Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:23

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XXI secolo, prevista l’estinzione dell’uomo

di Vittorio Catani
di VITTORIO CATANI 

In una recente intervista, l’eminente scienziato e virologo Frank Fenner ha dichiarato: «Ci avviamo verso l’estinzione, forse entro 100 anni. Qualunque cosa faremo d’ora in poi, è già troppo tardi». È forse l’aggiornamento d’un terrore ricorrente nell’umanità, ovvero quello della «fine del mondo»? Fenner, che ha 95 anni, in tema di «estinzione» è u n’autorità. È stato professore emerito di Microbiologia presso l’Università nazionale australiana; è membro dell’Accademia australiana delle Scienze, della Royal Society. Ha ricevuto premi e riconoscimenti ed è autore di numerosi saggi e libri. Dapprima interessato alla geologia, in seguito mutò indirizzo rivolgendosi anche all’epidemiologia e alla dinamica delle popolazioni batteriche. Fenner ha giocato un ruolo essenziale nel farci dimenticare il virus del vaiolo, e nella eliminazione delle popolazioni di conigli selvatici nel Sud-est australiano, tramite la diffusione di un virus tumorale. Vanta dei meriti per la vittoria dell’Australia nella guerra in Nuova Guinea. Ma i suoi studi si sono interessati anche della specie umana, esaminata nel suo contesto ecologico. In definitiva la sua prospettiva biologica è anche geologica. Secondo Fenner, il vero problema è nella crescita esplosiva della popolazione e nel consumo sfrenato di ogni risorsa. Quest’anno supereremo i 6,9 miliardi di persone.

«Il mutamento climatico», sostiene lo scienziato, «è solo agli inizi, e stiamo assistendo a notevoli cambiamenti nei fenomeni atmosferici». «Non solo l’homo sapiens - ha aggiunto - andrà presto in estinzione, anche buona parte degli animali. E un controllo delle nascite, ormai avrebbe risultati diluiti. L’effetto che stiamo vivendo è paragonabile a quello di un’epoca glaciale, o all’impatto di una cometa». La catastrofica visione di Fenner, se non raccoglie grandi consensi nel suo stesso ambiente (ad esempio Stephen Boyden), ha trovato parere favorevole in Nicholas Boyle, docente dell’Università di Cambridge, il quale identifica addirittura l’anno del «giudizio universale», nel sul libro 2014: come sopravvivere alla prossima crisi globale. Stando a Boyle - storico, letterato, esperto in economia, politica, filosofia, teologia - il mondo si è avviato verso una nuova crisi globale senza precedenti. Altro che «crisi alle spalle». 

L’economia internazionale subirà una scossa colossale che porterà a una rottura di relazioni diplomatiche, economiche, culturali, e gli Usa avranno in questo un ruolo fondamentale. In sostanza, per Boyle, occorrerebbe realizzare con urgenza una comunità internazionale in cui ogni Paese accetti pubblicamente la propria impotenza di fronte alle sfide sociali ed economiche attuali, e faccia fronte comune nella creazione d’un nuovo sistema mondiale, ridimensionando drasticamente vari settori, specie il finanziario. Non è certo la prima volta che qualcuno annuncia l’Apocalissi. Ma una gigantesca crisi economico-finanziaria, uno scempio totale dell’ambiente, sono appena due delle possibili modalità di cui può rivestirsi una «fine del mondo». Mezzo secolo fa questi problemi non si intravedevano neppure, mentre la «spada di Damocle» si identificava con il «pericolo atomico». 

C’era la Guerra fredda, Usa e Urss gonfiavano i loro arsenali di armi atomiche e ne facevano esplodere qua e là in via sperimentale (alcune nei fondali oceanici, nell’assurda convinzione di attutirne gli effetti o di restare invisibili all’avver - sario). Lanciare un’atomica sul Kremlino o sulla Casa Bianca avrebbe scatenato un putiferio di ritorsioni, anche atomiche. Cioè, appunto, la fine del mondo. Con il tempo la «fine dell’umanità» ha trovato altre cause, a volte non imputabili neppure all’umanità: si è parlato di una ipotetica, plausibile Armageddon. Di recente è tornata in auge un’interpretazione non certo «scientifica» del complesso sistema di misurazione del tempo dei Maya, che ha indotto a stabilire la «fine del mondo» - o comunque un cambiamento detrminante - al 12 dicembre 2012 (12/12/12). Ma la notizia rientra nel consueto «folklore apocalittico», che ne inventa sempre di nuove (come il famoso «Bug» di fine millennio). La Terra è simile a un’astronave di Star Trek vagante in spazi sconosciuti. Se un asteroide di grandi dimensioni ci cadesse sulla testa, cosa accadrebbe? E se il Sole si tramutasse in «nova»? Se incontrassimo un Buco nero? 

Sono domande che continuamente ci poniamo. Quanto agli asteroidi, la maggior parte di questi corpi, di piccole dimensioni, è distrutta dall’atmo - sfera (giungono a elevatissima velocità e si incendiano nell’attrito con l’aria). Tuttavia corpi di 30-50 metri di diametro possono provocare eventi come quello di Tunguska (1908, Siberia): il bolide esplose a 8 km di altitudine con una potenza stimata in 10-15 megatoni. Il rumore fu udito a 1000 km.; a Londra (era notte) il cielo si illuminò da poter leggere un giornale. Bene, asteroidi del diametro di 1500 metri provocherebbero (si stima) circa 1,5 miliardi di vittime, a parte i danni per le polveri immesse nell’atmosfera. Dai 10 km. di diametro in su, gli effetti sarebbero come per quello responsabile dell’estin - zione dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. E quindi si rischierebbe l’estinzione della specie umana. Ma niente paura: ormai gli astronomi hanno ben puntati i telescopi sui corpi che ci girano attorno, o che di profilano all’orizzonte cosmico, ed esistono software capaci di individuarne le traiettorie. Nel caso dovessero passarci troppo vicini, si pensa che si potrebbe deviarli o farli esplodere con lanci di missili. Finora non ne abbiamo avuto bisogno, quindi non ci sono esperienze: e solo nella fiction sono state proposte soluzioni, fantastiche naturalmente. Quanto al Sole, certamente fra qualche miliardo d’anni diventerà una «nova», cioè praticamente esploderà, per una serie di mutamenti intervenuti al suo interno, invecchiando; ma chissà se ci sarà qualcuno per vedere lo spettacolo (da molto lontano). Che diventi «nova» in tempi brevi, non è impossibile ma - assicurano gli studiosi - molto poco plausibile. Quanto ai Buchi neri (un diverso risultato evolutivo di grandi stelle giunte alla fine del loro ciclo), in essi agiscono energie inimmaginabili. La loro forza di gravitazione è tale da non permettere la fuoriuscita di nulla, neanche d’un raggio di luce: pertanto risultano invisibili. Se ne può peraltro dedurre la presenza, appunto dalle perturbazioni che provocano ai corpi ad essi vicini. Gli strumenti hanno individuato vari corpi, nel cosmo, che potrebbero essere Buchi neri. Nel 2008 se n’è scoperto uno, finora il più grande: ha una massa 18 miliardi di volte quella del nostro Sole. Per fortuna è a 3,5 miliardi di anni luce da noi. 
Tranquilli, dunque. Per ora.

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