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In Puglia e Basilicata

Turismo

Sul tacco sventola il vessillo dell’«eco-bellezza»

Sul tacco sventola il vessillo dell’«eco-bellezza»

Ma il marchio Puglia sia sempre un «luogo» e non un «logo»

11 Maggio 2022

Enrica Simonetti

Ora che i nostri occhi sono (purtroppo) abituati a veder sventolare le bandiere di guerra e di pace, quel blu-giallo ucraino e quel blu con le stelle europee, per una volta allontaniamo lo sguardo e dirigiamolo verso l'orizzonte infinito del nostro mare, che è sempre segno di speranza. Ecco che come ogni anno arrivano le Bandiere Blu dell'acqua cristallina. Portano venti di novità per l'Italia: ne abbiamo di più e vuol dire che saliamo nelle graduatorie delle mete in cui bagnarsi felici e contenti. Inoltre, la Puglia è premiata, visto che dopo la Liguria, siamo al secondo posto (insieme a Toscana e Campania), con le new entry di Castro, Rodi Garganico e Ugento, mentre la Basilicata conferma le sue cinque importanti bandiere.

Pulizia, servizi, hotel, ci stanno promuovendo in pagella grazie al patrimonio naturale che possediamo, grazie a quelle grotte meravigliose in cui la Storia s'incrocia con la nuotata; grazie a quel profumo di salsedine che ci riempie il viso quando le onde spumeggiano; grazie al fluttuare dei panorami che «galleggiano» tra la terra e il cielo. Sì, siamo naturalmente belli. Dobbiamo stare attenti a preservare questa bellezza; se il turismo da boom ha fatto della nostra Puglia un «luogo», ora lo sforzo è quello di non fermarci al «logo». Stop al cemento sulle coste: l’invettiva del Pellegrino di Puglia Cesare Brandi, degli anni Sessanta, non è certo scaduta. Anzi... è più che mai attuale!

Le Bandiere Blu sono una vittoria, ma serve anzitutto una premessa: quale primato segnalano? Basta la pulizia delle acque di una baia per... sbandierarne il primato? No, chiariamo subito che non basta, perché le Bandiere Blu di cui stiamo parlando sono quelle assegnate dalla Fondazione per l’educazione ambientale (Fee), che è una ong internazionale con sede in Danimarca, chiamata a giudicare non solo la qualità delle acque, ma anche una serie di criteri che vanno dall'efficienza della depurazione e della gestione dei rifiuti, fino alle aree pedonali, le piste ciclabili, l'arredo urbano, i servizi o la pesca sostenibile. Serve insomma un criterio di perfezione che significa anche investimenti, laddove si può e laddove si fanno. Tanto che, le due località che non sono entrate in classifica, Otranto e Isole Tremiti, hanno i loro motivi: la prima «cade» sul sistema della raccolta differenziata (la gara è bloccata e non è stato raggiunto il requisito del +40%), mentre le Tremiti non hanno presentato la candidatura che – a dire del sindaco (ne riferiamo qui a fianco) – è dispendiosa.

Ma, promossi o bocciati, i mari italiani mostrano la loro buona salute e l'innesco delle buone pratiche capaci di creare positività (oddio, termine vietato!) e benessere in chi decida di trascorrervi le vacanze. In Puglia, ben 18 le Bandiere della bellezza, tutte attribuite a «perle» che appartengono ad ogni litorale: va bene l'Adriatico, va bene lo Ionio, migliora il Gargano con una Rodi sabbiosa e rocciosa in cui il profumo d'arance si lega a quello del mare. Salento a gonfie vele. Castro e Ugento, dalle acque verde-smeraldo, altro che Maldive; ma anche la conferma di Salve, Nardò, Melendugno. Non c'è Tap che tenga: sono luoghi baciati dalla bellezza. Nel Brindisino, a gonfie vele le spiagge, porti di località amatissime dagli stranieri come Ostuni, Carovigno, Fasano. L'ammaliante Maruggio, in provincia di Taranto, con Castellaneta e Ginosa: un litorale che tra dune, sabbia finissima e habitat botanico è un altro esempio di Mediterraneo. Conferme per l'incanto di Peschici, per le spiagge a perdita d'occhio di Zapponeta e Margherita di Savoia, per la meraviglia adriatica di Bisceglie. E poi il Barese: restano in classifica le cale e piscine naturali di Monopoli, la «star» Polignano con il suo granitico, unico, zoccolo sospeso e immerso nell'azzurro.

Come sempre, le statistiche non bastano e ciascuno di noi avrà il suo luogo segreto, la cala personale in cui immergersi, che magari non rientra in classifica ma fa battere il cuore, rende l'animo aperto alle meraviglie dell'universo. Quello che le statistiche non possono raccontare è che, quest'anno più che mai, abbiamo bisogno del respiro del mare. E lui è lì ad aspettarci.

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