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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Un’agenda in otto punti per il sud (che è più attrattivo) a partire dall’economia del mare

Un’agenda in otto punti per il sud (che è più attrattivo) a partire dall’economia del mare

La bellezza della Puglia

Se ci lasciamo alle spalle quel cocktail fatto di piagnistei, promesse mancate e fughe dalla realtà, il Mezzogiorno può farcela

13 Maggio 2022

Guido Gentili

Cosa c’è di nuovo? Questo: se, allungando lo sguardo, cambiamo l’ottica con cui l’abbiamo percepito per decenni e ci lasciamo alle spalle quel cocktail fatto di piagnistei, promesse mancate e fughe dalla realtà che l’hanno immobilizzato, il Mezzogiorno può farcela. Non che basti schioccare le dita, perché il lavoro è tanto e le sue classi dirigenti devono rimboccarsi le maniche. Ma ci sono ora tutte le condizioni, a partire dalle risorse finanziarie, per girare pagina e scriverne una tutta nuova. «Verso Sud» è un’iniziativa unica nel suo genere, frutto della collaborazione tra la Ministra per il Sud Mara Carfagna e European House Ambrosetti, il maggiore think tank italiano guidato da Valerio De Molli. A Sorrento, presenti anche i Presidenti Sergio Mattarella e Mario Draghi, oggi e domani si discute del futuro prossimo del Mezzogiorno. In un forum internazionale che la guerra scoppiata in Ucraina per mano di Putin rende non solo più attuale, ma anche necessario vista l’interruzione delle rotte commerciali e strategiche euroasiatiche continentali.

Intendiamoci. Né si tratta di scoprire l’acqua calda né di frullare in aria brillanti ipotesi avveniristiche destinate ad un rapido oblio. Sappiamo che i problemi del Sud, dove si produce un quarto del Pil e vivono 20 milioni di italiani (un terzo della popolazione totale, in forte invecchiamento), ci sono e sono gravi. Come ricorda un recente studio della Banca d’Italia, il Mezzogiorno «rappresenta la più vasta e popolosa area di arretratezza economica dell’Europa occidentale e, dopo solo un ventennio di convergenza, da quasi cinquanta anni le regioni del Sud hanno smesso di avvicinarsi verso i più elevati standard del Centro Nord. Un’eccezione nel panorama internazionale della riduzione dei divari in paesi europei come ad esempio Germania e Spagna». Il «libro bianco» Ambrosetti, per identificare una nuova agenda di sviluppo, cambia la prospettiva, allargando il campo in cui il Meridione gioca la partita. Le mappe geografiche soccorrono. Da ultimo nella classifica europea «a nodo strategico e piattaforma di connessione per l’Europa» nella macro-area di riferimento del Mediterraneo (22 Paesi) e del Mediterraneo Allargato (totale di 45 paesi, dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico dove sono ricompresi i territori che non gravitano direttamente sul Mediterraneo ma che per demografia, corridoi energetici e scambi commerciali si relazionano con l’area mediterranea). Un’area vasta che vale il 15,5% della popolazione mondiale ed il 14,5% del Pil globale.
Ecco così una sorpresa. Il Sud, dati alla mano, si presenta molto più attrattivo di quello di quello che si immagina rapportandosi al solo confronto dentro l’Europa a 27. Sesto su 20 paesi del Mediterraneo sul terreno economico, settimo su 21 paesi in quello sociale, terzo su 22 in quello energetico e nono su 20 nell’innovazione. Quarto nel Mediterraneo per incidenza dell’export high-tech sull’export totale (20,8%). E vale la pena anche ricordare che, nel manifatturiero, 100 euro investiti nel Sud generano una ricaduta aggiuntiva di 58 euro nel Centro-Nord dell’Italia.

Sono otto i capitoli su cui puntare per la nuova agenda capace di attrarre capitali privati e internazionali: economia del mare (dove il Sud ha un vantaggio competitivo nel trasporto merci a corto raggio, decisivo con la regionalizzazione delle catene di fornitura), corridoi energetici (il Meridione è già il serbatoio delle rinnovabili del Paese ed è un ponte naturale di collegamento), investimenti strutturali (intermodalità e digitalizzazione sono da sviluppare), turismo, specializzazioni produttive (poli industriali tecnologici), competenze per le Università, comunicazione (stereotipi da abbattere affermando la sua diversità in termini di unicità e distintività) e governance (troppe frammentazioni, rafforzare il coordinamento del Ministero per il Sud).
Al pari della realizzazione del PNRR si tratta di fare correre i fatti più che le parole. Il Mezzogiorno può farcela, ci sono le condizioni, ma oltre una visione nuova servono poi volontà di ferro e coerenza, non solo politica. Mai dimenticarlo.

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