci sono, quanti vi arrivano per la prima volta, quanti comprendono ciò che va in scena.

Le diseguaglianze ci legano ad un Sud che fa mille passi in avanti ma che alla fine sono 500 passi indietro. Si dovrebbe lavorare di più sulla formazione di tutti, investendo non solo sulle strutture ma anche e soprattutto sui cittadini; si dovrebbe compiere quel patto sociale che in decenni e decenni resta disatteso, con le periferie, i paesi e le umanità sempre più distanti tra loro.

Tornando su due ruote: solo se cambiamo visione, anche le piste ciclabili non saranno un intoppo, un boccone amaro da ingoiare, ma icone di come possiamo avanzare, capelli al vento, senza forare. «La vita è come andare in bicicletta. Per restare in equilibrio devi muoverti. E bene» (Albert Einstein, scienziato che ideò la Teoria della Relatività pedalando).

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